Altered Carbon una serie di Laeta Kalogridis

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Tratta dal romanzo cyberpunk Bay City di Richard K. Morgan, Altered Carbon è una serie fantascientifica dispotica ambientata nel 2384.  In questa visione del futuro gli esseri umani sono riusciti a sviluppare una tecnologia capace di trascendere le morte, in cui il corpo è solo un contenitore di noi stessi, dei nostri ricordi e delle nostre esperienze. Joel Kinnaman è Takeshi Kovacs, l’ultimo di una fazione di ribelli chiamata Spedi. Considerato alla stregua di un pericoloso terrorista, Kovacs viene tenuto sotto ghiaccio per diversi decenni fino a quando un potente magnate, Laurens Bancroft, decide di risvegliarlo per indagare sul suo presunto omicidio. In questa realtà non vi è nei fatti un vero progresso, si assiste anzi a un deleterio dilagare della globalizzazione in cui da un lato i ricchissimi MAT hanno la concreta opportunità di vivere per sempre ospiti di “custodie” sempre diverse e migliorate e dall’altro la maggioranza della popolazione vive sull’orlo del degrado e della sussistenza, in lotta con i principi etici e morali sulla questione della vera morte. La trama è trascinante, ben proposta. D’effetto Joel Kinnaman nel ruolo di custodia di Kovacs biologicamente nato in un corpo differente. La prima stagione è composta da 10 episodi, che potrebbero essere auto conclusivi ma lasciare spazio anche a un seguito. Ho amato molto questa stagione, seppur nella parte centrale con l’arrivo di Reileen la storia assume tratti confusionari e poco coerenti, riuscendo tuttavia ad aver un ottima ripresa sul finale. 

Discarded Series

DISCARDED SERIES 

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Un remoto paesino di provincia, quattro giovani nerd e le loro ordinarie esistenze. Uno di loro scompare e da qui una serie di assurdi e improbabili eventi sconvolgerà la quiete della cittadina. La trama non è plausibile infatti si strascina fino alla fine della prima stagione. Potrei entrare nei dettagli ma vorrei comunque evitare di fare spoiler. Sta di fatto che se un governo vuole decretare qualcosa lo fa senza tanti patemi d’animo. Ciò che fa perdere di coerenza la storia non è tanto l’approccio fantascientifico, ma il modo pessimo in cui viene gestito. La suspence  soprattuto nei primi episodi, viene creata con espedienti elementari che poi crollano miseramente su sé stessi al momento di fare un po’ la quadra della situazione. Il cast è triste e depresso, privo di carisma. Nemmeno la presenza di Winona Ryder riesce a dare brio a una trama tanto strampalata e inverosimile, in cui i piccoli attori, fatta forse solo eccezione per la piccola “11” interpretata da Millie Bobby Brown, non riescono a suscitare simpatia, e trattandosi di bambini ci vuole impegno. Anche pensandola come una teen series mi risulta comunque noiosa e poco appetibile, non comprendo come la critica americana abbia apprezzato questo lavoro e come sia possibile abbia ottenuto un rinnovo fino a una terza stagione … 

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DISCARDED 

DOPO LA PRIMA STAGIONE

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Once_Upon_a_Time

Su questa serie sono partita prevenuta poiché odio i rimaneggiamenti dei classici. Credo che sia doveroso creare nuove storie e nuovi personaggi piuttosto che sfruttare ancora fiabe ormai note, con il forte rischio di peggiorarle. Per quanto concerne quanto è stato fatto con questa serie devo dire che nel complesso poteva andare peggio. Benché gli improbabili rimaneggiamenti sono stati tanti, l’idea di fondo, che vede i personaggi delle fiabe intrappolati nella vita reale, è buona e porta con sé  originalità e fantasia. Il cast è vasto, moltissimi sono i volti più o meno noti del panorama cinematografico americano.  Non mi hanno convinto sia l’attrice protagonista Jennifer Morrison nel ruolo di Emma Swan che il suo giovane partner Jared S. Gilmore nel ruolo di Henry Mills. Ho trovato invece perfetti nei loro ruoli Jamie Dornan (giovanissimo e anche super sexy) e Robert Carlyle, davvero calato nel ruolo di Tremotino. Avevo scelto questa serie per avere uno svago in comune con mio figlio di quattro anni, purtroppo alcune scene restano un po’ violente ma sul lungo periodo la storia non è riuscita ad appassionare né me né lui. 

