Recensione di Dune (parte due)

A distanza di tre anni dal primo episodio, finalmente anche in Italia esce il secondo capitolo della spettacolare saga di fantascienza nata dalla penna di Frank Herbert e diretta da Denis Villeneuve. Durante l’attesa, ho letto i romanzi, che, se da un lato hanno privato la visione della sorpresa, mi hanno aiutato a comprendere la trama. Il regista cerca di rimanere fedele ai romanzi e il cast è ben scelto. Timothée Chalamet è stato eccezionale e il suo carisma, unito a una certa dose di umiltà, rende il suo personaggio davvero epico. Un plauso anche all’antagonista nel ruolo di Feyd-Rautha Harkonnen, interpretato da Austin Butler, è stato impressionante. La fotografia, gli effetti speciali e la ricostruzione di Arrakis sono stupendi, trasportandoci direttamente nella mente di Herbert e dando vita al suo mondo con grande precisione. Tuttavia, ci sono alcune parti che generano confusione; se da un lato si spiega che non vi è nulla di veramente mistico in Paul, dall’altro vi sono troppe cose misteriose, come l’uso della voce e i poteri premonitori, che non possono essere imputati solo all’acqua della vita. Villeneuve avrebbe potuto colmare questi vuoti di trama per conferire alla storia una maggiore coerenza interna. Nel complesso, è stato un bel film, più o meno come me lo aspettavo.

Recensione di Orion e il Buio

Orion e il buio è un film d’animazione distribuito dalla piattaforma Netflix. Racconta la storia del piccolo Orion che convive quotidianamente con una lunga serie di paure che lo paralizzano e gli impediscono di godersi la vita e di fare nuove esperienze. La vita di Orion tuttavia cambierà grazie a un amico impensabile: il Buio. Non mi aspettavo un granché da questo cartone ma devo dire che l’ho trovato veramente originale. La paura del buio è una delle più comuni soprattutto nei bambini e dargli una voce è stato esilarante, come simpatici sono stati gli altri personaggi. Inoltre anche l’evoluzione della trama non è stata scontata. Nel complesso è un cartone godibile e che consiglio, anche perché come dice Ipazia i piccoli non richiedono particolari giri pindarici o significativi per amare una storia. Per fare l’avvocato del diavolo però trovo che benché il conflitto tra luce e buio sia plausibile alcuni degli altri personaggi seppure buffi non hanno utilità, in particolare Insonnia e Rumori notturni. Il ruolo di Dolci sogni è un po’ mal gestito visto che non sempre i sogni sono piacevoli e non è stato prevista un’entità dell’incubo. La trama inoltre non prevede un vero e proprio cattivo se non la paura stessa e l’introduzione dell’ultimo personaggio Tycho è fatta una un po’ frettolosamente e fà un pò l’effetto deus ex machina.

Recensione Povere Creature

Povere creature è un film del 2023 diretto dal regista greco Yorgos Lanthimos. Questa pellicola ha fatto molto parlare di sé e si è già aggiudicata diversi premi e candidature importanti, tra cui il Leone d’Oro a Venezia. La storia si ispira al romanzo omonimo dell’autore Alasdair Gray. Al centro c’è ancora una volta un uomo di scienza, interpretato da Willem Dafoe, che “gioca” a fare Dio, non a caso il suo nome è Godwin. Il chirurgo, come il Frankenstein di Mary Shelley, riporta in vita una donna defunta; in Povere Creature, però, ad avere un aspetto raccapricciante non è la donna rinata ma il creatore stesso, mutilato e usato come cavia sin dalla giovane età dal padre scienziato. Questo ribaltamento a me ha fatto pensare a un Dorian Gray smascherato, la cui anima mostrificata in nome della scienza è visibile e mostra chiaramente chi in modo conscio e colpevole ha voluto sfidare Dio. Benché le atmosfere siano inizialmente cupe e gotiche, il regista non vuole mettere in scena un film horror ma una sorta di favola filosofica a lieto fine. La storia si sviluppa in un improbabile universo steampunk totalmente onirico e fantastico. Non ho idea di quale sia il messaggio che Lanthimos vuole dare con il suo film, tuttavia ho trovato sin dall’inizio qualcosa di disturbante nel personaggio di Bella. Per molti lei è un’eroina, che riesce grazie ai suoi singolari natali ad andare oltre il comune buon costume, cogliendo l’essenza della libertà e della vita, a dispetto degli uomini che la vorrebbero imprigionare nel loro buio, mediocre e gretto. Questa visione oggi va molto di moda ma ha la pecca di celebrare esageratamente l’individualismo, esaltando donne sostanzialmente egoiste, auto referenziali e prive di tatto ed empatia, bollandolo inoltre l’amore come un inganno e una prigionia di cui la donna non ha bisogno. Non so se questa percezione del personaggio di Bella sia arrivata ad altri; dalle recensioni che ho letto, sembra che le povere Creature siano i personaggi di genere maschile. Detto questo, sono un po’ sconcertata perché non riesco a spiegarmi tanto successo: l’ho trovato carino, ho apprezzato abbastanza l’interpretazione di Emma Stone ma non riesco proprio a considerarlo un capolavoro. Odio profondamente l’uso snervante della colonna sonora, che dev’essere un po’ il marchio di fabbrica di questo regista (stessa cosa nel film La Favorita) e nel complesso ho la sensazione che mi manchi una chiave di lettura adeguata, ma per quello che mi è arrivato questo è quello che penso.

