Discarded Series

DISCARDED SERIES 

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Un remoto paesino di provincia, quattro giovani nerd e le loro ordinarie esistenze. Uno di loro scompare e da qui una serie di assurdi e improbabili eventi sconvolgerà la quiete della cittadina. La trama non è plausibile infatti si strascina fino alla fine della prima stagione. Potrei entrare nei dettagli ma vorrei comunque evitare di fare spoiler. Sta di fatto che se un governo vuole decretare qualcosa lo fa senza tanti patemi d’animo. Ciò che fa perdere di coerenza la storia non è tanto l’approccio fantascientifico, ma il modo pessimo in cui viene gestito. La suspence  soprattuto nei primi episodi, viene creata con espedienti elementari che poi crollano miseramente su sé stessi al momento di fare un po’ la quadra della situazione. Il cast è triste e depresso, privo di carisma. Nemmeno la presenza di Winona Ryder riesce a dare brio a una trama tanto strampalata e inverosimile, in cui i piccoli attori, fatta forse solo eccezione per la piccola “11” interpretata da Millie Bobby Brown, non riescono a suscitare simpatia, e trattandosi di bambini ci vuole impegno. Anche pensandola come una teen series mi risulta comunque noiosa e poco appetibile, non comprendo come la critica americana abbia apprezzato questo lavoro e come sia possibile abbia ottenuto un rinnovo fino a una terza stagione … 

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DISCARDED 

DOPO LA PRIMA STAGIONE

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Once_Upon_a_Time

Su questa serie sono partita prevenuta poiché odio i rimaneggiamenti dei classici. Credo che sia doveroso creare nuove storie e nuovi personaggi piuttosto che sfruttare ancora fiabe ormai note, con il forte rischio di peggiorarle. Per quanto concerne quanto è stato fatto con questa serie devo dire che nel complesso poteva andare peggio. Benché gli improbabili rimaneggiamenti sono stati tanti, l’idea di fondo, che vede i personaggi delle fiabe intrappolati nella vita reale, è buona e porta con sé  originalità e fantasia. Il cast è vasto, moltissimi sono i volti più o meno noti del panorama cinematografico americano.  Non mi hanno convinto sia l’attrice protagonista Jennifer Morrison nel ruolo di Emma Swan che il suo giovane partner Jared S. Gilmore nel ruolo di Henry Mills. Ho trovato invece perfetti nei loro ruoli Jamie Dornan (giovanissimo e anche super sexy) e Robert Carlyle, davvero calato nel ruolo di Tremotino. Avevo scelto questa serie per avere uno svago in comune con mio figlio di quattro anni, purtroppo alcune scene restano un po’ violente ma sul lungo periodo la storia non è riuscita ad appassionare né me né lui. 

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DOPO LA PRIMA STAGIONE

(Non escludo un ritorno d’interesse visto il grande successo della serie) 

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In questo caso so di attaccare un cult della nuova generazione. Non dico di non comprendere e non apprezzare l’indubbio talento e l’ironia di Bryan Cranston nel ruolo di Walter White. La trama tuttavia tocca delle tematiche molto forti: la malattia oncologica, la gestione della disabilità di un figlio, la maternità alla soglia dei quaranta in una situazione precaria e la disperazione che porta a fare l’impensabile. Aree molto sensibili, che per me meritano più tatto. Vince Gilligan, regista della serie, è abile nella sdrammatizzazione, ma resta il fatto che vi sono situazioni realmente drammatiche che vanno trattate come tali, scherzarci sopra per me non è etico ed esalta ancora una volta la società del disvalore e dell’indifferenza in cui non vi sono più né regole né remore. Una serie deve essere intrattenimento e qui ho trovato qualcosa di ben fatto che non mi è piaciuto per quello che pubblicizza. 

