Recensione di ” Il bambino dimenticato” di Benny Fera

Titolo: Il bambino Dimenticato
Autore: Benny Fera
Casa Editrice: self-publishing
Genere: Autobiografia
Numero Pagine: 188 
Costo versione e-book: 6,99 euro
Costo versione cartacea:11,99 euro
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SINOSSI: Questo libro racconta la vera storia di un bambino che ha sofferto la scuola. Lui amava giocare all’aria aperta con i suoi animali e stare in classe per lui era una vera tortura. Brutti voti, rimproveri e castighi hanno trasformato la vita del protagonista in una trappola di dolore.La sua sofferenza è durata fino all’età adulta, quando ha scoperto di essere dislessico.Da quel momento la sua esistenza è cambiata grazie alla volontà di trasformare la sua vita in un percorso diretto verso la felicità. Il bambino dimenticato ci insegna che la sofferenza può essere una grande risorsa per costruire un futuro felice.

 

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RECENSIONE: NON CONFORMI

Una scrittura semplice, frammenti di passato che come un puzzle costruiscono il presente. “Il bambino dimenticato” è una sorta di diario, una finestra sul mondo interiore dell’autore. Una prova di coraggio, di un uomo che si è messo in gioco e ha reso pubblica la sua vita, con le conseguenze e i giudizi che questo comporta. Detto questo non è stato divertente per me leggere questo libro. Ho rivissuto ricordi dolorosi della mia infanzia, in cui mi sono sentita diversa, “strana”, “aliena”, “non conforme” e spesso capita anche ora che sono adulta. Comprendo appieno l’ostilità dell’autore nei confronti dell’istituzione scolastica, tuttavia mi dissocio dal concetto che la scuola sia il male. Sapere, conoscere, imparare è fondamentale. “Scuola” è solo un nome, ma di fatto ogni istituzione è fatta di persone. Il problema della scuola, in Italia ma anche in molti altri paesi è che non si è evoluta al passo con tutto il resto. La scuola di oggi è pressapoco come la scuola dei miei genitori in un mondo completamente diverso. Sicuramente l’utilità delle etichette è discutibile, i test, i voti e la spietata competitività frustranti. Tuttavia le regole sono fatte dalla maggioranza. Il fatto di non sapere le tabelline, faticare a riconoscere destra e sinistra, avere quella brutta grafia, scarsa memoria di nomi, vie… rende difficile convivere con la “normalità” della comunità.  Purtroppo non condivido la visione positiva dell’autore, io trovo che per un DSA tutto è un po’ più complicato. La società per creare un ordine ha sempre premiato il conformismo. Sebbene oggi giochiamo a fare i sensibili e da un lato si studia la psiche umana, lodando la diversità e la bellezza della libertà, dall’altro vengono proposti lavori standardizzati in cui le propensioni logico matematiche la fanno da padrone e la competitività e l’autoritarismo sono massimi. Nella realtà pratica, si parte in svantaggio. In quante situazioni il non saper rispondere a semplici domande di cultura generale, crea sensazioni e situazione spiacevoli? Cosa puoi dire? “No guarda io non sono stupido o ignorante. Non so quanto fa 3×8 perché sono un DSA.” Il più delle volte le persone ti guardano perplesse non sapendo di cosa stai parlando o come se avessi uno strano handicap. La propensione alla creatività e all’arte di rado hanno un’utilità pratica. È vero che molti DSA hanno fatto la differenza, ma i più sono convinta si siano persi nella loro eccessiva sensibilità, che vedo più come una maledizione che un dono.

“Cercavo di unire le mie scelte con quello che poteva essere meglio accettato dagli altri “ 

Trovo sia utopistico, in una società individualista come la nostra sperare nella comprensione. Per tutti la vita sarebbe tendere alla felicità, ma credo che come dice Totò

 “Vi sono momenti minuscoli di felicità e sono quelli durante i quali si dimenticano le cose brutte. La felicità è fatta di attimi di dimenticanza” 

Trovo difficile che un non DSA legga o s’interessi di questa realtà o che la possa comprendere. Se da un lato sapere di non essere soli alleggerisce il cuore, dall’altro non annulla le difficoltà, sormontabili con una buona dose di impegno in più. In questo gioco della vita le regole sono dettate dal guadagno e del capitalismo, dove non c’è spazio per l’emotività, la sensibilità o la diversità. Un punto di vista il mio, più o meno condivisibile, nato dalle mie personali difficoltà nell’essere DSA (benché detesti l’idea di darne un’etichetta). Inoltre non condivido l’idea che un DSA possa essere “migliore” o “superiore”, ma semplicemente è diverso come del resto ognuno ha una sua unicità e peculiarità benché la società imponga un certa standardizzazione. Nel concreto vedo essere DSA una mano con carte non ottimali, in cui si deve comunque provare a giocare con meno risorse di quelle che servirebbero.

