Recensione di Valeria Diurno & Luisa Scrofani

Lettura piacevole e trama originale

L’autrice ha creato con originalità un mondo da zero. La Terra non esiste più e ci troviamo sul pianeta Era popolato da due razze indigene (Org e Striker) mentre gli umani, che hanno colonizzato il pianeta, si dividono tra persone normali e Androcob ( individui che hanno sostituito alcune parti del corpo con altre robotiche). La protagonista, Didi Reynols, è una cacciatrice di taglie caduta in disgrazia a causa di una missione fallita che ha causato diversi morti eppure, si capisce da piccoli accenni, che Didi sia stata vittima di un complotto. La ragazza si trova quindi a lavorare per un certo Doc, titolare della Vidrop&Co, cooperativa di cacciatori di taglie nel quartiere di Megalattica, una Metropoli dove la fa padrone violenza e criminalità. Didi non riesce però a rinunciare alla sua più grande passione: le corse clandestine. Non stiamo parlando di macchine, ovviamente, ma di navicelle e, quella di Didi, è la Skeggia8 da cui prende titolo il libro. Il personaggio che mi è piaciuto di più, oltre Didi è Mina. Cacciatrice leale, amica di Didi e donna forte e coerente.
Ritorniamo a Didi e alla sua storia d’amore che, a mio avviso, è più un’infatuazione non corrisposta verso Ethan, perdutamente innamorato di Ariene, cacciatrice scomparsa (e forse, mi chiedo, implicata nel complotto ai danni della protagonista)?
Didi, nonostante questa forte infatuazione per Ethan, si butta tra le braccia del nuovo acquisto della cooperativa: Dalton Blue. Personaggio ambiguo che sembra si trovi in questo gruppo di cacciatori per un motivo segreto. E’ una spia o un semplice ladro?
Skeggia8 è sicuramente un buon lavoro e l’autrice ha dimostrato creatività e fantasia nel creare, come ho già detto, un mondo da zero con regole e personaggi ben definiti. Per questo motivo merita il mio apprezzamento ma spero davvero che, nel prossimo episodio, l’autrice aggiunga qualcosina in più per quanto riguarda la storia d’amore. Ma, questo, è solo il mio lato romantico che parla.

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Automata un film di Gabe Ibáñez

Pellegrinaggio radioattivo

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(Voto 4 su 10)

Da vedere? No

Realizzare un bel film di fantascienza non è semplice, serve fantasia, creatività e l’incredibile capacità di inventarsi qualcosa di unico ed originale. Il regista Gabe Ibáñez nel suo Automata non riesce assolutamente a fare nulla di quanto servirebbe per rendere questo film memorabile, particolare o quantomeno passabile. L’idea che l’umanità si impegni per auto-distruggersi è tristemente plausibile. Non stupiscono le didascalie iniziali che ci presentano una terra del futuro ormai scarsamente popolata e per buona parte radioattiva. Nelle rare zone ancora abitate, gli uomini decidono di creare dei robot al fine di demandare loro la costruzione di un muro volto a proteggere le città (da chi e da cosa non è dato saperlo con chiarezza, sembra da altri umani ma non viene spiegato nulla del contesto sociale). Più o meno come in Io Robot anche in Automata vengono impostati sugli androidi due protocolli, al fine di renderli sicuri e al servizio della razza umana. Il protagonista di questa storia è Jacq Vaucan (Antonio Banderas), un assicuratore della società robotica Roc Robotics Corporation, che si imbatte in alcuni droidi manomessi ed è costretto a vivere in una città fantasma in cui, per motivi sconosciuti, vengono trasmessi non stop enormi ed inquietanti ologrammi a sfondo pornografico. Anguste e deprimenti anche le case abbienti che tuttavia non sono prive di gioiellini tecnologici come aveva invece preannunciato il prologo del film. Come in Io Robot, di cui questo film è una copia sbiadita, si apre in maniera scoordinata ed incoerente la caccia ai robot difettosi, in un lungo pellegrinaggio nel deserto radioattivo da cui Vaucan esce miracolosamente indenne. I personaggi restano superficiali al pari di perfetti sconosciuti e le macchine stesse, che in questa tipologia di film cercano sempre di attrarre l’empatia e la simpatia del pubblico, appaiono come dei traballanti e confusi ferri vecchi che non suscitano né sentimenti né emozioni. Si salvano solo gli attori, in particolare Antonio Banderas (qui anche produttore), capace di interpretare il suo ruolo al meglio in un film senza trama e di regalare al telespettatore una parvenza di sentimento. Un commento a chiudere sulla colonna sonora del film, che ne supporta egregiamente i momenti salienti generando un effetto suspense non trascurabile.

