Recensione di “I figli del male” un romanzo di Antonio Lanzetta

I figli del male è il sequel del Buio dentro. Flavio, Damiano e Stefano si ritrovano ancora in prima linea contro intollerabili atrocità difficili d’accettare. Questo testo conferma l’abilita narrativa dell’autore, molto curato nelle descrizioni soprattutto nelle situazioni di lotta e azione. La storia nel suo complesso è molto forte, poiché nel susseguirsi dei capitoli tutto diventa sempre più angosciante e sinistro, come una macabra matriosca che cela nel suo profondo pura cattiveria, malvagità, perversione e follia. Su tutto aleggia una strana maledizione che sembra perseguitare eroi e carnefici, in situazioni dove la linea tra giusto e sbagliato diventa sottile. Forte la denuncia contro l’inefficienza della giustizia ordinaria, incapace di tutelare le classi più povere favorendo il proliferare di soprusi di ogni sorta perpetuate da chi ha i soldi o da chi ricopre posizioni di prestigio. Questa volta la storia resta sospesa probabilmente per dar spazio all’ultimo romanzo della saga, Le colpe della notte. Una lettura che appare cruenta in modo elegante e che necessita un po’ di tempo per essere digerita.

Luce e OMBRA della nostra personalità - Stefaniadeblasio.it

Recensione di Atypical

Atypical (TV Series 2017– ) - IMDb

Atypical è una serie televisiva statunitense creata da Robia Rashid per la piattaforma on demand Netflix, racconta la storia della famiglia Gardner focalizzando l’attenzione sul giovane Sam, ragazzo affetto d’autismo. La serie riesce a raccontare in modo molto ironico e delicato come la malattia vada ad impattare sulla vita della famiglia. I personaggi sono tutti molti interessanti, a partire dalla sorella minore Casey, strafottente e sarcastica, fino ai coniugi Gardner che a loro modo risentono dell’isolamento sociale e di una sorta di pudore che genera l’avere un figlio come Sam. Immagino che nella realtà la vita di questi ragazzi e delle loro famiglie sia molto più dura e che in Atypical il tutto sia inserito in un’atmosfera ovattata con personaggi stravaganti e fuori dalle righe come gli amici di Sam, Zahid e Paige, che a loro modo riescono a garantire al ragazzo una normalità che altrimenti non avrebbe. A prescindere dal fatto che la pillola venga indorata è interessante che qualcuno parli di autismo, ma soprattutto dell’amore con cui la famiglia aiuta il ragazzo ad affrontare la propria vita.

Atypical' Gets Season 2 Premiere Date On Netflix – Deadline

Recensione di “Che ci importa del mondo”

Viola Agen, voce narrante del romanzo, è divorziata, l’ex marito è un padre assente e inaffidabile, così la donna è obbligata ad essere una super mamma capace di destreggiarsi tra lavoro, vita famigliare e sociale senza l’appoggio stabile di nessuno. Di mestiere fa l’opinionista, avendo come qualità principale quella di massacrare a suon di sarcasmo e ironia gli ospiti nei diversi salotti televisivi. Nel privato tuttavia, Viola si descrive come fallibile e infelice, obbligata a portare sempre una maschera e a essere testimonial di un mondo mediatico stessa ignorante, ipocrita e borioso che lei disprezza. Grande cruccio della donna inoltre è quello di non trovare un uomo alla sua altezza, brillante, galante e stimolante a dispetto della sua bellezza e intelligenza. Immagino che in molte si possano rivedere nel personaggio creato dall’autrice amando la sua sicurezza, fatta anche di veniali fragilità, di multe non pagate e di ritardi cronici. Tuttavia trovo che anche chi non si rispecchia in questo prototipo di donna, potrà godere di un testo vivace, sarcastico e sagace. Non ho mai seguito Selvaggia Lucarelli, ma leggendo la sua biografia mi aspettavo qualcosa di diverso dalla voce più tagliente del web. L’epilogo mi ha stupita in positivo, poiché ribalta le premesse iniziali e benché sotto certi aspetti possa sembrare banale e stucchevole è anche rassicurante soprattutto in un periodo come questo in cui si ha bisogno di sognare.

Recensione The Legend of Tarzan

Questo è quello che definisco il classico film da incassi, fatto solo per tirare su qualcosa al botteghino, cast con attori sulla cresta dell’onda, uno scorcio di trama ed effetti speciali (usati pure male). Oltre alla prestanza fisica di Alexander Skarsgård e alla bellezza di Margot Robbie, non c’è nulla da vedere. Tutto inverosimile, prevedibile e scontato. Effetti speciali super digitalizzati che vanno a snaturare anche le fattezze dei protagonisti che in alcune scene paiono dei putti asessuati. C’era d’aspettarselo pensando al trailer ma David Yates poteva fare decisamente meglio. Sconsigliato, la sola avvenenza della coppia protagonista non vale i 110 minuti di durata della pellicola.

Recensione Io sono la bestia

Il romanzo di Andrea Donaera è un testo particolare. La storia si evolve attraverso i flussi di coscienza dei diversi personaggi, i temi trattati sono forti e inseriti in un contesto plausibile di omertà, paura, violenza e solitudine. La scrittura è molto elementare, infarcita di una fortissima struttura dialettale, inizialmente questo fatto mi aveva scoraggiata, pagina dopo pagina tuttavia l’autore riesce a rendere l’immagine più profonda dei protagonisti, catturando ad esempio la vivace innocenza e voglia di vivere di Nicolle e la crescente follia di Mimi. Un lavoro nel complesso ben calibrato, studiato con molta attenzione ai dettagli che goccia dopo goccia creano una storia originale benché raccapricciante. Sono dell’idea che in pochi riuscirebbero a scrivere un testo con la cifra stilistica di quest’autore che cela dietro questa stesura elementare una profonda conoscenza letteraria e umana. Nel suo genere Donaera è sicuramente un astro nascente della letteratura contemporanea. La bestia sono io non è comunque un testo che consiglierei a chiunque poiché molto crudo, diretto e depressivo.