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DOPO POCHI EPISODI

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Shadowhunters

Dopo il film tratto dalla saga The Mortal Instruments, ci mancava la serie. Pura teen series, un Buffy della nuova generazione. Un crogiolo di mostri: vampiri, vampiri mannari, lupi mannari, fate e chi più ne ha più ne metta, conditi con i problemi della pubertà. Il nerd sfigato innamorato della sua migliore amica che lo considera più come un fratello. La bella di turno che s’innamora del biondo laccato e tenebroso che scopre poi essere un cacciatore di demoni. Per i miei gusti sul fantasy la storia e un po’ troppo pasticciata, troppi esseri tutti insieme senza arte né parte. Fastidioso il richiamo a “The Secret Circe”, che in sostanza racconta una storia molto simile in maniera più lineare e convincente. Ciò che stona più di tutto  è  il cast: penosa l’interpretazione di Clary da parte di Katherine McNamara e quella di Dominic Sherwood, che a dispetto di un’innegabile avvenenza riesce a essere privo di sex appeal. Del tutto esagerata e fuori dal plausibile l’interpretazione di Emeraude Tobia ma accettabile visto la piattezza dei suoi colleghi. Interessanti solo Matthew Daddario e in particolare Harry Shum Jr, l’unico convincente, interessante e affascinante nel ruolo di Magnus Bane. Sfortunatamente essendo i due una coppia vanno infrante anche le plausibili fantasticherie di tutto il pubblico etero femminile. Terrificante il cast che interpreta i vampiri, capace di far perdere fascino a un mostro tanto antico, per non parlare del gruppo dei licantropi che riesce a fare anche peggio. 

 

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DOPO LA PRIMA STAGIONE

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Lucky 77 e altri racconti di Simone Draghetti

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Titolo: Lucky 77 e altri racconti

Autore: Simone Draghetti

Casa Editrice: Linee infinite

Genere: Horror

Numero Pagine: 264

Costo versione cartacea: 10,80 euro

Link per l’acquisto

 

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Una raccolta di racconti è un mosaico variopinto di storie che in poche parole deve riuscire a colpire il lettore. Tendenzialmente quello che lega una storia all’altra è un tema o un filo conduttore di fondo, mentre i personaggi e le cornici cambiano.In Lucky 77 e altri racconti il filo è il lato oscuro dell’umanità, tra demoni, incubi e menzogne. Forte l’impatto del grande maestro dell’horror Stephen King, che per stessa ammissione dell’autore è per lui fonte d’ispirazione. Le storie di Draghetti sono crude e pregne di una cruenza a volte fisica ma più sovente psicologica. Non mancano tematiche ricorrenti, come l’aspra critica contro la società moderna, il suo cinismo, la sua anaffettività e indifferenza.

“Le emozioni vengono sostituite dai beni di consumo e tutto scompare. Nei secoli passati gli esseri umani si affidavano ai sensi per godere la vita… La società moderna, corrotta fino al midollo, ha distrutto questo stile di vita. I sensi, le emozioni le sensazioni sono gradualmente sparite ed al loro posto gli uomini si nutrono di futile paccottiglia tecnologica che ci viene imposta attraverso la società. I nuovi Dei del nuovo millennio” – da L’oscura eternità

La sostituzione delle priorità nella vita, che marciano verso la ricchezza, il potere, l’illusorio benessere e il piacere perverso di schiacciare, umiliare e persino distruggere gli altri. In un mondo così sterile da apparire come “... un alveare umano che tutti i giorni brulica di persone indaffarate a guadagnare sempre di più, obnubilate ed accecate dal denaro e da tutto quello che esso comporta.” – da Mostri di Periferia

In questa realtà gentilezza e sensibilità sono debolezze nella lotta all’ultimo sangue per la sopravvivenza, è necessario spiccare ed innalzarsi dalla mediocrità con qualunque mezzo.

“Mauro amava quello sport, era la ragione per cui si era iscritto al club. Cacciare gli conferiva un senso di supremazia, un senso di onnipotenza che con altre discipline non avrebbe provato… Mauro si avvicinò alla preda, la guardò negli occhi. Poi puntò la Beretta alla testa e fece fuoco. In breve la donna di colore smise di tremare.” da I cacciatori

Le storie nel complesso sono ben scritte ed è evidente che l’autore ha esperienza nel settore editoriale, tuttavia sono spesso presenti troppe parti raccontate e non mostrate, non vi è un giusto bilanciamento dello show don’t tell. Per questo motivo molti racconti sono meno coinvolgenti di quello che potrebbero essere, un vero peccato visto che Draghetti osa e presenta vicende originali, attuali e mai scontate.