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DOPO LA PRIMA STAGIONE

(Non escludo un ritorno d’interesse visto il grande successo della serie) 

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In questo caso so di attaccare un cult della nuova generazione. Non dico di non comprendere e non apprezzare l’indubbio talento e l’ironia di Bryan Cranston nel ruolo di Walter White. La trama tuttavia tocca delle tematiche molto forti: la malattia oncologica, la gestione della disabilità di un figlio, la maternità alla soglia dei quaranta in una situazione precaria e la disperazione che porta a fare l’impensabile. Aree molto sensibili, che per me meritano più tatto. Vince Gilligan, regista della serie, è abile nella sdrammatizzazione, ma resta il fatto che vi sono situazioni realmente drammatiche che vanno trattate come tali, scherzarci sopra per me non è etico ed esalta ancora una volta la società del disvalore e dell’indifferenza in cui non vi sono più né regole né remore. Una serie deve essere intrattenimento e qui ho trovato qualcosa di ben fatto che non mi è piaciuto per quello che pubblicizza. 

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DOPO POCHI EPISODI

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Shadowhunters

Dopo il film tratto dalla saga The Mortal Instruments, ci mancava la serie. Pura teen series, un Buffy della nuova generazione. Un crogiolo di mostri: vampiri, vampiri mannari, lupi mannari, fate e chi più ne ha più ne metta, conditi con i problemi della pubertà. Il nerd sfigato innamorato della sua migliore amica che lo considera più come un fratello. La bella di turno che s’innamora del biondo laccato e tenebroso che scopre poi essere un cacciatore di demoni. Per i miei gusti sul fantasy la storia e un po’ troppo pasticciata, troppi esseri tutti insieme senza arte né parte. Fastidioso il richiamo a “The Secret Circe”, che in sostanza racconta una storia molto simile in maniera più lineare e convincente. Ciò che stona più di tutto  è  il cast: penosa l’interpretazione di Clary da parte di Katherine McNamara e quella di Dominic Sherwood, che a dispetto di un’innegabile avvenenza riesce a essere privo di sex appeal. Del tutto esagerata e fuori dal plausibile l’interpretazione di Emeraude Tobia ma accettabile visto la piattezza dei suoi colleghi. Interessanti solo Matthew Daddario e in particolare Harry Shum Jr, l’unico convincente, interessante e affascinante nel ruolo di Magnus Bane. Sfortunatamente essendo i due una coppia vanno infrante anche le plausibili fantasticherie di tutto il pubblico etero femminile. Terrificante il cast che interpreta i vampiri, capace di far perdere fascino a un mostro tanto antico, per non parlare del gruppo dei licantropi che riesce a fare anche peggio. 

 

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DOPO LA PRIMA STAGIONE

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Black Mirror una serie di Charlie Brooker

A pochi giorni dall’uscita della quarta stagione sulla piattaforma digitale Netflix, oggi parlerò di “Black Mirror” una serie inusuale ed anti – convenzionale. 

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Un lavoro fuori dagli schemi, composto da pochissimi episodi articolati in 4 stagioni. Ogni episodio è totalmente scollegato da quello precedente, come unico filo conduttore un monito forte ed evidente contro lo sviluppo tecnologico e sugli effetti che lo stesso potrebbe avere in un futuro più o meno recente sulle nostre vite. Non è compito semplice fare una recensione generale della serie poiché come specificato ogni episodio è un micro mondo a sé spesso e volentieri un prodotto migliore di molti film visti sul grande schermo. Tuttavia ragionando nel complesso la serie risulta molto ben fatta, coinvolgente, visionaria, di certo non adatta a tutti, in molti episodi si trascende infatti sulla fantascienza in distopie parziali o totali. Sovente vengono proposti contenuti ad alta tensione ed il non sapere di cosa tratterà l’episodio successivo potrebbe creare inquietudine. Capita di trovarsi di fronte a storie pazzesche che in fondo sembrano più verosimili di quanto vorremo o potremmo desiderare fosse auspicabile.

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PRIMA STAGIONE

Non è stato facile scegliere poiché ogni episodio ha un suo perché e a suo modo ha un significato nascosto. Dei tre della prima stagione quello che sicuramente mi ha colpita di più è stato il secondo, intitolato 15 milioni di celebrità“, sebbene anche Messaggio al Primo Ministro” per la sua inquietante plausibilità e “Ricordi pericolosi” per la tipologia di invenzione futuristica proposta, un chip celebrale capace di archiviare i ricordi delle persone e poi rivederli e analizzarli infinite volte, siano state delle visioni interessanti.

