Annientamento un film di Alex Garland

La materia non si crea e non si distrugge, si trasforma 

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Una coppia bellissima e innamorata, Lena professoressa di biologia e Kane un soldato. Una missione segreta. Kane sparisce per oltre un anno e Lena perde la speranza di rivederlo, fino a quando l’uomo non riappare. Lena non fa a tempo a rendersi conto della cosa che lui inizia a stare molto male. In viaggio verso l’ospedale l’ambulanza viene fermata dall’esercito e i coniugi vengono condotti in una base militare segreta. Qui Lena apprende dell’esistenza di una strana barriera che lentamente, ma inesorabilmente, sta inglobando il territorio circostante e se non fermata potrebbe distruggere l’intero pianeta. Vani sono i tentativi di capire cosa la produca e le squadre mandate in missione oltre la barriera non sono più tornate. L’unico superstite sembra essere solo Kane, che tuttavia è in fin di vita. L’esercito vista la minaccia incombente organizza una nuova spedizione, questa volta con una squadra formata solo da donne e Lena decide di unirsi alla spedizione. Al di là della barriera le ragazze trovano cose “assurde” e biologicamente impossibili, un ambiente ostile e pericoloso.

L’idea di base della storia è originale. Fino alla metà il film incuriosisce ma come capita spesso in pellicole di questo genere, nella seconda parte la storia perde di coerenza interna. Il finale riesce a salvare il salvabile, fermo restando parti poco chiare e incongruenze diffuse. Il titolo del film stesso può tuttavia suggerire la visione da un punto di vista meno letterale ma più onirico e trascendente, giustificando così qualunque cosa. In quest’ottica il percorso delle protagoniste è più un sogno, una fuga disperata da una vita che ha tolto troppo o non ha dato abbastanza. Un meccanismo falloso dell’essere umano che inevitabilmente o inconsciamente lo porta a commettere azioni che conducono all’auto distruzione, come accade alle cellule nel processo d’invecchiamento.

A TU PER TU CON L’AUTORE – LA PAROLA A LUCA ROSSI

Fantasy, fantascienza ed erotismo un mix particolare oggi apprezzato e unico nel suo genere a detta dell’autore che sono riuscita a intervistare. Luca Rossi, quarantenne padre di tre figli, dopo aver lasciato in stand-by i suoi sogni letterari decide di dare alla sua vita una svolta importante. Lascia il classico lavoro d’ufficio per dedicarsi a tempo pieno alla scrittura e alla sua famiglia, una scelta sicuramente coraggiosa che potrebbe far storcere il naso a molti. Se i mondi di Rossi giocano con l’impossibile lui nella realtà ha trasformato questo sogno nella sua vita, con l’immancabile supporto della sua famiglia, che per sua stessa ammissione è la fonte primaria d’ispirazione e di crescita.

“I miei figli e mia moglie mi hanno insegnato tanto. Credo che loro siano una grandissima scuola”

Il suo è un lavoro di passione e di talento, ma non solitario come si potrebbe pensare. Benché Luca sia un autore auto pubblicato ammette senza remore che la nascita di un libro deve essere sempre un lavoro di squadra, bisogna infatti avvalersi di tecnici grafici e di un buon editor. Per Rossi pubblicità, tecniche di marketing e di genere non sono mai stati un cruccio. Non ha mai scritto solo per vendere o attrarre un certo tipo di pubblico, ammette di scrivere con il cuore e il suo lavoro piace e funziona. Nemmeno lui è in grado di svelare il segreto del suo successo.

“Ogni giorno scrivo per me stesso. Scrivo perché voglio esprimere il meglio di me. Anche nelle mie letture alterno classico e contemporaneo. Non conosco il segreto del mio successo, mi limito ad interagire direttamente con i miei lettori.”

Rossi ha all’attivo ben quattro romanzi pubblicati: “I rami del tempo”, “L’erede della luce” e  “I segreti della sorgente” facenti parte di un’unica saga letteraria e la raccolta di raccontiEnergie della Galassia: racconti di fantascienza e fantasy”.

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“E’ come se vivessi tre esistenze. Quelle del mondo reale, quelle del libro che sto leggendo e quelle del libro a cui sto pensando. Nel cuore ogni giorno ho il prossimo libro.”

È grande l’influenza degli autori stranieri nella vita di Rossi, come il primo che gli fece battere il cuore, Samuel Langhorne Clemens alias Mark Twain con il suo “Le avventure di Tom Sawyer”. Karmicamente calda e piena di sorprese positive è stata per Rossi la pubblicazione in lingua inglese che gli ha portato visibilità e notorietà prima all’estero che in Italia. Quando gli chiedo come mai abbia preferito l’auto pubblicazione invece che il classico editore risponde:

“Se avessi accettato le offerte che mi sono arrivate dagli editori classici oggi non potrei permettermi di fare lo scrittore professionista quale sono.”

