

Don’t Look Up è arrivato come un uragano e con un cast super stellato da far accapponare la pelle. Non ho aprezzato per nulla il personaggio di Janie Orlean (interpretato da Meryl Streep) poichè non c’è mai stato un presidente degli Stati Uniti donna e presentarne uno di questo tipo non fa fare una bella figura al genere prima ancora di averne l’opportunità. Gli altri personaggi non sono di spessore, gli unici con buoni momenti sono solo il Dott. Randall Mindy (Leonardo di Caprio) e il dott. Clayton (Rob Morgan). La Lawrence è sempre abbastanza apatica e deludente tanto che Timothée Chalamet in un ruolo minore brilla al suo fianco. Alla luce di questo si poteva benissimo puntare su un cast di più basso profilo senza a mio avviso impattare sul risultato finale. Se si considera il film da un punto di vista estremamente caricaturale, si possono cogliere moniti e messaggi condivisibili: Adam McKay fa un’analisi spregevole e drammatica dell’umanità, invasata dalla tecnologia, dal potere e succube del denaro, talmente superficiale da risultare demente, brillante solo all’apparenza, incapace di ragionamenti profondi, priva di emotività, condizione che si aggrava se si considerano figure di alto rango sociale. Il mix di questi ingredienti fa sì che coloro ai cui spetta prendere le decisioni importanti siano talmente narcisisti e teocratici da non vedere null’altro che loro stessi in un egoismo rettiliano e involutivo. Ogni cosa tuttavia appare così accattivante e seducente da contagiare anche il più mite degli uomini lasciando impotenti e alienati coloro che resitono. Pertanto se ogni azione ha le sue conseguenze l’umanità si merita ciò che accade. Il vero dramma tuttavia è che i potenti non hanno nemmeno più l’acutezza di cogliere il pericolo di questo gioco a somma zero anestetizzati dalla loro stessa imbecillità.
