Recensione Bridgerton (Seconda stagione)

Bridgerton ha fatto parlare molto di sè, pertanto come ogni gentil donna che si rispetti non posso esimermi dal parlare della seconda stagione di questa serie nata sotto una buona stella. Sfortunatamente è venuto meno l’effetto sorpresa e anche l’ improbabile universo che vede l’abbattimento di ogni tipo di steoreotipo raziale ormai è assodato, quindi non ci stupisce minimamente che il diamante della stagione sia una bellissima ragazza indiana. La trama tuttavia è una copia sbiadita della prima serie e benchè il fascino del tormentato amor cortese, i meravigliosi abiti e le incantevoli location riescano a incantare e ipnotizzare, il visconte non è paragonabile al duca. Arrogante, bachettone e tignoso, al punto da tirare la vicende troppo per le lunghe dando spazio a eventi secondari di dubbio interesse. Lamentarsi dell’assenza di sospensione di credibilità nel caso di Bridgerton è un pò come lagnarsi degli animali parlanti in un cartone animato, tuttavia l’introduzione delle sorelle Sharma lascia moltissimo a desiderare, in un mondo in cui le origini dinastiche dovrebbero essere centrali. Nel complesso dunque bene ma non benissimo, con la speranza che le prossime stagioni regalino più eros e veri colpi di scena.

Recensione Black Panther

Black Panther è una pellicola targata Marvel. Non conoscevo questo personaggio, mi aspettavo l’enessima cavolata tutta effetti speciali priva di ogni sostanza, invece il film mi ha stupita in positivo. La trama vede al centro dell’azione T’Challa, erede al trono di un’antica famiglia reale africana, che ha ereditato dai suoi antenati i poteri della Pantera Nera. Il regno di  T’Challa, il Wakanda, è stato nascosto per secoli poichè bacino naturale di un metallo portentoso ma pericoloso se utilizzato malamente, il Vibranio. Tutto sembra precipitare quando T’Challa perde suo padre in un attentato e dovendo ascendere al trono si trova ad affrontare le prime sfide da monarca. Il film tratta, alla maniera Marvel, il tema della lotta antiraziale con un cast composto quasi integralmente da attori di colore così come la fine della visione idealizzata delle figure genitoriali, anch’esse umane e fallibili.

RECENSIONE DI GUIDA ASTROLOGICA PER CUORI INFRANTI (seconda stagione)

Mi ero già espressa in merito a questa serie Tv dopo la visione della prima stagione. Sono consapevole che si tratta di una storia leggera, con igenue e innocenti tinte di rosa, lontane dalla realtà, ma la fiction serve anche per sognare e sentirsi raccontare una bella normalità, fatta di amici e affetto sincero, a dispetto di liti e temporanee incomprensioni. La quotidianità in cui tutto diventa possibile è a tinte colorate come gli abiti sgarganti della protagonista. La definirei una serie della speranza, ho visto queste ultime puntate tutte d’un fiato. Ho adorato i costumi, le location e il cast che ha avuto un miglioramento complessivo. Ogni cosa mi è sembrata più fluida e genuina. Una serie che consiglio anche ai più diffidenti che snobbano le serie nostrane.

Recensione di Strappare lungo i bordi

I cartoni animati sono nell’immaginario comune rivolti ai più piccoli. Titoli come I Simpson, Futurama e I Griffin dovrebbero aver dimostrato che così non è ma le abitudini sono dure a morire. Strappare lungo i bordi è una miniserie irriverente, sboccata e spesso al limite del politicamente corretto ma allo stesso tempo originale, divertente ed esilarante. La storia descritta da Zerocalcare è a mio avviso un manifesto di una generazione che vive a bocce ferme, in una realtà in cui i protagonisti si sfidano a chi se la passa meno peggio, dove l’esenziale è mantenere le posizioni e non farsi condizonare troppo dai sentimenti. Risate che diventano amare, che fanno riflettere sulla direzione che ciascuno di noi sta prendendo. A dispetto delle apparenze che potrebbero far storcere il naso, credo che Strappare lungo i bordi andrebbe proiettato nelle scuole, poichè in fin dei conti la parolaccia fuori luogo potrebbe rappresentare il male minore in un mondo che si dipinge a colori ma che in realtà per alcuni è solo in bianco e nero.

Don’t Look Up

Don’t Look Up è arrivato come un uragano e con un cast super stellato da far accapponare la pelle. Non ho aprezzato per nulla il personaggio di Janie Orlean (interpretato da Meryl Streep) poichè non c’è mai stato un presidente degli Stati Uniti donna e presentarne uno di questo tipo non fa fare una bella figura al genere prima ancora di averne l’opportunità. Gli altri personaggi non sono di spessore, gli unici con buoni momenti sono solo il Dott. Randall Mindy (Leonardo di Caprio) e il dott. Clayton (Rob Morgan). La Lawrence è sempre abbastanza apatica e deludente tanto che Timothée Chalamet in un ruolo minore brilla al suo fianco. Alla luce di questo si poteva benissimo puntare su un cast di più basso profilo senza a mio avviso impattare sul risultato finale. Se si considera il film da un punto di vista estremamente caricaturale, si possono cogliere moniti e messaggi condivisibili: Adam McKay fa un’analisi spregevole e drammatica dell’umanità, invasata dalla tecnologia, dal potere e succube del denaro, talmente superficiale da risultare demente, brillante solo all’apparenza, incapace di ragionamenti profondi, priva di emotività, condizione che si aggrava se si considerano figure di alto rango sociale. Il mix di questi ingredienti fa sì che coloro ai cui spetta prendere le decisioni importanti siano talmente narcisisti e teocratici da non vedere null’altro che loro stessi in un egoismo rettiliano e involutivo. Ogni cosa tuttavia appare così accattivante e seducente da contagiare anche il più mite degli uomini lasciando impotenti e alienati coloro che resitono. Pertanto se ogni azione ha le sue conseguenze l’umanità si merita ciò che accade. Il vero dramma tuttavia è che i potenti non hanno nemmeno più l’acutezza di cogliere il pericolo di questo gioco a somma zero anestetizzati dalla loro stessa imbecillità.