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Recensione di Sposa per sempre: Cinque passi nella leggenda di Donatella Perullo, Roberta Martinetti, Armando Maschini, Maria De Riggi e Paola Bianchi

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Titolo: Sposa per sempre 
Autrice:Donatella Perullo,Roberta Martinetti, 
Armando Maschini, Maria De Riggi e Paola Bianchi
Casa Editrice: self-publishing
Genere: Antologia
Numero Pagine: 144
Costo versione e-book: 2,99 euro
Costo versione cartacea: 10,40 euro
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ragnoLE 5 ANIME DI PASCUALITAragno

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Una raccolta di racconti a 10 mani mosse da un unico filo conduttore, che come la tela di un ragno tesse l’intricata leggenda della famosa “Sposa Cadavere” Pascualita. Pare infatti che presso l’atelier di abiti da sposa La Popular – La casa di Pascualita, l’attrazione principale non sia un semplice manichino, ma il corpo di una sposa imbalsamata. La teoria più diffusa è che la figlia della prima proprietaria del negozio ebbe la triste sorte di perire il giorno prima delle sue nozze a causa del morso di un ragno velenoso. La madre non potendo rinunciare a lei nemmeno da morta, decise di imbalsamarla e di esporla nella vetrina del suo negozio. Un racconto alquanto macabro e misterioso che non poteva passare inosservato in un paese come il Messico che vede nella morte una figura di culto. Si tratti di un abile manovra pubblicitaria o di una drammatica realtà, la risonanza di questa leggenda è giunta fino a noi ispirando gli autori di questa antologia. Ogni autore dà un senso a questa vicenda in modo diverso, seguendo la sua fantasia e sensibilità. C’è chi ha creato un mix tra le nostre leggende e quella della povera sposa sfortunata, fra storia e d un pizzico di alchimia. Chi ci ha visto lo zampino del maligno oppure di un killer psicopatico, fatto sta che da una sola idea sono nate tante vite diverse e tanti volti nuovi di una leggenda che incanta. Ammirevoli e degni di nota l’impegno e la collaborazione di questi cinque autori che in una realtà competitiva e spesso spietata hanno realizzato qualcosa di bello insieme, nel nome dell’amicizia e della passione per le parole.

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Recensione di “Come il sole di notte” di Sara Purpura

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Titolo: "Come il sole di Notte"
Autrice: Sara Purpura
Casa Editrice: self-publishing
Genere: romanzo rosa
Numero Pagine: 352 
Costo versione e-book: 1.20 euro
Costo versione cartacea: 9.00 euro
Link per l'acquisto: 
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SINOSSI: Thomàs Ranieri ha tutto ciò che può desiderare un giovane uomo: è ricco, bello, ha un animo dissoluto che nessuno sembra potere domare e un’indole ribelle che si addice poco al suo titolo. Alan, suo fratello, primogenito e conte per linea di successione, possiede invece la calma e la fierezza tipica di un uomo del suo rango. Quando quest’ultimo chiede in sposa la bella Elena Vendramin, figlia di uno dei duchi più vicini al doge, resta sopraffatto dalla sua bellezza e il proposito di conquistarla diviene una sfida. Ma l’amore sbaglia il suo bersaglio e, a un ballo, Elena viene attratta dal fratello sbagliato, Thomàs, che ne resta a sua volta ossessionato. 
In una Venezia fiera della propria identità, due destini si intrecciano fra passione e sentimento, sfidando ogni convenzione. Questa è la storia di un amore che esaudisce ogni promessa, un racconto nel tempo ma senza tempo che si dipana, avvincendo chi legge di emozioni contrastanti: due fratelli, un segreto nel passato di uno dei due, una donna intrappolata dalle consuetudini e un atroce inganno per soddisfare la brama di potere di un uomo senza scrupoli.