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15 milioni di celebrità

(Stagione 1, Episodio 2)

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Veniamo catapultati in mondo dispotico asettico, anonimo ed artificiale, in cui le persone sono impegnate a pedalare su cyclette tecnologiche al fine (si capirà strada facendo) di produrre energia elettrica. Ognuno ha un avatar virtuale, il solo a poter essere personalizzato o ad avere una propria identità. Sia gli uomini che le donne sono letteralmente bombardati giorno e notte da video pubblicitari delle più svariate nature, dall’erotico all’esilarante, la cui visione è evitabile pena il pagamento di pesanti sanzioni pecuniarie. Persino le minuscole e claustrofobie stanze che li ospitano sono tappezzate di monitor a scopo pubblicitario. Coloro che non riescono a sostenere i ritmi e diventano obesi vengono surclassati come cittadini di serie B, ghettizzati, bullizzati ed impegnati come spazzini, vittime di crudeli e degradanti show televisivi prontamente condivisi con la comunità. I sentimenti che vanno per la maggiore sono rabbia e crudeltà, l’amore ed il sesso sembrano oggetti fini a sé stessi (mai tangibili né tantomeno praticabili ma figli anch’essi di pubblicità spazzatura). Nella sostanza siamo in presenza di un mondo sterile, in cui i contatti umani sono pressoché nulli e l’unica via di salvezza ed ambizione sembra sia rappresentata dalla partecipazione ad uno show televisivo stile Italia’s Got Talent chiamato Hot Shots. Bingham “Bing” Madsen è un giovane ragazzo di colore che fa parte di questo sistema contorto e che a differenza di altri si sente in trappola, disgustato dall’evoluzione della sua esistenza. Quando Bing conosce la bellissima Abi, decide di fare il possibile per cambiare la vita della donna che ha illuminato il suo cuore, regalandole il costosissimo biglietto d’accesso al celebre programma la cui partecipazione è possibile solo grazie allo sborso di ingente quantità di “soldi” che le persone guadagnano nella loro attività di “atleti” pedalatori.  Le cose sembrano andare bene ma il perverso sistema ha in gioco per i due dolci sognatori un’evoluzione inaspettata ed alquanto amara…

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SECONDA STAGIONE

Gli episodi delle seconda stagione mi sono piaciuti meno di quelli della prima, ma sono risultati comunque interessanti nel loro complesso. Quello che mi ha colpito di più è stato “Torna da me”, mentre ho trovato eccessivamente violento e crudele l’episodio “Orso Bianco”. “Vota Waldo” mi è apparso oggi come oggi così plausibile da non risultare originale come gli altri. 

Torna da me

(Stagione 2, Episodio 1)

Martha e Ash sono una giovane coppia innamorata. La loro vita sembra scorrere serenamente fino a quando Ash muore in un incidente stradale. Subito dopo l’incidente Martha scopre di essere incinta ed è costretta a subire il dolore della perdita con la consapevolezza che sarà una mamma sola. In uno stato di depressione ed agonia la giovane cede al consiglio di una sua conoscente, usa quindi una specifica applicazione in grado di simulare la personalità di una persona defunta basandosi esclusivamente sui contenuti che quest’ultima ha condiviso sui social network. Dopo una plausibile diffidenza iniziale, Martha si affeziona al nuovo Ash e diventa ossessionata e dipendente da questa relazione artificiale…

