Il gioco dell’angelo un romanzo di Carlos Ruiz Zafón

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Una torta quasi perfetta

A prescindere dalla storia in sé stessa credo che Zafron abbia un modo unico e coinvolgente di dipingere con le parole. Non avevo idea che “Il gioco dell’angelo” fosse il volume centrale di una trilogia e devo dire che non si nota affatto durante la lettura. Il romanzo inizia con una narrazione pratica, pragmatica e verosimile della vita dello scrittore David Martin per poi introdurre capitolo dopo capitolo elementi gotici, horror e surreali, facendomi pensare a una versione moderna e positiva di Dorian Gray. Magari non tutti potranno concordare con il mio parallelismo ma per stessa ammissione di David “Ogni libro ha un’anima. L’anima di chi lo ha scritto…” va da sé quindi che Zafron ha sostituito il decadente desiderio dell’eterna bellezza a qualunque costo con ambizioni differenti. L’impalcatura narrativa è molto complessa (direi eccessivamente complessa per il modo in cui si sviluppa la storia), i personaggi sono pochi e molto ben descritti, ma paradossalmente superficiali su un piano piscologico ed emotivo tanto da suscitare di rado simpatie o affezionamento. Questo tuttavia può dipendere dall’anafettività egoistica del narratore protagonista che nel romanzo avrà un evoluzione in tal senso. Nel racconto spicca l’amore, i tradimenti, le delusioni, i repentini ribaltamenti di situazioni tragiche, gli intrighi misteriosi, i complotti e persino lo zampino del diavolo in persona, benché mai se ne parlerà apertamente. Vi è davvero tantissima carne al fuoco, condita con frasi d’effetto, filosofia e location davvero suggestive, descritte talmente bene da essere realmente visive. Al momento tuttavia di tirare le fila la storia prende una piega a mio avviso troppo surreale lungi dal trovare una quadra verosimile. Per una scrittura così puntale e precisa mi sarei aspettata un epilogo altrettanto puntiglioso e coerente, in parole povere una risoluzione del caso alla Sherlock Holmes, in cui tutto trova la sua ragion d’essere, cosa che assolutamente non succede grazie al jolly del mistico. Nel complesso è stata una lettura piacevole ma devo ammettere che c’è una certa delusione in relazione agli elementi sopracitati, come una torta preparata con ingredienti di qualità seguendo passo dopo passo la ricetta migliore per trovarla alla fine un po’ bruciacchiata sul fondo.

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Annientamento un film di Alex Garland

La materia non si crea e non si distrugge, si trasforma 

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Una coppia bellissima e innamorata, Lena professoressa di biologia e Kane un soldato. Una missione segreta. Kane sparisce per oltre un anno e Lena perde la speranza di rivederlo, fino a quando l’uomo non riappare. Lena non fa a tempo a rendersi conto della cosa che lui inizia a stare molto male. In viaggio verso l’ospedale l’ambulanza viene fermata dall’esercito e i coniugi vengono condotti in una base militare segreta. Qui Lena apprende dell’esistenza di una strana barriera che lentamente, ma inesorabilmente, sta inglobando il territorio circostante e se non fermata potrebbe distruggere l’intero pianeta. Vani sono i tentativi di capire cosa la produca e le squadre mandate in missione oltre la barriera non sono più tornate. L’unico superstite sembra essere solo Kane, che tuttavia è in fin di vita. L’esercito vista la minaccia incombente organizza una nuova spedizione, questa volta con una squadra formata solo da donne e Lena decide di unirsi alla spedizione. Al di là della barriera le ragazze trovano cose “assurde” e biologicamente impossibili, un ambiente ostile e pericoloso.

L’idea di base della storia è originale. Fino alla metà il film incuriosisce ma come capita spesso in pellicole di questo genere, nella seconda parte la storia perde di coerenza interna. Il finale riesce a salvare il salvabile, fermo restando parti poco chiare e incongruenze diffuse. Il titolo del film stesso può tuttavia suggerire la visione da un punto di vista meno letterale ma più onirico e trascendente, giustificando così qualunque cosa. In quest’ottica il percorso delle protagoniste è più un sogno, una fuga disperata da una vita che ha tolto troppo o non ha dato abbastanza. Un meccanismo falloso dell’essere umano che inevitabilmente o inconsciamente lo porta a commettere azioni che conducono all’auto distruzione, come accade alle cellule nel processo d’invecchiamento.