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RECENSIONE: Romanticamente Naif

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Un’opera ben scritta, incantevole la cover, tuttavia la storia è lenta, noiosa ed improbabile. Riprende un po’ tutti i cliché dei romanzi rosa, i fratelli amici/nemici in lotta per la stessa donna, il fratello ribelle, malvagio e libertino che si trasforma improvvisamente in un uomo di valore e pregno d’amore per la bella Elena. Inimmaginabile l’approccio psicologico del personaggio di Livia che ama come suo (a tratti anche anche di più) il figlio frutto del tradimento di suo marito. Fastidioso il personaggio di Elena, che viene descritto come coraggioso e valoroso ma che resta sempre avvolto nella bambagia fra l’ozio e il benessere tipici dell’aristocrazia. Buonista e deludente l’epilogo, i dialoghi spesso prolissi, scontati e anacronistici. Punto di forza sono a mio avviso le scene erotiche, molto audaci, ben descritte e coinvolgenti. Chiaramente il mio è solo un punto di vista, auguro alla scrittrice di continuare a scrivere e di interpretare questa come una semplice critica costruttiva.

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Recensione di “L’uomo nel labirinto” di Robert Silverberg


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Titolo: "L'uomo nel labirinto"
Autore: Robert Silverberg
Casa Editrice: self-publishing
Genere: Fazi
Numero Pagine: 282
Costo versione cartacea: 13,60 euro
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SINOSSI: Dick Muller è un uomo solo, la cui vita è stata stravolta da un incontro con gli alieni avvenuto durante uno sfortunato viaggio spaziale: la permanenza di un anno sul loro pianeta gli ha lasciato una strana malattia, l’impossibilità, fisica e morale, di sopportare quella che per lui dovrebbe essere la più “normale” delle presenze, quella degli altri uomini. Dotato di poteri telepatici che non può governare, incapace ormai di interagire con gli altri esseri umani, di trasmettere loro i propri sentimenti migliori, e troppo permeabile a quelli degli altri, la sua vicinanza mette i suoi simili a disagio, lo rende una presenza indesiderata, repellente, tanto da spingerlo a scegliere l’esilio sul pianeta disabitato di Lemnos, sede di un millenario labirinto, luogo ideale per tenersi lontano da tutti. Fino a quando la sua presenza sulla Terra diventa indispensabile per salvare l’umanità dal pericolo dell’estinzione; due vecchi compagni andranno così a riprenderlo, sfidando il labirinto e i suoi pericoli mortali, e lo stesso Muller, ancora memore delle antiche offese e in cerca di vendetta.

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RECENSIONE:  FILOSOFIA & FANTASCIENZA 