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Bianco Natale

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Bianco Natale è un episodio fuori serie, nei fatti è un vero e proprio film sia in termini di durata che di complessità della trama. E’ il giorno di Natale, Matt Trent e Joe Potter si ritrovano soli in una casetta di campagna lontani dalla civiltà. Sembra siano lì per fare un lavoro di cui però non fanno menzione e che quello sia il loro primo giorno libero da diverso tempo. Matt sin da subito socievole e spigliato cerca di instaurare una conversazione con l’introverso e chiuso Joe, raccontandogli la sua vita e di come sia finito lì con lui. La civiltà dei due apparentemente non è molto più moderna della nostra, eccezion fatta per la diversa concezione del “Blocco social” esteso qui alla vita reale fino all’impossibilità di vedere e colloquiare con chi subisce il blocco. Mat racconta di essere stato in una vita passata una sorta di Romantic Coach, impegnato a guidare in remoto ed in tempo reale i ragazzi timidi, bruttini ed insicuri negli approcci romantici. Dichiara inoltre di essere uno psicologo di coscienze, nuova portentosa invenzione della scienza moderna che offre la possibilità di imprigionare una copia virtuale di sé stessi in un minuscolo uovo iper tecnologico con l’obbiettivo di trasformarla in un valido ed efficiente aiutante di supporto in tutte le attività quotidiane. Joe trova aberrante questa invenzione e spronato dal collega inizia a raccontare la sua di storia, verso un epilogo a mio avviso prevedibile ma comunque dai tratti interessanti.

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TERZA  STAGIONE

La terza stagione è formata da 6 episodi, quelli che mi hanno colpito di più sono stati “Caduta libera”, “Zitto e balla” e “San Junipero”. 

Caduta libera

(Stagione 3, Episodio 1)

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Una realtà apparentemente utopistica, in cui la giovane e bella Lacie Pound vive alla ricerca di consensi positivi. In questo mondo infatti le persone al pari di hotel, ristoranti e prodotti sono soggette a costanti recensioni e valutazioni da 1 a 5 stelle, un vero e proprio rating di amazon finito fuori controllo. Tutto questo crea una società apparentemente perfetta, gentile, elegante in cui la fanno da padrone cortesia e gentilezza. Lacie ha un’ottima posizione ma essendo una donna ambiziosa brama a qualcosa di più ed è disposta a tutto pur di innalzare il suo punteggio e trasferissi in un esclusivo quartiere abitato dalle persone che contano. Cade a fagiolo un incredibile opportunità, quello di essere stata scelta come damigella d’onore di una vecchia conoscente di Lacie, ampiamente quotata e con un punteggio che sfiora le 5 stelle. Lacie organizza tutto per bene ma un imprevisto sul suo volo aereo sarà solo l’inizio di una lunga serie di disavventure e di un viaggio verso i limiti e l’ipocrisia di quella realtà… 

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Zitto e balla

(Stagione 3, Episodio 3)

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Zitto e balla è uno degli episodi più plausibili  della serie poiché si basa su tecnologie già esistenti e probabilmente è quello che ha creato ad ora più suspance ed adrenalina. Kenny è un ragazzo introverso ed emarginato, un giorno sua sorella gli sottrae senza permesso il suo portatile ed accidentalmente scarica un virus. Il ragazzo tenta di rimuoverlo ma ormai il danno è fatto e mediante la videocamera presente sul monitor qualcuno che l’ha filmato durante atti privati inizia a ricattarlo. Inizia così una lunga serie di “missioni” che coinvolgono altre persone al fine di scongiurare la pubblicazione delle informazioni scottanti. Innegabile l’angoscia alla fine della visione dell’episodio…

San Junipero

(Stagione 3, Episodio 4)

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Questo episodio è l’unico a non essere adrenalinico, ma lento e romantico, a mio avviso il solo a dare una visione positiva dell’avvento tecnologico in una realtà come la nostra in cui sono state potenziate le realtà virtuali. Molto avvenente e magnetica l’attrice che interpreta la giovane Kelly (Guru Mbatha-Raw).

 

Vikings

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Vikings è l’ennesima riprova di come i produttori scelgano di investire sempre di più sul piccolo schermo. Una serie di ispirazione storica, scritta e creata da Michael Hirstnarra l’ascesa al potere dell’audace e visionario Ragnar LoðbrókUn telefilm sensazionale, ben realizzato che riesce fino a metà della quarta stagione a regalare episodi avvincenti e ricchi di colpi di scena. Vi è un calo di magnetismo quando la storia vira sulle vicende che vedono come protagonisti i figli di Ragnar, ma è la prima volta che una serie riesce ad essere così accattivante per tanti episodi di seguito. Le vicende e le story line che vengono sviluppate sono interessanti e coinvolgenti, il cast è strepitoso e ben assortito. A differenza di serie dello stesso genere come ad esempio Black Sails, non ci si perde in monologhi altisonanti e fuori tema, molto è lo spazio dedicato all’azione, alla rude e cruda realtà di quella che doveva essere la vita degli antichi popoli nordici pagani. Poco viene lasciato all’immaginazione e vengono proposte spesso scene forti e violente. Limitata anche la censura sessuale, tante sono le scene erotiche e gli intrighi sentimentali che coinvolgono i protagonisti. Una serie a mio avviso che merita assolutamente di essere vista, fermo restando una buona tolleranza per le scene crude e violente. Grandiosa rivelazione è stata la riscoperta di Travis Filman, che in Vikings mostra valenti doti interpretative e non solo. Va da sé che i personaggi restando molto romanzati sono spesso protagonisti di impossibili imprese eroiche. Tra tutte mi colpiscono le conquiste della protagonista femminile, Lagertha, bellissima donna guerriera, che attrae e conquista ma che a mio avviso regala nel lungo periodo un prototipo femminile esagerato ed inarrivabile.