Rossi ci racconta quindi un’esperienza di vita positiva che porta speranza, in una realtà in cui i sogni sono spesso lontane chimere.

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Ingranaggi

“Ma tutti insieme siamo tanti, siamo distanti, siamo fragili macchine che non osano andare più avanti siamo vicini ma completamente fermi siamo famosi istanti divenuti eterni.
E continuare per questi pochi chilometri sempre pieni di ostacoli e baratri da oltrepassare sapendo già che fra un attimo ci dovremo di nuovo fermare”

 Life is sweet – Fabi Silvestri Gazzè

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Fallen un film di Scott Hicks

Tra due fuochi, quanto piace?

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Dopo un rapido e confuso preambolo sulla guerra santa tra angeli indecisi, caduti e innamorati, assistiamo all’ingresso di Lucinda, in un collegio/riformatorio stile “Ragazze Interrotte”, che tuttavia da subito perde di credibilità essendo allestito all’interno di un castello simile a quello di Hogwarts in Harry Potter. Lucinda viene presentata come un grave caso psichiatrico da isolare nel terribile terzo piano, per poi scoprire che la ragazza si trova lì perché si rifiuta semplicemente di assumere psicofarmaci e al terzo piano sembra esserci solo Penn, figlia di genitori divorziati troppo presi per curasi di lei. Chiaramente il fatto che Lucinda è ritenuta responsabile di un incendio che ha ucciso un ragazzo è del tutto secondario e marginale. Sin dai primi sguardi, Lucinda è attratta da due studenti, Daniel e Cam. Tra occhiate languide e visioni confuse ci si addentra nella fiera dell’assurdo e dell’improbabile. Nel collegio/riformatorio vi sono solo due adulti, la misteriosa bibliotecaria Mrs Sophia e una sorta di “custode” che appare in poche e inutili occasioni. Per la maggior parte del tempo i giovani disturbati o molto abbienti (nel film considerati alla stessa stregua) girano liberamente per l’istituto facendo feste, falò (perfetto per una sospetta piromane) e uscite in moto (con improbabili, lussuosi e fuori luogo vestiti gotici) come se non ci fosse un domani. Protagonista indiscusso del film è l’amore che perdura nei secoli, tra reincarnazioni e maledizioni. Lucinda, tipica nerd super star (visto che di nerd non ha nulla essendo brillante, spigliata e capace in tutto senza il minimo sforzo come per magia) si trova al centro di un triangolo amoroso, desiderata e bramata ardentemente dai due ragazzi più ambiti dell’istituto. Le cose tuttavia appaiono sin da subito forzatamente mistiche e i due giovani si riveleranno essere qualcosa di più che semplici esseri umani.

La trama non sta in piedi ed è improbabile anche per un fantasy teen movie. Il cast non è coinvolgente e Addison Timlin risulta ancora più piatta e insipida di Kristen Stewartin in  Twilight (e ce ne vuole).  Il film è tratto dall’omonima saga letteraria, best seller di successo che non ho letto e che il film non incoraggia minimamente a fare. Possibile che Lauren Kate abbia davvero scritto una storia tanto confusa capace di un tale successo? L’unico elemento d’interesse che può piacere è che Lucinda è il classico personaggio in cui tutte le ragazze si possono riconoscere. Benché “emarginata” e disagiata è ambita dai due ragazzi più belli, impossibili e inarrivabili della sua realtà. Nulla di meglio per sfamare vanità e appagamento di qualunque adolescente. Inutile dire che tutto ciò nella realtà non accadrà mai perché i classici “ragazzi maledetti” non amano nessuno se non sé stessi. Chiaro che film e romanzi si leggono o guardano anche per sognare, quindi va bene anche mantenere il classico cliché  tuttavia qui è tutto il resto a far acqua da ogni parte. 

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Be careful what you wish for

“Quando ricevi un rifiuto, può sembrarti la cosa peggiore che può capitarti in quel momento. Ti viene da piangere, urleresti dal dolore. Invece prova a vederla in questo modo: il destino ha in serbo altro per te. Tu ancora non lo sai, ma quella porta non si è aperta per un motivo ben più importante. Inizia a vederla come una benedizione. Ringrazia le porte chiuse a chiave. E prosegui oltre.” (S. Montemurro)

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