TEMPO DI LIBRI 2018

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SINOSSI: Camilla, la protagonista di questo romanzo, viene travolta da una passione incontrollabile e pericolosa. La voglia di evadere dalla routine, l’irresistibile tentazione del proibito, l’eccitamento del corteggiamento e la confusione nella mente e nel cuore non le daranno scampo.
A chi non è mai capitato di voler scappare via da tutto, di voler fare la scelta sbagliata a costo di rovinare la propria vita per provare il brivido di una ritrovata libertà?
Non bisogna mai dimenticare che le scelte hanno sempre un prezzo che spesso non siamo disposti a pagare.
Lasciatevi trascinare sulla strada delle emozioni contrastanti di “Come il ghiaccio d’estate”. 1

A TU PER TU CON L’AUTORE – LA PAROLA A LUCA ROSSI

Fantasy, fantascienza ed erotismo un mix particolare oggi apprezzato e unico nel suo genere a detta dell’autore che sono riuscita a intervistare. Luca Rossi, quarantenne padre di tre figli, dopo aver lasciato in stand-by i suoi sogni letterari decide di dare alla sua vita una svolta importante. Lascia il classico lavoro d’ufficio per dedicarsi a tempo pieno alla scrittura e alla sua famiglia, una scelta sicuramente coraggiosa che potrebbe far storcere il naso a molti. Se i mondi di Rossi giocano con l’impossibile lui nella realtà ha trasformato questo sogno nella sua vita, con l’immancabile supporto della sua famiglia, che per sua stessa ammissione è la fonte primaria d’ispirazione e di crescita.

“I miei figli e mia moglie mi hanno insegnato tanto. Credo che loro siano una grandissima scuola”

Il suo è un lavoro di passione e di talento, ma non solitario come si potrebbe pensare. Benché Luca sia un autore auto pubblicato ammette senza remore che la nascita di un libro deve essere sempre un lavoro di squadra, bisogna infatti avvalersi di tecnici grafici e di un buon editor. Per Rossi pubblicità, tecniche di marketing e di genere non sono mai stati un cruccio. Non ha mai scritto solo per vendere o attrarre un certo tipo di pubblico, ammette di scrivere con il cuore e il suo lavoro piace e funziona. Nemmeno lui è in grado di svelare il segreto del suo successo.

“Ogni giorno scrivo per me stesso. Scrivo perché voglio esprimere il meglio di me. Anche nelle mie letture alterno classico e contemporaneo. Non conosco il segreto del mio successo, mi limito ad interagire direttamente con i miei lettori.”

Rossi ha all’attivo ben quattro romanzi pubblicati: “I rami del tempo”, “L’erede della luce” e  “I segreti della sorgente” facenti parte di un’unica saga letteraria e la raccolta di racconti “Energie della Galassia: racconti di fantascienza e fantasy”.

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“E’ come se vivessi tre esistenze. Quelle del mondo reale, quelle del libro che sto leggendo e quelle del libro a cui sto pensando. Nel cuore ogni giorno ho il prossimo libro.”

È grande l’influenza degli autori stranieri nella vita di Rossi, come il primo che gli fece battere il cuore, Samuel Langhorne Clemens alias Mark Twain con il suo “Le avventure di Tom Sawyer”. Karmicamente calda e piena di sorprese positive è stata per Rossi la pubblicazione in lingua inglese che gli ha portato visibilità e notorietà prima all’estero che in Italia. Quando gli chiedo come mai abbia preferito l’auto pubblicazione invece che il classico editore risponde:

“Se avessi accettato le offerte che mi sono arrivate dagli editori classici oggi non potrei permettermi di fare lo scrittore professionista quale sono.”

Rossi ci racconta quindi un’esperienza di vita positiva che porta speranza, in una realtà in cui i sogni sono spesso lontane chimere.

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Ingranaggi

“Ma tutti insieme siamo tanti, siamo distanti, siamo fragili macchine che non osano andare più avanti siamo vicini ma completamente fermi siamo famosi istanti divenuti eterni.
E continuare per questi pochi chilometri sempre pieni di ostacoli e baratri da oltrepassare sapendo già che fra un attimo ci dovremo di nuovo fermare”

 Life is sweet – Fabi Silvestri Gazzè

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