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I PROTAGONISTI 

Travis Filman, è Ragnar Loðbrók, protagonista della serie che racconta la sua ascesa verso fama, gloria e potere.

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Kathryn Winnick è Lagertha, prima moglie di Ragnar e donna guerriera. 

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Clive Stanne è Rollo, fratello di Ragnar, valente ed ambizioso guerriero. 

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Gustaf Skarsgård è Floki, abile falegname e costruttore di navi. Folle ed eccentrico ed abile anche in battaglia. Fortemente devoto alla sua fede pagana aiuterà Ragnar nelle sue folli imprese. 

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George Blagden è Athelstan, monaco cristiano che durante la prima razia nell’ovest viene rapito ed accolto da Ragnar inizialmente come schiavo. Nel tempo tuttavia nascerà tra i due una profonda amicizia.

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Alexander Ludwig è Björn Ragnarsson, il primo figlio di Ragnar, nato dalla sua unione con Lagertha. Alexander inizia ad interpretare il ruolo poco più che ragazzino e cresce con l’evoluzione della storia. 

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Alyssa Sutherland è Aslaug. Principessa di celebri natali diviene la seconda moglie di Ragnar e gli darà ben quattro figli maschi. 

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Linus Roache è Re Egbert, sovrano del Wessex. Diventerà per Ragnar un importante antagonista. 

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Jessamyn Gilsig è Siggy, moglie del conte locale a cui Ragnar ruberà il titolo e successivamente moglie di Rollo.

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John Kavanagh è l’indovino, un personaggio grottesco ed inquietante, portavoce del disegno degli dei. 

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Maude Hirst è Helga, moglie e compagna di Floki. 

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Ubbe (Jordan Patrick Smith)Hvtitserk (Marco Ilsø), Sigurd serpe nell’occhio (David Lidström) e Ivar il senz’ossa (Alex Høgh Andersen), sono i quattro  figli che Ragnar avrà con Aslaug e che assieme a Björn porteranno avanti la dinastia dei Loðbrók. I figli piccoli fino a metà della quarta stagione diventano uomini nella metà della quarta stagione. Nonostante a mio modesto avviso la serie sia scaduta con il cambio di testimone tra padre e figli, la quinta serie è stata confermata e si concentrerà sulle loro imprese. L’unico dei quattro attori a cui riconosco talento e carisma è Alex Høgh Andersen, che si ritrova in un ruolo non facile, quello di “storpio“, in una realtà dove la prestanza fisica era tutto. Il temperamento del personaggio, la follia ed il sadismo con cui viene interpretato lo rendono interessante. Nel cast della quinta stagione vi sarà una new entry d’eccezione, Jonathan Rhys-Meyers. Non escludo dunque che la serie continui ad emozionare e stupire come in passato…

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Recensione di “House of Cards” una serie di Beau Willimon

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House of Cards è una serie televisiva statunitense concepita e prodotta da Beau Willimon, basata sull’omonimo romanzo di Michael Dobbs. La prima stagione è stata lanciata nel febbraio 2013 sulla rete streaming Netfilix. Il principale effetto speciale di House of Card è il talento degli interpreti, assistiamo infatti ad un’inversione di tendenza, in cui big del grande schermo del calibro di Kevin Spacey e Robin Wright si prestano ad apparizioni sul piccolo schermo, usanza sempre più comune ed in contrasto con ciò che accedeva in passato in cui le serie fungevano da rampa di lancio verso fama, successo e cinema. L’inversione di tendenza penso dipenda dal fatto che i produttori si siano resi conto che le serie tv, avendo a disposizione più tempo per sviluppare storia e personaggi, hanno il merito di creare una connessione potente con lo spettatore ed abbiano quindi deciso di investire denaro per raggiungere un certo target di qualità.

