Penny Dreadful una serie di John Logan

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Penny Dreadful è una serie Statunitense e Britannica in cui viene fatto un reboot dei principali mostri della letteratura dell’orrore. Troviamo dunque in un’unica storia il dottor Frankenstein con la sua creatura, Dorian Gray, Mina, Van Helsing, l’uomo lupo e altri personaggi che riprendono capi saldi del genere come l’Esorcista. Personalmente aborro i reboot con i personaggi classici, nei fatti rovinano sempre la magia di storie già perfette e questa serie non fa assolutamente eccezione. Il mostro più penalizzato è stato sicuramente il vampiro, ridotto a un semplice essere grugnante, quasi privo di parola. Chiaramente tutti i personaggi sono stati snaturati e sottratti dal ruolo di protagonisti, diventando un corale gruppo di Avengers al servizio della bella e tormentata signorina Ives. Se tuttavia dimenticassimo le storie originali, seguendo solo il sentiero che Penny Dreadful ci vuole mostrare assisteremmo a una serie terrificante, coinvolgente e con un cast intrigante.images

 

PERSONAGGI INTERESSANTI 

 

Vanessa Ives

Eva Green è Vanessa Ives,  giovane medium e migliore amica di Mina Murray. Il suo è senza ombra di dubbio il personaggio centrale della serie. L’interpretazione di Eva Green è ottima e accattivante. Sospetto che la centralità del suo personaggio sia stata mossa dal gradimento del pubblico per la sua interpretazione.

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Timothy Dalton è Sir Malcolm Murray, austero e severo avventuriero. Leader e finanziatore della squadra di “celebri” mostri che assolda per ritrovare sua figlia Mina. Nutre un rapporto ambivalente con Vanessa Ives, che  considera la causa principale delle disgrazie che hanno colpito la sua famiglia. La sua interpretazione è impeccabile e convincente.

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Harry Treadaway é Victor Frankenstein, giovane ed emaciato dottore con ambizioni visionarie e per nulla etiche. Chiaramente il personaggio è una rivisitazione del famoso mostro creato dalla penna di Mary Shelley e l’interpretazione di Treadaway non rispecchia per nulla la visone che ho di questo personaggio. 

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Rory Kinnear  è la creatura del dottor Frankenstein. La sua introduzione è singolare e anche l’aspetto per quanto mostruoso molto diverso dall’immagine che abbiamo della famosa creatura. Assurdo l’evolversi della vita di questo personaggio, che dopo il suo brusco risveglio riesce da solo e in poco tempo a farsi una profonda cultura filosofica e a trovarsi persino dei lavori. Tra tutti devo dire che questo è il personaggio meno riuscito.images

 

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Reeves Carney è Dorian Gray. Tutti conoscono il celebre mostro di Oscar Wild.  Personaggio non semplice da interpretare. In questa serie ha un ruolo marginale e benché Carney sia un bel uomo in un cast di belli e dannati questo non basta a dare spessore al suo personaggio. Qui  infatti è ridotto a un irriverente rampollo bisessuale, preoccupato più dalla noia che dall’essenza della sua anima che rimira con orgoglio.

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Josh Hartnett è Ethan Chandler. Il sogno proibito di ogni donna: avvenente, sensuale, protettivo e profondamente sensibile. Gira il mondo scappando dalla sua facoltosa famiglia e da una mortifera scia di sangue che non si riesce a spiegare. 

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Billie Piper è Brona Croft. Sfortunata prostituta malata di consunzione, oggetto delle fantasie perverse di Dorian Gray e fidanzata di Ethan Chandler poco prima della sua dipartita; una volta cadavere diventa la cavia del dottor Frankenstein rinascendo come Lily Frankenstein.

3% una serie di Pedro Aguilera

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3% è una serie televisiva brasiliana basata sul rifacimento di una web serie caricata dallo stesso Aguilera su YouTube tempo addietro. La storia narra le vicende di un futuro dispotico in cui il mondo è diviso in due: da un lato imperversano povertà e miseria e dall’altra lusso e prosperità. La possibilità tuttavia di accedere alla fantomatica terra promessa, qui denominata “Offshore”, è data a tutti. I cittadini dell’entroterra, al compimento dei 20 anni d’età, accedono al “processo” che garantirà solo ai più meritevoli, ossia al 3% di essi, l’accesso all’Offshore. Nel processo, i candidati vengono sottoposti a duri test logici, deduttivi e psicofisici. Va da sé che questo sistema è lungi dall’essere perfetto e che non tutta la popolazione accetti di buon grado di essere considerata l’immondizia del pianeta. Nasce così un movimento sovversivo e sotterrano che si ribella al sistema conosciuto come “La Causa”. La serie si focalizza su uno dei processi gestiti dall’arrogante e narcisistico Ezequiel e su un gruppo di giovani, ognuno con sogni e oscuri segreti, che prova dopo prova cercherà di aggiudicarsi l’accesso all’Offshore.

