Recensione dell’Isola delle anime di Piergiorgio Pulixi

Il romanzo di Pulixi inizia lento e placido, esaltando in primo luogo la sua terra d’origine, apparentemente un oasi felice a confronto del caotico continente. Le protagoniste sono due poliziotte, Eva e Mara, che condividono la sorte comune di reiette del commissariato e si trovano impiegate nella neonata sezione “casi insoluti”. Entrambe con passati difficili e tormentati instaurano un rapporto inizialmente molto sarcastico (forse eccessivamente) che con il tempo porrà le basi per una solida amicizia. La scrittura è ben curata, scorrevole ma al contempo ricercata. Ho apprezzato molto la suddivisione del testo in tanti brevi capitoli e ho trovato affascinante l’analisi dell’altra Sardegna: ancestrale e misteriosa, un mondo nascosto che sopravvive a dispetto del tempo con usi e costumi arcaici e macabri. Molti i drammi umani, alcuni solo accennati, altri più approfonditi come la tematica dell’ossessione. Non mi sarebbe dispiaciuto fosse stato dedicato più spazio a Melis e alla sua setta, questa figura mi risulta un pò stereotipata e quando si entrerà nel vivo della storia gli eventi diventeranno così rapidi da dare la sensazione di un taglio precipitoso e prematuro tralasciando molti fatti importanti. Nel complesso una lettura che consiglio e che potrebbe mettere le basi per l’inizio di un ciclo poliziesco.

Recensione la Révolution

La Révolution è una serie televisiva francese del 2020 distribuita su Netflix, drammatica e soprannaturale, vorrebbe dare una lettura alternativa alle cause che mossero i cittadini alla ribellione nei confronti della nobiltà durante la rivoluzione francese. Tutto nasce dal ritrovamento del corpo di una giovane donna orribilmente uccisa e mutilata. La polizia individua il colpevole in Oka, schiavo di colore condotto prontamente in prigione per essere giustiziato. Il neo medico Joseph Guillotin (personaggio storico a cui viene attribuita l’invenzione della ghigliottina), al semplice tocco del presunto colpevole comprende misticamente che Oka è innocente e inizia ad indagare per poterlo scagionare. Il medico scopre così l’esistenza di un virus capace di far mutare il sangue di chi lo contrae e creare altri effetti inspiegabili e bizzarri quali l’immortalità al costo di un prezzo molto alto. Apprendiamo così l’esistenza di questi esseri che paiono un incrocio tra vampiri e zombie che iniziano a popolare la nobiltà francese e a mietere vittime senza ritegno. Se l’idea di base può essere interessante e originale l’implementazione è terrificante. I personaggi non sono né affascinanti né accattivanti e la trama appare piena di contraddizioni e colpi di scena improbabili. Vi sono inoltre errori banalissimi di regia come il ciuffo bianco di Elise che appare e scompare tra una ripresa e l’altra. La serie negli otto episodi non riesce a spiegarsi e si conclude con un niente di detto e di fatto, lasciando molti dubbi e perplessità.

Recensione del “Il cuore selvatico del ginepro” un romanzo di Vanessa Roggeri

Al centro della storia le vicende della famiglia Zara, che a causa dell’ignoranza e di superstizioni ben consolidate porteranno la stessa alla rovina. Ianetta, settima di sette sorelle, nasce con gravi deformità, queste da sempre considerate come cattivi presagi porteranno la poverina a diventare il capro espiatorio di ogni evento negativo della famiglia. L’unica ad essere parzialmente contraria alla sorte riservata alla piccola è la primogenita della famiglia Zara, Lucia. La narrazione è molto credibile e trasporta il lettore nell’aspra Baghintos, nel cuore della Sardegna di fine ‘800. Le dinamiche interiori dei personaggi sono ben argomentate e diventa facile emozionarsi. La storia è crudelmente plausibile e benché sul finale ci sia spazio per considerare questo testo come una fiaba, per quasi tutta la narrazione ci si sente indignati da questo oscurantismo retrogrado che ha inutilmente spezzato e rovinato vite.

