Don’t Look Up

Don’t Look Up è arrivato come un uragano e con un cast super stellato da far accapponare la pelle. Non ho aprezzato per nulla il personaggio di Janie Orlean (interpretato da Meryl Streep) poichè non c’è mai stato un presidente degli Stati Uniti donna e presentarne uno di questo tipo non fa fare una bella figura al genere prima ancora di averne l’opportunità. Gli altri personaggi non sono di spessore, gli unici con buoni momenti sono solo il Dott. Randall Mindy (Leonardo di Caprio) e il dott. Clayton (Rob Morgan). La Lawrence è sempre abbastanza apatica e deludente tanto che Timothée Chalamet in un ruolo minore brilla al suo fianco. Alla luce di questo si poteva benissimo puntare su un cast di più basso profilo senza a mio avviso impattare sul risultato finale. Se si considera il film da un punto di vista estremamente caricaturale, si possono cogliere moniti e messaggi condivisibili: Adam McKay fa un’analisi spregevole e drammatica dell’umanità, invasata dalla tecnologia, dal potere e succube del denaro, talmente superficiale da risultare demente, brillante solo all’apparenza, incapace di ragionamenti profondi, priva di emotività, condizione che si aggrava se si considerano figure di alto rango sociale. Il mix di questi ingredienti fa sì che coloro ai cui spetta prendere le decisioni importanti siano talmente narcisisti e teocratici da non vedere null’altro che loro stessi in un egoismo rettiliano e involutivo. Ogni cosa tuttavia appare così accattivante e seducente da contagiare anche il più mite degli uomini lasciando impotenti e alienati coloro che resitono. Pertanto se ogni azione ha le sue conseguenze l’umanità si merita ciò che accade. Il vero dramma tuttavia è che i potenti non hanno nemmeno più l’acutezza di cogliere il pericolo di questo gioco a somma zero anestetizzati dalla loro stessa imbecillità.

The 100 (settima stagione)

La serie di Jason Rothenberg giunge al suo epilogo. Sono rimasta piacevolmente colpita da come il regista ha finalmente chiuso il cerchio, non era scontato e seppure permangono elementi surreali ho trovato la settima stagione interessante e avvincente. Il cast si è notevolmente sfoltito e alcuni personaggi hanno avuto un’evoluzione positiva. In questa stagione troveremo una realtà che richiama quella descritta da Orwell in 1984, dove i sentimenti e l’attaccamento vengono aborrati in nome di una fede cieca verso il pastrore, in un sistema in cui non esiste più la famiglia considerata covo d’amore egoistico. A dispetto dei personaggi troppo spesso eccessivamente brillanti da risulatare in alcuni momenti caricaturali (Clarke Griffin) sono stati sviluppati scenari interessanti che indagano la natura agressiva e parassitaria del genere umano, alla perenne ricerca del potere e di qualunque sistema, anche il più aberrante, per sopravivvere. Una serie che ho apprezzato e che sicuramente consiglio agli amanti del genere.

Recensione “YOU” – TERZA STAGIONE

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Se nelle stagioni precedenti mi sono espressa positivamente su questa serie ora è opportuna una netta virata. Il peggioramento è stato drastico, come se ormai su Joe ci sia poco da raccontare, sembra che le leggi del mercato e del profitto abbiano spinto gli autori a tirare fuori il coniglio bianco da un cilindro ormai privo di magia. Il tentativo di conciliare i coniugi Goldberg con la placida e tranquilla vita familiare è parso sin dal principio azzardato. Ampio il proliferarsi di situazioni così irrealistiche da essere grottesche. Drammatico il peggioramento della giovane Love, che da assassina sporadica fa dei tentativi d’omicidio il suo vizietto nell’armadio. Sempre più antipatico Joe che mostra troppo spesso quest’aria di saccente superiorità (magari anche parte del suo personaggio) diventando così sgradevole. In pochi episodi abbiamo così una serie noiosa, prevedibile, ripetitiva e con personaggi piatti che per forza di cose sono destinati all’oblio, nella speranza che nella quarta stagione ritorni la magia perduta.

Recensione di Guida astrologica per cuori infranti

Guida astrologica per cuori infranti - Serie TV (2021)

La serie in questione s’ispira al romanzo italiano dell’autrice Silvia Zucca e racconta la storia di Alice Bassi, interpretata dalla brava Claudia Gusmano. Alice è la classica protagonista dei romanzi rosa: impacciata e incapace di raggiungere il successo in nessun ambito della vita, soprattutto in quello amoroso. Ogni cosa cambia quando il simpatico Tio entra nella sua vita e in ufficio si trova ad avere un nuovo affascinante capo. Di originale questa storia non ha praticamente nulla e ogni aspetto dell’evolversi della trama è facilmente intuibile, tuttavia la genuina interpretazione di Claudia Gusmano rende la pellicola interessante. Il resto del cast ad eccezione del solo Michele Rosiello, lascia un po’ a desiderare. Nel complesso però questo tipo di storia tocca corde profonde, soprattutto nelle ragazze romantiche che in cuor loro sognano una fiaba moderna, che oggi non è più quella del principe azzurro ma della donna indipendente riconosciuta nella sua professionalità. A differenza di altri paesi molto nazionalisti, in Italia spesso si snobbano i romanzi e le serie di genere locali. Nei fatti, soprattutto quando si parla di cinema si nota una grande differenza d’interpretazione, molti attori italiani recitano in maniera artefatta a dispetto del vero e del plausibile, in questa serie sono ancora in molti ad avere questo difetto d’interpretazione, la protagonista tuttavia non ha nulla da invidiare ad altre interpreti in ruoli similari.

Guida astrologica per cuori infranti 2 ci sarà. Netflix conferma la seconda  stagione

Recensione Mr Robot

Mr. Robot è una serie statunitense che vede come protagonista il talentuoso Rami Malek nei panni di un abilissimo hacker. La trama sulle prime pare avvincente, ma ben presto s’impantana su episodi lenti, noiosi e surreali che creano solo confusione. Non ho apprezzato come è stata implementata la questione delle molteplici identità del protagonista, a mio avviso c’erano così tanti spunti narrativi che questo tentativo di creare suspense è stato abusato mettendo a dura prova la sospensione di credulità del pubblico. Ciò che salvo è il cast, abile ed espressivo. Molti sono i personaggi che restano impressi: Christian Slater nel ruolo di Mr Robot, Carly Chaikin nel ruolo di Darlene, Elliot Villar nel ruolo di Fernando Vera, BD Wong nel ruolo di Whiterose e Michael Cristofer nei panni di Phillip Price. Una serie di attori eccellenti per un progetto che arranca sugli specchi della credibilità.