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SKEGGIA 8 – EPISODIO I — RECENSIONE DI EMANUELA

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La storia che la scrittrice, Eleonora Panzeri, ci regala, arriva dal futuro. Una città immaginaria in cui millenni fa, gli umani hanno trovato rifugio,  inventando una nuova vita. Una fantascientifica Atlantide, popolata da una moltitudine di personaggi, resi quasi palpabili da una abile penna. Una per tutte, Lentina, la cui esse azzetata evoca quella sibilante della zanzara, ricordandoci che è un essere metà donna metà insetto. La storia scorre fluida in una accattivante serie di avventure che hanno come filo conduttore la dissolutezza. Perché il lupo perde il pelo ma non il vizio, gli umani ancora una volta non hanno saputo imparare dai loro errori e hanno distrutto anche l’ennesima possibilità di redenzione. Geniale la trovata dell’ unguento pernicioso, un medicamento antico, efficace  come il balsamo tigre ma in grado di innalzare lo spirito, e non solo, come il viagra.

Non resta che iniziare la lettura di Skeggia 8 e farsi trasportare su altre galassie.

Ex Machina un film di Alex Garland

Penso dunque sono?

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voto 7,5 su 10

Da vedere? Si 

La trama del film ha tradito le mie aspettative discostandosi da pellicole dello stesso genere come Io Robot, Lei Trascendent  in cui l’atteggiamento positivo verso l’intelligenza artificiale viene rimarcato a più riprese. Qui ci troviamo ad assistere ad un imprevedibile thriller psicologico che sebbene d’impatto mi abbia lasciata insoddisfatta con il senno di poi mi ha regalato diversi spunti di riflessione. La trama è semplice: Caleb è un programmatore timido, solo ed insicuro che viene all’apparenza sorteggiato per visitare la dimora del suo datore di lavoro Nathan, ricchissimo genio informatico e padre del più formidabile motore di ricerca, un uomo eccentrico, arrogante, misogino e vizioso. Ben presto verrà rivelato a Caleb il vero scopo del suo soggiorno: testare l’ultima invenzione di Nathan, la prima intelligenza artificiale creata dall’uomo.  E’ così che il giovane conosce l’enigmatica Ava. Inizia un gioco perverso, in cui non è chiaro chi sia la vittima e chi il carnefice. Teatro delle vicende è una bellissima ed inquietante villa ultramoderna piena di confort e di congegni elettronici, che si sviluppa nel sottosuolo all’insegna di una costante sensazione di claustrofobia. Un film che scorre piano, in cui a conti fatti succede ben poco ma che riesce a mantenere alta l’inquietudine dello spettatore. In Ex Machina non vengono approfonditi né gli aspetti tecnologici né tantomeno quelli psicologi dei personaggi che restano superficiali, fatta eccezione per il povero Caleb in cerca presumibilmente di qualcuno da amare. Un film che si presta a diverse interpretazioni, in cui si può riconoscere un mix fra un moderno dottor Frankenstein e un malvagio sociopatico incapace di relazionarsi con l’altro sesso. La trama nel complesso ed in particolar modo il finale lasciano sgomenti e fanno riflettere sull’essenza stessa dell’umanità.

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The Pretty One di Jenée LaMarque

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Essere come si è

(VOTO 8 su 10)

Da vedere? SI

Non sapevo che tipo di film fosse, non ne ho mai sentito parlare e gli attori non sono famosi. Nella sua genuina semplicità è un film con un profondo significato. Due gemelle uguali nell’aspetto, ma diverse nel temperamento. Una legata alla sua casa, al padre e al ricordo della madre morta, incapace di crescere e di andare avanti. L’altra dinamica ed intraprendente, con una carriera, una vita e degli amici. Due donne apparentemente uguali ma profondamente diverse e un tragico incidente che mette tutto in discussione. Una storia ben realizzata, insieme triste e divertente che regala molti spunti di riflessione, mostrando come l’unico modo per essere felici è essere semplicemente come si è, a dispetto dei giudizi, a dispetto di tutto senza cercare di assomigliare a nessun’altra. Dopotutto una copia non sarà mai come l’originale.

Ottimo l’uso delle inquadrature, che in alcuni frammenti rimanda alla poesia del dualismo, tema principale del film.

Anche su MYMOVIES 

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