Recensione di Eppure cadiamo felici

Eppure cadiamo felici è il romanzo d’esordio di Enrico Galiano. Galiano è un professore di lettere e grazie a questo testo è diventato lui stesso un fenomeno letterario. Il pubblico a cui il romanzo è rivolto è quello adolescenziale, ma può essere godibile da chiunque. Galiano è l’esempio che l’originalità non è tutto e che da una storia apparentemente semplice e scontata può uscire comunque qualcosa di meraviglioso grazie alla voce unica dei suoi personaggi. Gioia è in principio la tipica antieroina moderna: solitaria, silenziosa, reduce da un’infanzia complessa. La ragazza ha una peculiarità unica, ha l’hobby di cercare parole intraducibili ovvero che descrivono particolari sensazioni o eventi che esistono solo in altre lingue (ad esempio Luftmensh, in lingua Yiddish cioè chi fa costantemente sogni ad occhi aperti). Il mondo interiore di Gioia è descritto così bene che pur non essendo più una ragazzina mi sono identificata tantissimo nel suo personaggio. La storia d’amore che viene descritta è cinematografica e surreale, collaborando così all’intento dell’autore di creare il dubbio che Gioia non sia una narrattrice molto affidabile. Galiano ha giocato a filo con la sospensione di credibilità del lettore riuscendo però a non cadere sul banale o ridicolo. L’unico appunto che mi sento di fare è sul personaggio della nonna, inserito un pò troppo all’acqua di rose. Un anziano in stato vegetetivo d’accudire necessita di molte cure e i genitori descritti nel libro non sembrano idonei a un compito del genere. Per il resto l’unico rammarico è non aver avuto un professore come Bove.

Recensione Wonka

Wonka è un film del 2023 diretto da Paul King e racconta la storia di Willy Wonka da giovane, prima che fondasse il suo impero nel settore dolciario. Il Wonka di King è un musical, che viaggia con regole sue inserendo colore, muscia e magia in un mondo grigio e iniquo. Ci si aspetterebbe una sorta di prequel della Fabbrica di cioccolato ma in realtà non è così, o almeno non dell’ultima versione girata da Tim Burton. In questa realtà Wonka è un bambino povero che vive con sua madre in stato di indigenza ma è amato, cosa che fa di lui un bambino felice. Vuole diventare cioccolatiere, non per capriccio nei confronti del padre dentista come nel film di Burton, ma per ritrovare la sensazione d’amore che gli trasmetteva la sua mamma quando faceva il ciccolato per lui. Scorriamo dunque su binari diversi, con intenti simili ma in universi paralleli scollegati fra loro, in cui il protagonista è il medesimo ma la sua storia no. Normalmente non avrei preso bene questa sconessione ma dato che non ho amato per nulla il film di Burton, troppo cupo, strano e inquietante, ho amato il Wonka di King. Questo personaggio è bello perchè Willy è un ragazzo semplice, buono e allegro, fin troppo fiducioso del prossimo e non se la prende così tanto se le cose non vanno per il verso giusto, poichè ha sempre una magica soluzione a portata di mano. Persino l’odioso Hugh Grant riscie a dare un’interpretazione magnifica del Umpa Lumpa, sarcastico e ironico al punto giusto. Per quanto totalmente surreale il film mi ha divertita e mi ha trasmesso buon umore, poichè qui non è Willy che deve imparare il valore dell’amore, anzi qui viene sottolineata l’importanza dell’amicizia e di cosa si è disposti a perdere per qualcuno a cui si vuol bene.

Recensione Wish

Wish è un film d’animazione della Disney del 2023 diretto da Chris Buck e Fawn Veerasunthorn. La pellicola è il 62º classico Disney e celebra il 100º anniversario dei Walt Disney Animation Studios.  Racconta la storia di Asha, leale cittadina del regno di Rosas, un reame speciale governato da un mago capace di realizzare i sogni. La storia poteva avere del potenziale, ma sfortunatamente non è stato sfruttato. Innanzitutto i personaggi sono un copia e incolla di alcune delle 62 pellicole Disney: Asha è il clone di Isabella di Encanto, Re Magnifico quello di Jafar e la stellina dello sfavillotto di super Mario. Inoltre la trama è confusa, non si capisce perchè Magnifico “ruba” i sogni delle persone e il senso di tutta la faccenda visto che ognuno può avere tanti sogni potenzialmente “pericolosi” e non uno solo. Nel complesso il regno di Rosas è bello e felice, a prescindere dalla realizzazione dei sogni, che diciamolo, il più delle volte sono ridicoli e inattuabili. In uno scenario del genere non vedo proprio l’eroismo della protagonista e dei suoi amici, alcuni buffi sul momento ma del tutto superflui e non memorabili. Il trailer sembrava promettente, ma il film mi ha delusa moltissimo, può piacere giusto a bambini molto piccoli, incantati dalla capra parlante o dal tenero sfavilotto. Sempre più spesso ho la sensazione che la Disney tenda a tirare i remi in barca e abbia più interesse nel vendere gadget che produrre film degni di questo nome.