House of Cards immerge lo spettatore nella torbida esistenza degli ambiziosi coniugi Underwood, alla costante ricerca di prestigio e potere. Un viaggio nel lato oscuro della politica, in cui un immaginario deputato del Partito Democratico, Frank Underwood, ordisce machiavelliche e crudeli strategie per raggiungere i vertici del potere. Una regia globale d’effetto, claustrofobica e ferrata che mantiene coerenza ed appeal a dispetto del costante cambio di regia sui singoli episodi, che parte con il botto grazie alla collaborazione del geniale David Fincher, noto regista di film come SevenZodiaco e Amore Bugiardo. D’effetto e sconcertante la scelta di creare un canale diretto tra Frank Underwood e lo spettatore, possibile mediante le riprese in prima persona in cui il deputato si confessa direttamente con chi lo sta guardano. Mai come in questo caso risulta interessante un’analisi dei personaggi, che prendono vita in maniera profondatamene controversa, tra dubbi ed incertezze, cinismo e disincanto. Un mondo, quello di House of Cards, in cui il fine giustifica i mezzi e l’illecito diventa uno strumento di sopravvivenza in una giungla di metaforici lupi senza pelliccia ma dotati di affilati artigli.

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I PERSONAGGI D’IMPATTO DELLA PRIMA STAGIONE

Kevin Spacey (classe 1959) è il deputato Frank Underwood

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Un personaggio ambiguo, freddo, perverso e manipolatore, incapace di amare null’altro che il potere e mosso da un ego e un’ambizione senza confini. Un protagonista inconsueto, che non vuole assolutamente essere un eroe e che mostra la sua meschinità con disinvoltura e cinica eleganza. Underwood è disposto a travolgere tutto e tutti nella sua ascesa al potere, al di là di etica, morale ed umanità. Pare essere nei fatti, il concentrato del peggio che offre l’umanità e la dimostrazione di come l’apparire non ha nei fatti nulla a che vedere con l’essere. Sfortunatamente non tutti i predatori hanno zanne visibili: Underwood ed il suo entourage sembrano esserne l’esempio. L’interpretazione di Spacey è spettacolare.

Robin Wright (classe 1966) è Claire Underwood

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Moglie di Frank, donna bellissima, elegante e di successo. Nasconde dietro ad una facciata di umanità e perbenismo ambizioni di fama e potere paragonabili a quelle del suo compagno, con cui mantiene un rapporto inquietante di disarmante sincerità e privo di passionalità. Claire pare a tratti una donna determinata, pratica e pericolosa al pari del marito, lasciando tuttavia trasparire barlumi di emozionalità, confusione e dubbio. L’interpretazione della Robin è favolosa ma non stimo molto il suo personaggio e la  tipologia di donna che rappresenta.

Kate Mara (classe 1983) è Zoe Barnes

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Giovanissima reporter del Washington Herald, viene notata dal machiavellico Underwood ed abilmente manipolata. Zoe pare in principio una piccola e determinata arrampicatrice sociale disposta a tutto pur di fare carriera, persino ad avere una relazione con un uomo sposato e molto più grande di lei. Zoe comincia tuttavia a tentennare e a soffrire il fatto di  far parte di un progetto più perverso e grande di lei.

Corey Stoll (classe 1976) è Peter Russo

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Giovane deputato, con grandi ambizioni ma schiavo dei vizzi della vita: sesso, alcool e droga. Russo rappresenta dal mio punto di vista l’essenza della politica, il classico esempio dell’uomo politico che una volta raggiunta la posizione di prestigio si crogiola negli agi dell’élite di governo, dimenticando le promesse fatte agli elettori che gli hanno dato fiducia. Russo vive nell’arco della serie fasi altalenanti cercando di superare invano le sue dipendenze, incapace di mostrare la determinazione e la vigilanza necessarie per la via del potere. La scelta di un cognome di origini italiane per questo personaggio sarà solo una coincidenza? Ma…

Michael Kelly (classe 1969) è Doug Stamper

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Fidato assistente di Underwood, aiuterà il deputato nella sua ascesa al potere senza  titubanze. Privo di una vita privata e dedito alla missione, sembra nascondere un triste ed oscuro passato di cui non vengono messi in luce i dettagli.

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