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L’uomo nel labirinto (The Man in the Maze), scritto da Robert Silverberg è uno dei romanzi più letti e conosciuti del genere Sci Fi. Una lettura molto scorrevole, una vera e propria visione di un plausibile mondo del futuro. Grande punto di forza del romanzo sono le descrizioni di luoghi e personaggi, così precise ed accurate da lasciare sconcertati. Silverberg ha la grande abilità di immergere il lettore nel suo universo creando attraverso le parole immagini nitide e chiare della storia e dei personaggi. L’autore è visibilmente un uomo intriso di cultura classica e di profonde nozioni filosofiche. Il suo romanzo nel complesso potrebbe avere un fine diverso dal mero intrattenimento: essere un monito e un’analisi sulla natura umana. Il protagonista della storia è Richard Muller, diplomatico interplanetario di successo, che dopo aver contratto una malattia incurabile che gli rende impossibile la vita con i suoi simili, decide di esiliarsi volontariamente sul pianeta Lemnos. La particolarità di Lemnos è quella di custodire i resti di un’antica città aliena protetta da un diabolico ed affascinante labirinto. Nonostante dei costruttori della città non vi sia più traccia, l’efficiente macchina di distruzione e protezione da loro costruita sembra mantenere intatti i suoi diabolici ed insidiosi trabocchetti. Con grande abilità e scaltrezza, Muller è l’unico tra i terrestri a riuscire a penetrare fino al cuore della città dove stabilisce la sua nuova dimora. L’isolamento di Muller viene interrotto dopo nove anni dall’arrivo di una spedizione terrestre capeggiata da Charles Boardman, un anziano ed astuto diplomatico interplanetario che approda a Lemnos con il solo scopo di recuperare Muller ed impiegarlo in una nuova missione a beneficio dell’umanità. Nella realtà creata da Silverberg tantissimi sono stati i progressi in termini di espansione dei terrestri, in grado di spostarsi agevolmente tra tutti i pianeti del sistema solare ed oltre. L’aspettativa di vita è raddoppiata, le persone benestanti hanno a disposizione tecnologie strabilianti che permettono di mantenere bellezza e salute nel tempo. Lo stesso matrimonio, diventa legalmente un contratto a scadenza, decretando che in una società evoluta è da tenere presente che sarebbe ingenuo pensare al per sempre. Da notare l’introduzione dell’uso delle stampanti 3D capaci di riprodurre droni con facilità, l’ausilio e l’utilità dei droni stessi e delle masse di memoria portatili per immagazzinare i dati, dei dispositivi a sensore che nel 1968, quando il romanzo fu scritto, non erano tecnologie scontate come possono sembrare oggi. L’unico appunto che mi sento di fare all’autore di questo romanzo è l’opprimente spirito di cameratismo maschile, una mancanza di lungimiranza e fantasia che mi ha personalmente delusa: parliamo difatti di un mondo per uomini che parla di uomini, in cui le donne sono solo trastulli sessuali, sia che si parli del “Cubo di donne” o di ricordi. Questa mentalità non viaggia nel futuro come il resto della storia ma resta ancorata ad un passato già ora arretrato e non sfrutta quelle che avrebbero potuto essere opportunità narrative interessanti e rivoluzionarie. Spesso ho pensato che se al posso di Ned, Boardman avesse scelto una donna, la storia si sarebbe fatta ancora più interessante. Eccezion fatta per questo aspetto colpiscono le riflessioni sull’umanità e sulle sue ambizioni, che a furia di cercare “virtute e canoscenza” pecca di deliri di onnipotenza che Muller nel suo piccolo è costretto poi a pagare con il suo arcano ed inconsueto male.

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RECENSIONE DI “TUTTO BRUCIA TRANNE TE” DI CRISTINA ORIGONE

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Titolo: "TUTTO BRUCIA TRANNE TE"
Autrice: CRISTINA ORIGONE
Casa Editrice: Self-publishing
Genere:Gialli e Thriller
Costo versione e-book: 0.99 euro
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SINOSSI: Marta Bini, ossessionata dai ricordi della morte del padre, decide di trasferirsi a Genova per scoprire la verità e ritrovare una persona che fra i suoi ricordi la turba più di tutti: Alberto Bottero, un affermato docente universitario. Marta diventa una sua studentessa e, inaspettatamente, i due si innamorano. È l’inizio di una morbosa storia fra allieva e insegnante, una relazione di sesso malato e di ossessioni in cui Marta appare fragile e con una scarsa autostima, apparentemente soggiogata da un uomo forte, carismatico, con una sicurezza di sé quasi sfrontata. O forse no. Perché la verità ha sempre due facce. Ci sono aspetti inquietanti che emergono col progredire della vicenda e col mutare della prospettiva.

La stessa storia, infatti, raccontata dal punto di vista del professor Bottero, ha un risvolto molto diverso.
Chi sta dicendo la verità?
“Tutto brucia tranne te” è un romanzo appassionante, originale, in cui le emozioni tengono incollato il lettore fino alla fine della storia. Per poi ricominciare.

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RECENSIONE: I traumi dell’anima

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Un viaggio nella psiche umana, in cui brevi tasselli di vita compongono un macabro puzzle, in cui l’orrore di antiche memorie perseguita i protagonisti sino a portarli all’esasperazione. Una relazione quella tra Marta ed il professore, contorta e disfunzionale dove la distinzione tra vittima e carnefice si fa labile e confusa. Un’analisi interessante sull’ambiguità della verità, che diventa relativa e manipolabile a seconda del punto di vista di chi la sta raccontando. Un romanzo auto-pubblicato davvero ben scritto, il clima noir che si respira affanna il lettore come in un incendio, coinvolgendolo fino all’ultima pagina. D’effetto la scelta della prima persona narrante e l’analisi delle vicende dai punti di vista dei due protagonisti. Un avvertimento: non si tratta di una lettura leggera, la relazione tra professore e studentessa, che potrebbe di per sé apparire scabrosa, é solo la punta dell’iceberg di verità ancora più agghiaccianti. Non sono difatti amore, passione o erotismo il filo conduttore della storia, ma vendetta, rabbia e vera e propria follia.

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