SKEGGIA 8 – EPISODIO I — RECENSIONE DI EMANUELA

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La storia che la scrittrice, Eleonora Panzeri, ci regala, arriva dal futuro. Una città immaginaria in cui millenni fa, gli umani hanno trovato rifugio,  inventando una nuova vita. Una fantascientifica Atlantide, popolata da una moltitudine di personaggi, resi quasi palpabili da una abile penna. Una per tutte, Lentina, la cui esse azzetata evoca quella sibilante della zanzara, ricordandoci che è un essere metà donna metà insetto. La storia scorre fluida in una accattivante serie di avventure che hanno come filo conduttore la dissolutezza. Perché il lupo perde il pelo ma non il vizio, gli umani ancora una volta non hanno saputo imparare dai loro errori e hanno distrutto anche l’ennesima possibilità di redenzione. Geniale la trovata dell’ unguento pernicioso, un medicamento antico, efficace  come il balsamo tigre ma in grado di innalzare lo spirito, e non solo, come il viagra.

Non resta che iniziare la lettura di Skeggia 8 e farsi trasportare su altre galassie.

Ex Machina un film di Alex Garland

Penso dunque sono?

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voto 7,5 su 10

Da vedere? Si 

La trama del film ha tradito le mie aspettative discostandosi da pellicole dello stesso genere come Io Robot, Lei e Trascendent  in cui l’atteggiamento positivo verso l’intelligenza artificiale viene rimarcato a più riprese. Qui ci troviamo ad assistere ad un imprevedibile thriller psicologico che sebbene d’impatto mi abbia lasciata insoddisfatta con il senno di poi mi ha regalato diversi spunti di riflessione. La trama è semplice: Caleb è un programmatore timido, solo ed insicuro che viene all’apparenza sorteggiato per visitare la dimora del suo datore di lavoro Nathan, ricchissimo genio informatico e padre del più formidabile motore di ricerca, un uomo eccentrico, arrogante, misogino e vizioso. Ben presto verrà rivelato a Caleb il vero scopo del suo soggiorno: testare l’ultima invenzione di Nathan, la prima intelligenza artificiale creata dall’uomo.  E’ così che il giovane conosce l’enigmatica Ava. Inizia un gioco perverso, in cui non è chiaro chi sia la vittima e chi il carnefice. Teatro delle vicende è una bellissima ed inquietante villa ultramoderna piena di confort e di congegni elettronici, che si sviluppa nel sottosuolo all’insegna di una costante sensazione di claustrofobia. Un film che scorre piano, in cui a conti fatti succede ben poco ma che riesce a mantenere alta l’inquietudine dello spettatore. In Ex Machina non vengono approfonditi né gli aspetti tecnologici né tantomeno quelli psicologi dei personaggi che restano superficiali, fatta eccezione per il povero Caleb in cerca presumibilmente di qualcuno da amare. Un film che si presta a diverse interpretazioni, in cui si può riconoscere un mix fra un moderno dottor Frankenstein e un malvagio sociopatico incapace di relazionarsi con l’altro sesso. La trama nel complesso ed in particolar modo il finale lasciano sgomenti e fanno riflettere sull’essenza stessa dell’umanità.

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The Pretty One di Jenée LaMarque

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Essere come si è

(VOTO 8 su 10)

Da vedere? SI

Non sapevo che tipo di film fosse, non ne ho mai sentito parlare e gli attori non sono famosi. Nella sua genuina semplicità è un film con un profondo significato. Due gemelle uguali nell’aspetto, ma diverse nel temperamento. Una legata alla sua casa, al padre e al ricordo della madre morta, incapace di crescere e di andare avanti. L’altra dinamica ed intraprendente, con una carriera, una vita e degli amici. Due donne apparentemente uguali ma profondamente diverse e un tragico incidente che mette tutto in discussione. Una storia ben realizzata, insieme triste e divertente che regala molti spunti di riflessione, mostrando come l’unico modo per essere felici è essere semplicemente come si è, a dispetto dei giudizi, a dispetto di tutto senza cercare di assomigliare a nessun’altra. Dopotutto una copia non sarà mai come l’originale.

Ottimo l’uso delle inquadrature, che in alcuni frammenti rimanda alla poesia del dualismo, tema principale del film.

Anche su MYMOVIES 

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Disconnect un film di Henry Alex Rubin


Fuori controllo

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(Voto 7 su 10)

Da vedere? Si

Un film attualissimo, a tratti angosciante se pensiamo come i social network e internet sono parte integrante delle nostre vite. Brevi stralci di vita, drammi umani forti ed intensi che scorrono velocemente tra il reale ed il virtuale. Furti di identità, cyber bullismo e sesso virtuale. Un film dove internet sembra il nuovo regno del gatto e la volpe e noi tutti dei poveri Pinocchi sprovveduti alla ricerca del paese dei balocchi. Ho ringraziato di non essere stata adolescente dell’era dei social e trovo pazzesco come pochi click possano cambiare il corso di una vita. Non è fantascienza ma cruda realtà fatta di solitudine, noia ed insoddisfazione. Interpretezione impeccabile e realistica di tutto il cast. Un film che fa riflettere e che merita di essere visto.

Anche su MYMOVIES tra le migliori del pubblico

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Il racconto dei racconti un film di Matteo Garrone

Un labirinto senza fine

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( Voto 5 su 10)

Da vedere? No

Girato da un famoso e ambizioso regista Italiano su un genere veramente innovativo per il nostro panorama cinematografico. Un film che vanta un’ottima fotografia, grandiosi costumi, location e scenografie. Attori molto bravi e convincenti nei loro ruoli (anche se avrei preferito un cast italiano) ma non abbastanza da renderlo godibile. All’inizio scorre troppo lento, acquistando via via una briciola di magnetismo e una reale imprevedibilità che tuttavia porta verso uno strano epilogo, un labirinto di incertezza e perplessità. Le tre storie restano indipendenti con dei legami così flebili che per coglierli bisogna veramente essere dei critici cinematografici oppure folli almeno la metà dell’autore dei racconti. Una fiaba da dire a grandi lettere PER ADULTI (mi è dispiaciuto vedere una bimba di 7 anni in sala con noi), con scene al limite del grottesco e della crudeltà. Una chermes di vizi e paure dell’umana natura: il bisogno di una donna di essere madre a qualunque costo e a qualunque prezzo. Due anziane sorelle divise da un bizzarro e tragico destino. Un re stravagante che decide di allevare una pulce. Siamo sulla soglia dell’assurdo, del fantastico, dell’onirico, in un mondo senza regole e razionalità. Mi chiedo dunque, c’è per forza bisogno di tanta crudeltà? Ho trovato ingiusta la fine della sorella scuoiata e disgustosa la scena della scalinata, che poteva essere evitata. Poca chiarezza nel legame tra i due “fratelli” albini, quasi legati da un rapporto più perverso e profondo che dalla mera fratellanza. Triste la fine della famiglia di acrobati e dell’orco rude, tuttavia uno dei pochi in grado di provare dei profondi sentimenti. Insomma tanta carne al fuoco ma cruda nel profondo, con personaggi accennati che difficilmente riescono ad essere letti e ad emozionare restando estranei dall’inizio alla fine. Impossibile immedesimarsi e comprendere l’essenza di questo film che nasce per me senza un’anima o forse come un rompicapo da sbrogliare per i più colti ed acuti.

Anche su MYMOVIES tra le migliori del pubblico

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