Recensione di C’è ancora domani

C’è ancora domani è un film italiano diretto e interpretato da Paola Cortellesi, al suo debutto da regista. In questo periodo storico ha avuto moltissimi apprezzamenti e grande risalto mediatico poichè ha portato sotto i riflettori il tema del patriarcato e della violenza fisica e psicologica sulle donne. In merito al suo messaggio, non ho nulla da dire e mi unisco al coro di chi ha elogiato il suo l’intento. Nel complesso tuttavia il film non mi è piaciuto. L’ho trovato angosciante, deprimente, lento, noioso, ripettitivo e ridondante. I ganci con il cliffhanger finale sono deboli e pertanto accade tutto all’improvviso. L’evento dell’esplosione al bar è di dubbia credibilità e l’epilogo non ha alcun senso, sebbene da un punto di vista ideologico vorrebbe lanciare un messaggio potente, in concreto cosa può cambiare nella vita della protagonista ? La scelta delle scene ballatte per quanto d’impatto visivo stridono e ridicolizzano con il contesto drammatico in cui sono inserite. Un film che non rivedrei e di cui faccio fatica a vederne il subilme. Non vi è una vera vendetta o risoluzione, nessuno dei personaggi cresce e/o cambia veramente. Il tutto a dispetto di attori bravi e centrati nei loro ruoli. L’unica cosa che salvo è la ricostruzione storica delle routine e di certi comportamenti crudeli , svilenti e denigratori che sfortunatamente in certi casi si sono tarmandati nelle generazioni come in un silente domino fino ai giorni nostri.

Recensione Hunger Games – La ballata dell’usignolo e del serpente

Hunger Games – La ballata dell’usignolo e del serpente è il film prequel della famosa saga di fantascienza Hunger Games diretta da Francis Lawrence e ispirata al libro omonimo di Suzanne Collins. In questo episodio viene focalizzata l’attenzione sul giovane Coriolanus Snow (Tom Blyth) e su quella che può essere definita la genesi del male. In quest’epoca, gli Hunger Games, giunti alla decima edizione, stanno inizando a perdere consensi a Capitol City e non sucitano più interesse nelle persone. S’intuisce che il governo è in mano agli strateghi e Snow sta completando gli studi per diventare uno strarega lui stesso. La famiglia Snow tuttavia, un tempo elitaria, temibile e benestante, versa in una situazione economica precaria. Il decano dell’accademia, Casca Highbottom (Peter Dinklage), nutre un odio ancestrale nei confronti del giovane Snow e per evitargli la vincita di una prestigiosa borsa di studio decide di lanciare un’ultima sfida agli studenti dell’accademia: introduce il ruolo di mentore e assegna a ogni alievo un tributo al fine di trasformare i giochi in uno spettacolo televisivo a cui appassionarsi. A Snow viene assegnata una giovane del distretto 12 (lo stesso di Katniss e dove il padre di Snow è stato ucciso), Lucy Gray Baird (Rachel Zegler). La ragazza appare sin da subito particolare e di carattere, ma d’indole buona. Benchè nel complesso il film mi sia piaciuto ho non poche perplessità. Ciò che mi ha delusa di più è la mancanza di profondità sul sentimento che nasce tra Lucy e Coriolanus. Vi sono state delle lungaggini inutili e ridondanti sui giochi e superficale attenzione all’amore tormentato e impossibile tra i due protagonisti, che a mio avviso era il core del film. Lawrence avrebbe avuto l’opportunità di orchestare una vera disillusione e disincanto dall’amore ma non lo ha fatto, come se l’amore e l’intimità fossero più scabrosi della violenza, a cui è stato dato inutilmente fin troppo spazio. L’epilogo mi è parso debole e confuso e mi ha fatto riflettere parecchio sulle intenzioni della regia: “se sono le cose che amiamo di più a distruggerci” bisognava ricreare un amore con la A maiuscola ma il regista e/o forse anche l’autrice stessa non sono riusciti nell’impresa. A dispetto di questo, gli attori principali Tom Blyth e Rachel Zegler, sono stati bravi, degna di nota anche Hunter Schafer che benchè in un ruolo secondario si fa notare. Gli altri tributi e gli studenti dell’accademia sono fin troppo anonimi e non mi ha convinto Josh Andrés Rivera nel ruolo di Seianus Plinth, personaggio secondario ma rilevante che un attore con un talento paragonabile a quello della Schafer avrebbe gestito meglio. Peter Dinklage ovviamente è una garanzia. Ho qualche dubbio su Viola Davis, forse perchè non ho amato lo strano e ambigo personaggio di Volumnia Gaul e ho trovato ridicolo Jason Schwartzman, la cui interpretazione è troppo statica, ridicola e ugale a sé stessa.