Recensione Little Fires Everywhere ideata da Liz Tigelaar

Little Fires Everywhere è una mini serie Tv americana distribuita dalla piattaforma Amazon Prime Video. Inutile dire che il cast è notevole soprattutto per chi Reese Witherspoon e Joshua Jackson li ha visti adolescenti nei film e nelle serie degli anni ’90 e ora li ritrova nel ruolo di genitori. La trama è interessante, Reese Witherspoon interpreta il ruolo di Elena Richardson, la tipica madre modello americana. Impeccabile nell’outfit, organizzata e programmatica, al timone di una famiglia numerosa. L’antagonista è invece Mia Warren una madre single, artista che gira per il paese trovandosi spesso in ristrettezze finanziarie. Gli episodi sono avvincenti e intriganti tuttavia la serie mi ha lasciato poco convinta nel suo complesso: benché la saccente e spocchiosa Elena Richardson non attragga simpatie come un magnete il metallo, ritengo che anche Mia Warren non sia affatto un’eroina o un modello da seguire come vorrebbe farci credere l’autore. Anche se comprendo la critica al sistema capitalistico che mira a creare replicanti tutti uguali con l’obbiettivo della perfezione e dell’ordine maniacale anche a suon di ansiolitici, credo che il giusto stia nel mezzo. Le vicende che coinvolgono la madre cinese Bebe Chow mi lasciano invece alquanto perplessa, la serie Tv quasi crocifigge le famiglie che non possono avere figli e optano per l’adozione. Per quanto infine possa essere amaro accettare che chi ha i soldi tendenzialmente la spunti sempre è alquanto naïf credere che se ne possa fare a meno. In sintesi è una serie che si fa guardare ma che nel suo insieme propone eventi decisamente improbabili (in primis il misterioso passato di Mia) e una visione della realtà così antirazziale e anticonformista da creare un effetto paradosso e diventare quasi un inno all’anarchia. Elena, per quanto criticabile, cerca nel suo piccolo di fare il possibile per dare un futuro ai suoi figli ed essere una buona madre, come si suol dire si possono fare molti danni con le migliori intenzioni.

Recensione di Follia un romanzo di Patrick McGrath

Un matrimonio in crisi, una folgorante e improbabile passione che si scontra con le amare conseguenze delle scelte degli attori protagonisti. Sembra la trama di una storia romantica comune, che tuttavia riesce a distinguersi e a scavare come un gigantesco scarabeo nella psiche del lettore. McGrath opta per una scrittura molto scorrevole con descrizioni essenziali, prive di fronzoli e utilizza un’inconsueta voce narrante: Peter, un attore terzo che sembra manovrare tutto con invisibili fili, non accorgendosi che qualcosa nel suo teatrino non funziona. Il romanzo riesce a trasmettere sensazioni mutevoli, cattura ed emoziona, ma trasporterà il lettore in un buco nero d’angoscia e sgomento senza quasi dargli il tempo di realizzarlo. Vi sono molti temi essenziali che vengono trattati, il primo a mio avviso è la severa critica verso la psicanalisi. In Follia si arriva di fatto a capire che la linea di confine tra pazienti e medici è molto sottile. Ognuno a suo modo è afflitto da ossessioni, manie e smania di controllo. Il narratore stesso, pur mantenendo decoro e contegno e motivando il tutto con falsa modestia e buonissime intenzioni, è il primo manipolatore, ossessionato dall’amore e dalla passione provata da Stella ed Edgar che in qualche maniera invidia. L’amore passionale viene qui descritto come una cosa che nasce, che non si può ignorare, che distrugge la vita delle persone. Concordo sul fatto che gli amori dei romantici, sono sempre così: adrenalinici, folli e sconsiderati. Benché storie tragiche avvengano nella realtà il sollievo in questo caso viene dato dal fatto che si tratta solo di un romanzo.