Recensione di Lupin

Lupin è una serie di stampo francese, in cui il protagonista, il giovane Assan Diop si ritrova presto orfano in un paese straniero a causa di un infamante è falsa accusa mossa dai ricchi datori di lavoro del padre. Assan conoscendo il buon cuore del padre è sicuro che l’uomo sia stato incastrato e ucciso e vota la sua vita per riabilitare la sua immagine e smascherare i veri colpevoli. Per trovare i mezzi necessari al suo progetto s’ispira all’eroe dei suoi romanzi preferiti, Lupin, il ladro gentiluomo. Ritroviamo anche qui come in Bridgeton lo sforzo di dare risalto alla causa antirazzista dando spazio a un moderno Lupin di colore, inserito in un contesto multietnico. Benché Omar Sy sia un bravo attore la trama della storia è sviluppata in maniera assurda e zoppicante, non c’è una logica o plausibilità in quasi tutte le vicende per come vengono sviluppate, diventando episodio dopo episodio sempre più ridicola e grottesca. Una serie proprio brutta, che per me non vale la pena seguire.

Recensione di Bridgerton

Il regista Chris Van Dusen ispirandosi alla serie di romanzi dell’autrice Julia Quinn racconta le vicende di un’utopica alta società londinese durante la Regency Era. I protagonisti principali sono i membri della numerosa famiglia Bridgerton e il bel Duca di Hastingst. Infischiandosene della plausibilità storica a favore di un’improbabile cast multi etnico, Bridgerton è a mio avviso una rivisitazione in costume di Gossip Girls. Le vicende sono raccontate in parte da una voce narrante fuori campo, la pettegola e tagliente Lady Whistledown, misteriosa autrice che con le sue pubblicazioni crea scompiglio e diletto nei salotti dell’annoiata classe aristocratica. Nel complesso parliamo di una serie che fa parlare di sé da un lato per l’avvenenza di alcuni personaggi e dall’altro per l’assenza di attinenza con la realtà storica sposando però la causa antirazziale, che oggi va tanto di moda. Del resto l’originalità è tutta qui, ovvero se sia giusto sacrificare la verità fattuale degli eventi del passato in nome di questa idea moderna di antirazzismo. Il successo della serie, conferma che questo compromesso è più che accettabile, inoltre c’è d’aggiungere l’asso nella manica: la tormentata (ma non troppo) storia d’amore tra l’avvenente Simon Basset interpretato da Regé-Jean Page e la dolce e raffinata Daphne Bridgerton interpretata da Phoebe Dynevor. Del resto il bello e maledetto ha sempre un grande ascendente e l’attivazione della dimensione favolistica, del sogno del principe azzurro, qui coadiuvato da magnifici abiti e scenografie, si presta sempre bene alla popolarità di un opera o uno sceneggiato.

Bridgerton 2 è stata confermata: cosa sappiamo sulla seconda stagione

Recensione di Unbelievable

undefined

Unbelievable è una miniserie televisiva statunitense creata, diretta, prodotta e sceneggiata da Susannah Grant che si ispira a una storia vera e narra una serie di stupri avvenuti negli stati di Washington e Colorado. La prima vittima, Marie Adler, denuncia di aver subito violenza, ma a causa della sua posizione all’interno di una comunità per giovani in difficoltà, la sua parola viene messa in dubbio da poliziotti poco empatici che la inducono a ritrattare la versione dei fatti causandole amare conseguenze nella vita quotidiana. Lo stupratore non risparmia altre donne attirando così l’attenzione di due brave detective, Karen Duvall e Grace Rasmussen. Le due si scontrano ben presto con un modus operandi insolito, studiato e accorto ma non si danno per vinte e lavorano per dare giustizia alle vittime. Una mini serie molto ben strutturata, un cast valido e convincente. Una denuncia a un sistema macchinoso e poco comunicativo, dove spesso e volentieri i criminali riescono a farla franca. Ovviamente non dev’essere facile fare i poliziotti ma se alcuni usano la propria posizione per prevaricare e compiere efferate nefandezze, altri si dedicano alla professione con impegno e dedizione. Una serie che consiglio vivamente.

Netflix

Recensione di Atypical

Atypical (TV Series 2017– ) - IMDb

Atypical è una serie televisiva statunitense creata da Robia Rashid per la piattaforma on demand Netflix, racconta la storia della famiglia Gardner focalizzando l’attenzione sul giovane Sam, ragazzo affetto d’autismo. La serie riesce a raccontare in modo molto ironico e delicato come la malattia vada ad impattare sulla vita della famiglia. I personaggi sono tutti molti interessanti, a partire dalla sorella minore Casey, strafottente e sarcastica, fino ai coniugi Gardner che a loro modo risentono dell’isolamento sociale e di una sorta di pudore che genera l’avere un figlio come Sam. Immagino che nella realtà la vita di questi ragazzi e delle loro famiglie sia molto più dura e che in Atypical il tutto sia inserito in un’atmosfera ovattata con personaggi stravaganti e fuori dalle righe come gli amici di Sam, Zahid e Paige, che a loro modo riescono a garantire al ragazzo una normalità che altrimenti non avrebbe. A prescindere dal fatto che la pillola venga indorata è interessante che qualcuno parli di autismo, ma soprattutto dell’amore con cui la famiglia aiuta il ragazzo ad affrontare la propria vita.

Atypical' Gets Season 2 Premiere Date On Netflix – Deadline

Recensione di La Regina degli scacchi

La Regina degli scacchi è una miniserie televisiva americana creata dal regista Scott Frank, sulla base del testo di Walter Tevis. Ambientata alla fine degli anni ’60, racconta la storia della giovane Elisabeth Harmon, rimasta orfana prematuramente a causa del suicidio della madre. La piccola viene affidata alle cure di un orfanotrofio, gestito con rigore ma anche umanità. In questa bolla fuori dal mondo, grazie al custode dell’istituto Elisabeth scopre un gioco che l’appassionerà e che cambierà la sua vita per sempre: gli scacchi. Una serie a mio avviso particolare, originale, curata e molto ben realizzata. Nel seguire le vicissitudine di questa bimba prodigio, ci troviamo catapultati nel suo mondo ossessivo. L’eccesso infatti per Beth è uno stile di vita, cosa che la rende facile preda di diverse dipendenze, capaci di stroncare la sua brillante e ambiziosa carriera. Nel mondo della ragazza c’è poco spazio per amore e sentimenti poiché le sue ossessioni sono tali da alienarla dai rapporti umani, se non quelli strettamente essenziali. Trovo l’interpretazione di Beth Harmon fatta da Anya Taylor-Joy molto affascinante. Brava anche la piccola attrice che ha interpretato Beth da piccola. Una serie che merita di essere vista, che ha tra tutti il pregio di rendere un gioco come gli scacchi appassionante anche per chi non ha mai giocato.