Baby una serie di Andrea De sica

VERI TALENTI ITALIANI

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Baby è una mini serie per adolescenti Italiana, con al timone il regista Andrea De Sica. La storia narra le vicende di alcuni ragazzi di una scuola privata della Roma abbiente. Le protagoniste principali sono Chiara e Ludovica, ragazze molto belle, dai diversi temperamenti, provenienti da diversi contesti familiari: la prima proviene dalla tipica famiglia borghese tradizionale, maniaca delle apparenze; l’altra vive con la madre, in lite perenne con l’ex marito, affetta da una marcata sindrome di Peter Pan. Costrette a subire i turbamenti psichici delle famiglie d’origine le due affrontano un’adolescenza difficile. Chiara emula la vita d’apparenza come da modello familiare, mentre Ludovica eccede nella trasgressione e nell’erotismo, frequentando soggetti discutibili come Saverio e Fiore. Entrambe sull’orlo di una crisi esistenziale, si ritrovano a diventare delle baby escort senza colpo ferire e senza dubbi morali. La serie prende libera ispirazione dal famoso scandalo romano delle baby prostitute. Il pubblico a cui è rivolta è verosimilmente quello di Élite. Baby tuttavia non tocca i livelli di drammaticità, suspense e colpi di scena come fa la serie spagnola tratta un tema molto caldo e discusso al giorno d’oggi, quello della perdita dei valori, del concetto di amore e del cinismo già diffuso tra i giovanissimi. In merito mi sento di dire che il nostro periodo storico è molto complesso, lo sviluppo tecnologico e i social hanno nei fatti rivoluzionato i rapporti sociali. Oggi siamo da un certo punto di vista tutti delle “Star” o per lo meno fortissima può essere questa illusione, soprattutto tra i più giovani. Quasi nulla resta celato della vita delle persone, in un mondo frenetico, consumistico e sempre più insensibile e indifferente al disagio ma quanto mai magnanimo all’ipocrisia, all’ostentata sicurezza in sé stessi. Un mondo in cui l’omertà è leader indiscussa e si fa i buonisti per cose superficiali ma niente di concreto per le cose davvero importanti. Un sistema dove vengono richieste capacità sempre più complesse senza tuttavia avere un riscontro reale in termini di lavoro, creando un perenne senso di inadeguatezza e instabilità. Nei fatti chi più chi meno ci si ritrova a essere una sorta di Dorian Gray moderno. Il perché deriva tuttavia dal fatto che non siamo così originali, soprattutto chi legge o ha letto i grandi classici, scoprirà che tutto questo è sempre esistito. L’oscurità, la depravazione e la voglia di trasgressione è insita nel genere umano. Il problema sta nell’eccesso, nel non avere un limite tra giusto e sbagliato, in un confine morale sempre più labile e tollerante. L’epoca moderna ha esasperato tutti i nostri sensi, reso da un lato più semplici i contatti che diventando accessibili con poco sforzo tendendo al consumismo sessuale, al non affezionamento pur di non soffrire e a diventare vuoti e indifferenti. Da qui credo che arrivi la perdita di valore dell’amore, visto sempre più come una debolezza. De Sica esprime molto bene questi concetti. Ho amato moltissimo il suo lavoro. Il cast è magnifico quasi tutti gli attori sono molto bravi. Raramente ho visto serie di questo livello nel panorama Italiano. Il mio personaggio preferito è sicuramente Ludovica, interpretata dalla giovanissima e sublime Alice Pagani e il suo partner maledetto Fiore interpretato da Giuseppe Maggio. I ragazzi incarnano perfettamente i ruoli a loro assegnati. Bravissima anche Benedetta Porcaroli, tuttavia è il personaggio in sé a colpirmi di meno, non l’interpretazione dell’attrice. Paolo Calabresi molto credibile nel ruolo del viscido pappone manipolatore Saverio. Il resto del cast, che vede interpreti anche noti come Isabella Ferrrai, Claudia Pandolfi e Tommaso Ragno tiene botta egregiamente. L’unico personaggio che proprio non mi è piaciuto è Damiano Yones, interpretato dall’attore Riccardo Mandolini. Ovviamente non ho nulla contro la persona, ma trovo che le sue battute spesso siano incomprensibili, scandite male al di là dell’accento romano che crea il giusto folclore. Fiore, con un ruolo speculare, non ha mai questo problema, la sua interpretazione non vacilla. Consiglio vivamente la visione di questa serie, che ha la delicatezza di censurare ciò che merita censura. Sono molto felice che il nostro paese abbia attori e un regista di questo spessore e di aver puntato su Netflix, piattaforma nuova e meravigliosa che sta dando a tantissimi l’opportunità di emergere. Spero che la serie abbia un seguito. In sostanza il messaggio finale vuole essere positivo, il regista non crede infatti nella perdita dei valori di questa generazione, vede il buono oltre il velo, l’amore che cerca di emergere, a dispetto del controllo e di ogni avversità.