Ho trovato la serie molto innovativa e bene realizzata, tenendo conto che non è la classica serie americana con budget da capogiro. Gli attori non sono fenomenali e ci sono dei vuoti narrativi e di concetto. Non mancano  tuttavia  colpi  di scena ed episodio dopo episodio si arriva alla fine senza fatica e con curiosità. La seconda serie a mio avviso perde di appeal e d’interesse, essendo svelati molti dei misteri che nella prima incuriosivano. In particolare non ho apprezzato la prematura dipartita di uno dei personaggi principali della serie che nel bene o nel male reggeva molto bene il suo ruolo (non svelo però di chi si tratta per evitare spoiler). Tra il cast di primo piano sono scadenti le performance di Bianca Comparato nel ruolo di Michele Santana, tendenzialmente anonima e poco coinvolta e di Vaneza Oliveira nel ruolo di Joana Coelho. Molto calati nel personaggio invece João Miguel nel ruolo di Ezequiel e anche Michel Gomes nel ruolo non facile di  Fernando Carvalho. Nel complesso ho apprezzato l’impiego di attori dall’aspetto normale e familiare a dispetto dei belli impossibili di Hollywood. Mi  dispiace solo che la seconda stagione abbia avuto un finale un po’ raffazzonato. Non è ancora dato sapere se la serie avrà un seguito con una terza stagione.

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P.s. La serie è in lingua portoghese, suggerisco tuttavia di optare per la traduzione inglese decisamente più orecchiabile 

L’alienista

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L’alienista (The Alienist) è una serie televisiva statunitense basata sul romanzo omonimo di Caleb Carr. Veniamo così introdotti nella gretta, perbenista e laccata New York dei primi del novecento, che ricorda molto le tinte fosche e cupe delle strade Londinesi già dipinte molto bene da Arthur Conan Doyle. Sotto i completi eleganti e i modi raffinati, si nota subito che si cela il torbido e una strisciante omertà che arriva nelle strade periferiche in cui la vita umana perde di valore e significato e chiunque diventa facile preda di chi ha denaro e potere. In questo clima oscurantista e corrotto il Dr. Laszlo Kreisler sembra essere una voce fuori dal coro, determinato nella sua battaglia a ricercare la verità e le ragioni sottese dietro alla stessa tinte dalle più aberranti azioni umane. Assistiamo così alle prime pionieristiche indagini basate sull’analisi psicologica e alla collaborazione di un’improbabile squadra di detective, tra cui la tenace e imperscrutabile Mrs Howard prima assistente donna del comandante della polizia e l’avvenente e aristocratico John Moore, disegnatore del Times. Tra immagini grottesche e ricostruzioni peculiari degli ambienti, ci troviamo così sulle tracce di un terribile serial killer, che ha preso di mira i giovani “monelli” della città. Ho trovato la serie molto trascinante, esaurendone la visione in pochissimo tempo. Nell’Alienista ricoprono ruolo di primo piano figure che richiamano perversioni scabrose tutt’oggi. Bambini offerti come prostituti, che improvvisamente iniziano ad essere assassinati. Le tematiche sono dunque d’impatto e molto delicate. Gli attori sono molto bravi, tuttavia l’evoluzione delle indagini diventa poco plausibile nel corso degli ultimi episodi e la forzata austerità dei protagonisti rende la serie un po’ scontata e sul finale inconcludente. 

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Altered Carbon una serie di Laeta Kalogridis

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Tratta dal romanzo cyberpunk Bay City di Richard K. Morgan, Altered Carbon è una serie fantascientifica dispotica ambientata nel 2384.  In questa visione del futuro gli esseri umani sono riusciti a sviluppare una tecnologia capace di trascendere le morte, in cui il corpo è solo un contenitore di noi stessi, dei nostri ricordi e delle nostre esperienze. Joel Kinnaman è Takeshi Kovacs, l’ultimo di una fazione di ribelli chiamata Spedi. Considerato alla stregua di un pericoloso terrorista, Kovacs viene tenuto sotto ghiaccio per diversi decenni fino a quando un potente magnate, Laurens Bancroft, decide di risvegliarlo per indagare sul suo presunto omicidio. In questa realtà non vi è nei fatti un vero progresso, si assiste anzi a un deleterio dilagare della globalizzazione in cui da un lato i ricchissimi MAT hanno la concreta opportunità di vivere per sempre ospiti di “custodie” sempre diverse e migliorate e dall’altro la maggioranza della popolazione vive sull’orlo del degrado e della sussistenza, in lotta con i principi etici e morali sulla questione della vera morte. La trama è trascinante, ben proposta. D’effetto Joel Kinnaman nel ruolo di custodia di Kovacs biologicamente nato in un corpo differente. La prima stagione è composta da 10 episodi, che potrebbero essere auto conclusivi ma lasciare spazio anche a un seguito. Ho amato molto questa stagione, seppur nella parte centrale con l’arrivo di Reileen la storia assume tratti confusionari e poco coerenti, riuscendo tuttavia ad aver un ottima ripresa sul finale. 