Recensione di Eppure cadiamo felici

Eppure cadiamo felici è il romanzo d’esordio di Enrico Galiano. Galiano è un professore di lettere e grazie a questo testo è diventato lui stesso un fenomeno letterario. Il pubblico a cui il romanzo è rivolto è quello adolescenziale, ma può essere godibile da chiunque. Galiano è l’esempio che l’originalità non è tutto e che da una storia apparentemente semplice e scontata può uscire comunque qualcosa di meraviglioso grazie alla voce unica dei suoi personaggi. Gioia è in principio la tipica antieroina moderna: solitaria, silenziosa, reduce da un’infanzia complessa. La ragazza ha una peculiarità unica, ha l’hobby di cercare parole intraducibili ovvero che descrivono particolari sensazioni o eventi che esistono solo in altre lingue (ad esempio Luftmensh, in lingua Yiddish cioè chi fa costantemente sogni ad occhi aperti). Il mondo interiore di Gioia è descritto così bene che pur non essendo più una ragazzina mi sono identificata tantissimo nel suo personaggio. La storia d’amore che viene descritta è cinematografica e surreale, collaborando così all’intento dell’autore di creare il dubbio che Gioia non sia una narrattrice molto affidabile. Galiano ha giocato a filo con la sospensione di credibilità del lettore riuscendo però a non cadere sul banale o ridicolo. L’unico appunto che mi sento di fare è sul personaggio della nonna, inserito un pò troppo all’acqua di rose. Un anziano in stato vegetetivo d’accudire necessita di molte cure e i genitori descritti nel libro non sembrano idonei a un compito del genere. Per il resto l’unico rammarico è non aver avuto un professore come Bove.

Recensione Wonka

Wonka è un film del 2023 diretto da Paul King e racconta la storia di Willy Wonka da giovane, prima che fondasse il suo impero nel settore dolciario. Il Wonka di King è un musical, che viaggia con regole sue inserendo colore, muscia e magia in un mondo grigio e iniquo. Ci si aspetterebbe una sorta di prequel della Fabbrica di cioccolato ma in realtà non è così, o almeno non dell’ultima versione girata da Tim Burton. In questa realtà Wonka è un bambino povero che vive con sua madre in stato di indigenza ma è amato, cosa che fa di lui un bambino felice. Vuole diventare cioccolatiere, non per capriccio nei confronti del padre dentista come nel film di Burton, ma per ritrovare la sensazione d’amore che gli trasmetteva la sua mamma quando faceva il ciccolato per lui. Scorriamo dunque su binari diversi, con intenti simili ma in universi paralleli scollegati fra loro, in cui il protagonista è il medesimo ma la sua storia no. Normalmente non avrei preso bene questa sconessione ma dato che non ho amato per nulla il film di Burton, troppo cupo, strano e inquietante, ho amato il Wonka di King. Questo personaggio è bello perchè Willy è un ragazzo semplice, buono e allegro, fin troppo fiducioso del prossimo e non se la prende così tanto se le cose non vanno per il verso giusto, poichè ha sempre una magica soluzione a portata di mano. Persino l’odioso Hugh Grant riscie a dare un’interpretazione magnifica del Umpa Lumpa, sarcastico e ironico al punto giusto. Per quanto totalmente surreale il film mi ha divertita e mi ha trasmesso buon umore, poichè qui non è Willy che deve imparare il valore dell’amore, anzi qui viene sottolineata l’importanza dell’amicizia e di cosa si è disposti a perdere per qualcuno a cui si vuol bene.