 

Frontiera una serie di Rob Blackie e Peter Blackie

OH MY GOD

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Visto il mio amore per l’arte del grande e piccolo schermo ci tenevo molto a fare questa recensione.  Non posso esimermi dall’essere davvero spietata, poiché  dopo la tortura a cui sono stata sottoposta seguendo questa serie che di buono ha forse solo Jason Mamoa ( e dico forse perché qui fa schifo pure lui come attore) mi devo davvero sfogare. Il parto dei fratelli Blackie deve essere il frutto di un amore incestuoso tra fratelli, peggio che i frutti dei figli dei personaggi di Martin nel Trono di Spade. A confronto ogni altra serie che possa non essere piaciuta tipo Shannara diventa un capolavoro di rara bellezza. La trama è inutile che ve la racconto perché non c’è, o se c’è manco Pa di OA riuscirebbe a trovarla. Gli attori sono terribili, non se ne salva nemmeno uno. Gli episodi sembrano montati alla cavolo, come quando sei di fretta e prendi ciò che capita dall’armadio. In questa serie troviamo personaggi principali che spariscono , come Evan Jonigkeit nel ruolo del Capitano Chesterfield, che conquista tutta la mia ammirazione visto che si sarà reso conto che la sua carriera sarebbe crollata a picco  presenziando oltre tempo a questa parodia,  decidendo  letteralmente di sparire dalla terza stagione come un abile  David Copperfield. Di questa sparizione i due registi non si sono dati pace e quindi hanno semplicemente smesso per un pò di parlarne, poi in fase avanzata hanno accettato l’abbandono e ne hanno decretato la morte, non si sa bene in quali circostanze. Lo avrà ucciso Mamoa per pietà? O semplicemente il personaggio si è buttato dalla scogliera? Non ci è dato saperlo e dovremmo accettare questo status quo. Il finale di serie poi, tocca l’aulico dell’assurdo. Non vorrei svelarlo per non fare spoiler, ma in questo caso dovreste pregarmi di farlo per una volta spoiler perché voi questa serie non la dovrete vedere a meno che non dobbiate scontare qualche penitenza o siate in vena di ironia collaterale. 

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“Perché perché ho accettato questo ruolo? Che avevo per la testa? Non cercatemi mai più? Chiaro!”

The OA una serie di Zal Batmanglij

AMORE INTRADIMENSIONALE

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The Oa è una serie di fantascienza statunitense realizzata da Zal Batmanglij  e distribuita sulla piattaforma Netflix. Racconta la storia di Prairie Johnson una ragazza dall’infanzia difficile, vittima in tenera di un incidente automobilistico sul pulmino della scuola dove vive un esperienza di pre morte che la priverà della vista. Le sfortune della povera Nina (nome di battesimo originale) tuttavia  sono solo all’inizio, perde prematuramente anche il ricco padre e si ritrova a vivere nel bordello della zia, dove verrà poi adottata da una famiglia americana. In questo breve sunto è inevitabile fare un minimo di spoiler, poiché la trama è talmente intricata e non lineare da diventa difficile persino fare il punto della situazione. Questi elementi, tuttavia non sono negativi, ma estremamente innovativi. The Oa è una delle serie più belle viste negli ultimi anni. Per chi è appassionato di fantascienza  e misticismo sarà un ottima visione. Il cast  è formato da attori  davvero molto bravi . Mi hanno colpito: la protagonista Brit Marling, Jason Isaacs nel ruolo di Hap e Patrick Gibson nel ruolo di Steve. La storia per quanto allucinate fila senza smentirsi mai, ci rivedo infatti  il qualcosa di geniale che mi aveva fatto amare il film Mad Max diretto da George Miller. Struggente e passionale la storia d’amore, tra Prairie e Homar, di quelle che oggi non sembrano più possibili a causa dei social, della rete e del consumismo sessuale. In Oa emerge chiaramente che non è  il sesso a creare un legame ma qualcosa di molto più profondo e mistico. L’unico appunto che mi sento di fare è che l’attrice e ideatrice della serie,  Brit Marling crede effettivamente che non esista una vita dopo la morte in termini di paradiso o inferno, ma qualcosa di molto diverso. Una idea così spacciata per vera mi spaventa, poiché nella serie si parla con leggerezza di esperienze premorte e suicidi, come la via per sfuggire dalle sofferenze del presente. Pertanto suggerisco a chi leggerà la mia recensione di non prendere per vero quella che è una storia, benché stiate attraversando un momento nero può essere risolto in questa dimensione senza commettere gesti estremi, nessuno sa per certo cosa c’è dopo la morte, attualmente la sola condizione irreversibile che io conosca. 

