I passaggi più belli di Carlos Ruiz Zafón – Il talento non basta …

29313936_10215902842833321_7399424450976658376_n

“Credo che tu abbia talento ed entusiasmo, Isabella. Più di quanto credi e meno di quello che ti aspetti. Ma ci sono tante persone che hanno talento ed entusiasmo, e molte di loro non arrivano mai a nulla. Questo è solo l’inizio per combinare qualcosa nella vita. Il talento naturale è come la forza di un atleta. Si può nascere con maggiori o minori capacità, però nessuno diventa un atleta perché è nato alto o forte o veloce. A fare l’atleta, o l’artista, è il lavoro, il mestiere e la tecnica. L’intelligenza con cui nasci è solo una dotazione di munizioni. Per riuscire a farci qualcosa è necessario trasformare la tua mente in un’arma di precisione.»

da “Il gioco dell’angelo” 

La cura dal benessere un film di Gore Verbinski

La danza dell’anguilla 

1200x630bb

Vc4su10

Un giovane e rampante broker finanziario viene incaricato dal consiglio dell’azienda per cui lavora di riportare in sede uno dei soci fondatori sparito ormai da diverso tempo tra i monti svizzeri in un’esclusiva SPA. L’incarico sembra semplice quanto impellente visto che a causa dell’assenza del sig. Pembroke l’azienda rischia un rovinoso fallimento. Il giovane Lockhart, da poco reduce da un lutto in famiglia che gli porta via il solo parente che gli resta, rimane subito inquietato e impaziente di lasciare la misteriosa clinica in cui Pembroke è ricoverato. Il film si apre in maniera sublime, perfetta e inquietante la colonna sonora, le location e persino il cast sono ben studiati e presentati. Impeccabile il giovane Dane DeHaan, che riesce a incarnare la decadenza dei millennials americani, anche solo con la sua fisionomia spettrale ed emaciata, un giovane vecchio “cinico vampiro” in perfetta armonia con la popolazione ormai anziana e sgraziata della clinica. Interessante anche l’interpretazione di Mia Goth della misteriosa bimba/ragazza, affetta da un grave ritardo psichico. Ottimo anche  Jason Isaacs nel ruolo del temuto e carismatico direttore della clinica. Affascinante la leggenda che avvolge la clinica stessa, come un’anguilla infida e minacciosa. A dispetto di tutto questo, il film ricco di promesse e di reali momenti di suspense, angoscia paura e terrore, si dirige verso un epilogo sconclusionato, al di là del lontanamente plausibile senza spiegare assolutamente nulla. Una pellicola che aveva tutti gli elementi per essere memorabile che crolla mestamente su sé stessa come un fragile castello di carte.

Annientamento un film di Alex Garland

La materia non si crea e non si distrugge, si trasforma 

locandina_annientamento.jpg

vc8su10

Una coppia bellissima e innamorata, Lena professoressa di biologia e Kane un soldato. Una missione segreta. Kane sparisce per oltre un anno e Lena perde la speranza di rivederlo, fino a quando l’uomo non riappare. Lena non fa a tempo a rendersi conto della cosa che lui inizia a stare molto male. In viaggio verso l’ospedale l’ambulanza viene fermata dall’esercito e i coniugi vengono condotti in una base militare segreta. Qui Lena apprende dell’esistenza di una strana barriera che lentamente, ma inesorabilmente, sta inglobando il territorio circostante e se non fermata potrebbe distruggere l’intero pianeta. Vani sono i tentativi di capire cosa la produca e le squadre mandate in missione oltre la barriera non sono più tornate. L’unico superstite sembra essere solo Kane, che tuttavia è in fin di vita. L’esercito vista la minaccia incombente organizza una nuova spedizione, questa volta con una squadra formata solo da donne e Lena decide di unirsi alla spedizione. Al di là della barriera le ragazze trovano cose “assurde” e biologicamente impossibili, un ambiente ostile e pericoloso.

L’idea di base della storia è originale. Fino alla metà il film incuriosisce ma come capita spesso in pellicole di questo genere, nella seconda parte la storia perde di coerenza interna. Il finale riesce a salvare il salvabile, fermo restando parti poco chiare e incongruenze diffuse. Il titolo del film stesso può tuttavia suggerire la visione da un punto di vista meno letterale ma più onirico e trascendente, giustificando così qualunque cosa. In quest’ottica il percorso delle protagoniste è più un sogno, una fuga disperata da una vita che ha tolto troppo o non ha dato abbastanza. Un meccanismo falloso dell’essere umano che inevitabilmente o inconsciamente lo porta a commettere azioni che conducono all’auto distruzione, come accade alle cellule nel processo d’invecchiamento.