I passaggi più belli di Carlos Ruiz Zafón – Il talento non basta …

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“Credo che tu abbia talento ed entusiasmo, Isabella. Più di quanto credi e meno di quello che ti aspetti. Ma ci sono tante persone che hanno talento ed entusiasmo, e molte di loro non arrivano mai a nulla. Questo è solo l’inizio per combinare qualcosa nella vita. Il talento naturale è come la forza di un atleta. Si può nascere con maggiori o minori capacità, però nessuno diventa un atleta perché è nato alto o forte o veloce. A fare l’atleta, o l’artista, è il lavoro, il mestiere e la tecnica. L’intelligenza con cui nasci è solo una dotazione di munizioni. Per riuscire a farci qualcosa è necessario trasformare la tua mente in un’arma di precisione.»

da “Il gioco dell’angelo” 

Altered Carbon una serie di Laeta Kalogridis

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Tratta dal romanzo cyberpunk Bay City di Richard K. Morgan, Altered Carbon è una serie fantascientifica dispotica ambientata nel 2384.  In questa visione del futuro gli esseri umani sono riusciti a sviluppare una tecnologia capace di trascendere le morte, in cui il corpo è solo un contenitore di noi stessi, dei nostri ricordi e delle nostre esperienze. Joel Kinnaman è Takeshi Kovacs, l’ultimo di una fazione di ribelli chiamata Spedi. Considerato alla stregua di un pericoloso terrorista, Kovacs viene tenuto sotto ghiaccio per diversi decenni fino a quando un potente magnate, Laurens Bancroft, decide di risvegliarlo per indagare sul suo presunto omicidio. In questa realtà non vi è nei fatti un vero progresso, si assiste anzi a un deleterio dilagare della globalizzazione in cui da un lato i ricchissimi MAT hanno la concreta opportunità di vivere per sempre ospiti di “custodie” sempre diverse e migliorate e dall’altro la maggioranza della popolazione vive sull’orlo del degrado e della sussistenza, in lotta con i principi etici e morali sulla questione della vera morte. La trama è trascinante, ben proposta. D’effetto Joel Kinnaman nel ruolo di custodia di Kovacs biologicamente nato in un corpo differente. La prima stagione è composta da 10 episodi, che potrebbero essere auto conclusivi ma lasciare spazio anche a un seguito. Ho amato molto questa stagione, seppur nella parte centrale con l’arrivo di Reileen la storia assume tratti confusionari e poco coerenti, riuscendo tuttavia ad aver un ottima ripresa sul finale. 

La cura dal benessere un film di Gore Verbinski

La danza dell’anguilla 

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Un giovane e rampante broker finanziario viene incaricato dal consiglio dell’azienda per cui lavora di riportare in sede uno dei soci fondatori sparito ormai da diverso tempo tra i monti svizzeri in un’esclusiva SPA. L’incarico sembra semplice quanto impellente visto che a causa dell’assenza del sig. Pembroke l’azienda rischia un rovinoso fallimento. Il giovane Lockhart, da poco reduce da un lutto in famiglia che gli porta via il solo parente che gli resta, rimane subito inquietato e impaziente di lasciare la misteriosa clinica in cui Pembroke è ricoverato. Il film si apre in maniera sublime, perfetta e inquietante la colonna sonora, le location e persino il cast sono ben studiati e presentati. Impeccabile il giovane Dane DeHaan, che riesce a incarnare la decadenza dei millennials americani, anche solo con la sua fisionomia spettrale ed emaciata, un giovane vecchio “cinico vampiro” in perfetta armonia con la popolazione ormai anziana e sgraziata della clinica. Interessante anche l’interpretazione di Mia Goth della misteriosa bimba/ragazza, affetta da un grave ritardo psichico. Ottimo anche  Jason Isaacs nel ruolo del temuto e carismatico direttore della clinica. Affascinante la leggenda che avvolge la clinica stessa, come un’anguilla infida e minacciosa. A dispetto di tutto questo, il film ricco di promesse e di reali momenti di suspense, angoscia paura e terrore, si dirige verso un epilogo sconclusionato, al di là del lontanamente plausibile senza spiegare assolutamente nulla. Una pellicola che aveva tutti gli elementi per essere memorabile che crolla mestamente su sé stessa come un fragile castello di carte.