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“You” una serie ideata da Greg Berlanti & Sera Gamble

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You è una nuovissima serie tv statunitense in esclusiva Netflix. La trama, ispirata al romanzo omonimo scritto da Caroline Keynes, è un’istantanea della vita moderna.  I protagonisti, attori in un mondo fatto sempre più di apparenze, bombardati dall’uso smodato dei social, vittime della perdita di stabilità e sicurezza in tutti gli ambiti della vita, sia umani che economici, diventano facili prede di ossessioni.     Jo, in particolare, apparentemente il bravo ragazzo delle porta accanto: attento lettore, gestore di una libreria, per nulla ambizioso, addirittura gentile, premuroso e romantico, si rivelerà un ragazzo fortemente squilibrato, che si serve con grande facilità dei nuovi strumenti tecnologici, per sfogare le sue insane manie di controllo e realizzare il suo impossibile sogno d’amore. Una serie coinvolgente, benché moltissimi siano gli elementi surreali che la caratterizzano, poiché portatrice di qualcosa di familiare e di angosciosamente plausibile. Accattivante la narrazione dal punto di vista di Jo, che non vede nulla di sbagliato nelle sue azioni, tanto da far passare omicidi per atti dovuti e salvifici,  parte integrante di una normale routine, che tuttavia sembra stare stretta a tutti per quanto agognata. Interessante inoltre l’ambiguità dei personaggi, in cui il “mostro” non è semplicemente crudele e detestabile, ma il complesso costrutto di traumi e di ambivalenti slanci di altruismo e generosità. Mentre la vittima, la giovane scrittrice Beck, oggetto dell’ossessione  di Jo, non è la classica damigella in pericolo bensì una ragazza emancipata, ambiziosa, a tratti volubile e superficiale, in parte artefice del suo stesso destino. Serie ricca di colpi di scena e inaspettati risvolti, in un mondo sempre più malato e solitario dove il prezzo per l’amore e la felicità sembra dover essere estremo a tutti i costi. Interessante il cast, in particolare Penn Badgley nel ruolo di Jo e promettente la prospettiva di una seconda stagione. 

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Le terrificanti avventure di Sabrina, una serie di Roberto Aguirre-Sacasa

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Benché il titolo lo preannunciasse la nuova serie Netflix non ha nulla a che spartire con la teen commedy di fine anni novanta da cui ha preso in prestito i personaggi. Sabrina diventa in questa versione fastidiosa, puerile e buonista, determinata a farsi eroina di cause più o meno perse. Le sue zie sono delle vere e proprie streghe al servizio del signore oscuro e della chiesa della notte. Il virare sull’horror ha rovinato lo spirito disincantato e positivo della storia. I personaggi risultano poco credibili, contraddittori e caricaturali in un contesto di base che resta naife e bigotto, inserendo a sproposito scene truculente ed efferate. A differenza dell’analoga serie Salem in cui la protagonista Mary non si spaccia per la buona e bella verginella di quartiere che vuole distruggere il Demonio, qui Sabrina sputa letteralmente nel piatto in cui mangia usando i suoi poteri contro chi glieli fornisce. Nel complesso la serie non è ne carne ne pesce, per nulla credibile e più che paura alcune scene fanno solo disgusto poiché orchestrate da personaggi artificiosi che non riescono a essere né buoni né cattivi ma sospesi in uno strano limbo.

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