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Fallen un film di Scott Hicks

Tra due fuochi, quanto piace?

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Dopo un rapido e confuso preambolo sulla guerra santa tra angeli indecisi, caduti e innamorati, assistiamo all’ingresso di Lucinda, in un collegio/riformatorio stile “Ragazze Interrotte”, che tuttavia da subito perde di credibilità essendo allestito all’interno di un castello simile a quello di Hogwarts in Harry Potter. Lucinda viene presentata come un grave caso psichiatrico da isolare nel terribile terzo piano, per poi scoprire che la ragazza si trova lì perché si rifiuta semplicemente di assumere psicofarmaci e al terzo piano sembra esserci solo Penn, figlia di genitori divorziati troppo presi per curasi di lei. Chiaramente il fatto che Lucinda è ritenuta responsabile di un incendio che ha ucciso un ragazzo è del tutto secondario e marginale. Sin dai primi sguardi, Lucinda è attratta da due studenti, Daniel e Cam. Tra occhiate languide e visioni confuse ci si addentra nella fiera dell’assurdo e dell’improbabile. Nel collegio/riformatorio vi sono solo due adulti, la misteriosa bibliotecaria Mrs Sophia e una sorta di “custode” che appare in poche e inutili occasioni. Per la maggior parte del tempo i giovani disturbati o molto abbienti (nel film considerati alla stessa stregua) girano liberamente per l’istituto facendo feste, falò (perfetto per una sospetta piromane) e uscite in moto (con improbabili, lussuosi e fuori luogo vestiti gotici) come se non ci fosse un domani. Protagonista indiscusso del film è l’amore che perdura nei secoli, tra reincarnazioni e maledizioni. Lucinda, tipica nerd super star (visto che di nerd non ha nulla essendo brillante, spigliata e capace in tutto senza il minimo sforzo come per magia) si trova al centro di un triangolo amoroso, desiderata e bramata ardentemente dai due ragazzi più ambiti dell’istituto. Le cose tuttavia appaiono sin da subito forzatamente mistiche e i due giovani si riveleranno essere qualcosa di più che semplici esseri umani.

La trama non sta in piedi ed è improbabile anche per un fantasy teen movie. Il cast non è coinvolgente e Addison Timlin risulta ancora più piatta e insipida di Kristen Stewartin in  Twilight (e ce ne vuole).  Il film è tratto dall’omonima saga letteraria, best seller di successo che non ho letto e che il film non incoraggia minimamente a fare. Possibile che Lauren Kate abbia davvero scritto una storia tanto confusa capace di un tale successo? L’unico elemento d’interesse che può piacere è che Lucinda è il classico personaggio in cui tutte le ragazze si possono riconoscere. Benché “emarginata” e disagiata è ambita dai due ragazzi più belli, impossibili e inarrivabili della sua realtà. Nulla di meglio per sfamare vanità e appagamento di qualunque adolescente. Inutile dire che tutto ciò nella realtà non accadrà mai perché i classici “ragazzi maledetti” non amano nessuno se non sé stessi. Chiaro che film e romanzi si leggono o guardano anche per sognare, quindi va bene anche mantenere il classico cliché  tuttavia qui è tutto il resto a far acqua da ogni parte. 

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Be careful what you wish for

“Quando ricevi un rifiuto, può sembrarti la cosa peggiore che può capitarti in quel momento. Ti viene da piangere, urleresti dal dolore. Invece prova a vederla in questo modo: il destino ha in serbo altro per te. Tu ancora non lo sai, ma quella porta non si è aperta per un motivo ben più importante. Inizia a vederla come una benedizione. Ringrazia le porte chiuse a chiave. E prosegui oltre.” (S. Montemurro)

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