Discarded Series

DISCARDED SERIES 

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Un remoto paesino di provincia, quattro giovani nerd e le loro ordinarie esistenze. Uno di loro scompare e da qui una serie di assurdi e improbabili eventi sconvolgerà la quiete della cittadina. La trama non è plausibile infatti si strascina fino alla fine della prima stagione. Potrei entrare nei dettagli ma vorrei comunque evitare di fare spoiler. Sta di fatto che se un governo vuole decretare qualcosa lo fa senza tanti patemi d’animo. Ciò che fa perdere di coerenza la storia non è tanto l’approccio fantascientifico, ma il modo pessimo in cui viene gestito. La suspence  soprattuto nei primi episodi, viene creata con espedienti elementari che poi crollano miseramente su sé stessi al momento di fare un po’ la quadra della situazione. Il cast è triste e depresso, privo di carisma. Nemmeno la presenza di Winona Ryder riesce a dare brio a una trama tanto strampalata e inverosimile, in cui i piccoli attori, fatta forse solo eccezione per la piccola “11” interpretata da Millie Bobby Brown, non riescono a suscitare simpatia, e trattandosi di bambini ci vuole impegno. Anche pensandola come una teen series mi risulta comunque noiosa e poco appetibile, non comprendo come la critica americana abbia apprezzato questo lavoro e come sia possibile abbia ottenuto un rinnovo fino a una terza stagione … 

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DISCARDED 

DOPO LA PRIMA STAGIONE

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Once_Upon_a_Time

Su questa serie sono partita prevenuta poiché odio i rimaneggiamenti dei classici. Credo che sia doveroso creare nuove storie e nuovi personaggi piuttosto che sfruttare ancora fiabe ormai note, con il forte rischio di peggiorarle. Per quanto concerne quanto è stato fatto con questa serie devo dire che nel complesso poteva andare peggio. Benché gli improbabili rimaneggiamenti sono stati tanti, l’idea di fondo, che vede i personaggi delle fiabe intrappolati nella vita reale, è buona e porta con sé  originalità e fantasia. Il cast è vasto, moltissimi sono i volti più o meno noti del panorama cinematografico americano.  Non mi hanno convinto sia l’attrice protagonista Jennifer Morrison nel ruolo di Emma Swan che il suo giovane partner Jared S. Gilmore nel ruolo di Henry Mills. Ho trovato invece perfetti nei loro ruoli Jamie Dornan (giovanissimo e anche super sexy) e Robert Carlyle, davvero calato nel ruolo di Tremotino. Avevo scelto questa serie per avere uno svago in comune con mio figlio di quattro anni, purtroppo alcune scene restano un po’ violente ma sul lungo periodo la storia non è riuscita ad appassionare né me né lui. 

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DOPO LA PRIMA STAGIONE

(Non escludo un ritorno d’interesse visto il grande successo della serie) 

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In questo caso so di attaccare un cult della nuova generazione. Non dico di non comprendere e non apprezzare l’indubbio talento e l’ironia di Bryan Cranston nel ruolo di Walter White. La trama tuttavia tocca delle tematiche molto forti: la malattia oncologica, la gestione della disabilità di un figlio, la maternità alla soglia dei quaranta in una situazione precaria e la disperazione che porta a fare l’impensabile. Aree molto sensibili, che per me meritano più tatto. Vince Gilligan, regista della serie, è abile nella sdrammatizzazione, ma resta il fatto che vi sono situazioni realmente drammatiche che vanno trattate come tali, scherzarci sopra per me non è etico ed esalta ancora una volta la società del disvalore e dell’indifferenza in cui non vi sono più né regole né remore. Una serie deve essere intrattenimento e qui ho trovato qualcosa di ben fatto che non mi è piaciuto per quello che pubblicizza. 

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DOPO POCHI EPISODI

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Shadowhunters

Dopo il film tratto dalla saga The Mortal Instruments, ci mancava la serie. Pura teen series, un Buffy della nuova generazione. Un crogiolo di mostri: vampiri, vampiri mannari, lupi mannari, fate e chi più ne ha più ne metta, conditi con i problemi della pubertà. Il nerd sfigato innamorato della sua migliore amica che lo considera più come un fratello. La bella di turno che s’innamora del biondo laccato e tenebroso che scopre poi essere un cacciatore di demoni. Per i miei gusti sul fantasy la storia e un po’ troppo pasticciata, troppi esseri tutti insieme senza arte né parte. Fastidioso il richiamo a “The Secret Circe”, che in sostanza racconta una storia molto simile in maniera più lineare e convincente. Ciò che stona più di tutto  è  il cast: penosa l’interpretazione di Clary da parte di Katherine McNamara e quella di Dominic Sherwood, che a dispetto di un’innegabile avvenenza riesce a essere privo di sex appeal. Del tutto esagerata e fuori dal plausibile l’interpretazione di Emeraude Tobia ma accettabile visto la piattezza dei suoi colleghi. Interessanti solo Matthew Daddario e in particolare Harry Shum Jr, l’unico convincente, interessante e affascinante nel ruolo di Magnus Bane. Sfortunatamente essendo i due una coppia vanno infrante anche le plausibili fantasticherie di tutto il pubblico etero femminile. Terrificante il cast che interpreta i vampiri, capace di far perdere fascino a un mostro tanto antico, per non parlare del gruppo dei licantropi che riesce a fare anche peggio. 

 

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DOPO LA PRIMA STAGIONE

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