Recensione La vita intima di Niccolò Ammaniti

La vita intima è il primo romanzo di Ammaniti che leggo. Mentirei se dicessi che non mi ha preso poiché l’ho letto a una velocità supersonica, ma l’epilogo mi ha lasciato decisamente perplessa: c’è stato un taglio netto e impensabile dopo il castello che era stato costruito per il lettore, che può spiazzare e deludere, benché a caldo possa essere la chiave di lettura del romanzo. L’autore è sarcastico e ironico, qualità che rendono la lettura leggera ma non superficiale. La trama di per sé è molto semplice e, benché il personaggio di Maria Cristina sia a tratti un po’ troppo naïf, è comunque abbastanza credibile. Inizialmente ero convinta che l’obiettivo di Ammaniti fosse prevalentemente quello di parlare del disagio che anche i ricchi soffrono, ma in realtà non fa solo questo. L’autore gioca molto sui tranelli della psiche e su come spesso le prigioni più invalicabili siamo noi stessi a costruirle, più o meno dorate che siano.Un romanzo anticonvenzionale e profondamente introspettivo che mostra come, con paranoie e dubbi, si possa davvero scrivere un libro.

Recensione Uglies

Uglies è un film di fantascienza americano diretto dal regista Joseph McGinty Nichol, basato sull’omonimo romanzo di Scott Westerfeld. La storia è ambientata in un’apparente utopia del futuro, in cui l’umanità, dopo le guerre per le risorse energetiche, riesce a sviluppare un fiore capace di fornire energia illimitata e rinnovabile. Inoltre, grazie ai progressi tecnologici, ogni abitante ha diritto, al compimento dei sedici anni, a un intervento che lo rende perfetto dal punto di vista estetico. Il film, di per sé, non è realizzato male, ma la trama mi lascia con molte perplessità. Il monito di Scott Westerfeld è probabilmente quello di mettere in guardia contro una società troppo edonistica e sottolinea l’importanza del libero arbitrio e dell’autodeterminazione. Per quanto, idealmente, sia facile concordare con l’autore, per come è rappresentata la situazione nel film, in fin dei conti, mi trovo dalla parte della dottoressa Dr. Nyah Cabl che, a suo modo e con glamour, ha creato la pace nel mondo. L’estetica dei ‘pretty’ può essere discutibile, così come la loro scarsa emotività (già dilagante nella realtà contemporanea senza l’aiuto della chirurgia), ma una realtà senza angosce, malattie, invecchiamento, divari economici e sociali mi sembra comunque meravigliosa. Certo, qualche difetto ci sarà, ma si parte comunque da una buona base.

Recensione Furiosa : A Mad Max Saga

“Furiosa: A Mad Max Saga” è il prequel del film uscito nel 2015, “Mad Max: Fury Road“, diretto anch’esso da George Miller. Questi film fanno parte di una saga iniziata nel 1979. Tuttavia, essendo trascorsi molti anni tra i primi capitoli e il resto della saga, forse non tutti hanno visto i primi tre film. Il film del 2015, che fece molto parlare di sé grazie alla sua eccellente realizzazione, sembra un’opera autonoma piuttosto che parte di un progetto più ampio. Il prequel racconta la storia di Furiosa (protagonista anche del film successivo) dalla sua infanzia fino all’età adulta. Premetto che parlare di questo film senza fare spoiler è difficile, tuttavia non voglio esimermi poiché la delusione nella visione di questa pellicola è stata notevole. Non capisco come possa esserci la mano dello stesso regista. La fantascienza non è fare le cose a casaccio. Il film è ambientato sulla Terra dopo una serie di eventi catastrofici che hanno portato alla desertificazione del pianeta, un dettaglio che si conosce solo avendo visto “Fury Road”. È assurdo dover dare senso a un prequel solo perché si conosce il sequel. Qui avrebbero dovuto spiegare bene cosa era successo e cosa aveva portato alla situazione attuale. Ad ogni modo, questa è solo la punta dell’iceberg. La storia è ridicola, a partire dalla bambina ninja fino alla ciurma di Dementus che, prima della presa di Gas Town, sembra sopravvivere nel deserto senza acqua, cibo e benzina (considerando che sono motociclisti). Dementus stesso non appare in condizioni fisiche critiche e non sembra esserci un problema di natalità, visto che spuntano motociclisti da ogni parte del deserto. La straordinarietà di Furiosa di essere cresciuta in una “terra di abbondanza” non sembra essere così visibile, visto che, una volta fuggita, nessuno si accorge di lei. Teoricamente tutta la popolazione dovrebbe essere malata o mutilata, ma a parte i membri del consiglio di Immortal Joe e pochi membri del gruppo di Dementus, gli altri sembrano in condizioni fisiche normali. La storia d’amore avrebbe potuto essere molto più sviluppata e non solo accennata. Inoltre, i personaggi sono tutti piatti, non si parla del loro passato e spesso sono confusi nella moltitudine di inutili comparse. Per quanto riguarda il cast, l’unico che ha dato una performance significativa è stato Chris Hemsworth nel ruolo di Dementus. Credibile benché non memorabile Tom Burke nel ruolo di Praetorian Jack. Invisibile Anya Taylor-Joy nel ruolo di Furiosa che non assomiglia neanche lontanamente a Charlize Theron, che interpreta il medesimo personaggio nel capitolo successivo. In sintesi, un film che non serviva, che non aggiunge nulla al sequel, anzi, se mai fa sorgere dubbi sulla coerenza interna dell’intera saga.

Recensione Briganti

“Briganti” è una serie storica italiana ambientata nel tumultuoso periodo post-unificazione italiana. Costumi e ambientazioni sono convincenti, ma non altrettanto si può dire della narrazione. Ci sono troppi interpreti, esteticamente simili, e non vi è un approfondimento su nessuno di essi; sono figure monodimensionali senza un passato con cui è difficile empatizzare. Per la natura della trama, i protagonisti sono sempre in fuga, il che a tratti se non altro riesce a far mantenere un certo ritmo alla serie. L’unica cosa un po’ intrigante per me è la relazione tra Filomena e Lo Sparviero. Devo ammettere, inoltre, che il finale di stagione è ben congegnato. Nel complesso, poteva emergere una serie molto bella poiché il tema di fondo è interessante, ma così com’è stata organizzata risulta confusa e limitata. In un contesto che parla di ideali è doveroso indagare i motivi che spingono i personaggi ad agire in determinati modi. Mantenere quasi tutta la narrazione sul presente senza sviluppare antefatti ai quali si fanno solo vaghi accenni è un grosso errore e sminuisce la profondità della storia. Per quanto riguarda il cast, Marlon Joubert, anche se aiutato dalla sua presenza scenica, mi ha colpito nel ruolo dello Sparviero. In maniera minore e non da subito ho apprezzato anche la scelta di Matilda Lutz nel ruolo di Michelina, che grazie alla sua bellezza quasi divina era perfetta come eroina della profezia diffusa proprio al fine di favorire i briganti nella loro lotta contro i despoti del nord Italia.

Recensione Un professore

“Un professore” è una serie TV italiana diretta nella prima stagione da Alessandro D’Alatri e nella seconda da Alessandro Casale. Racconta la storia di Dante, un professore di filosofia. Dante è un professore anticonformista e prende molto a cuore la sorte dei suoi studenti, soprattutto di quelli più in difficoltà che solitamente vengono abbandonati dal sistema scolastico. Dante è interpretato da Alessandro Gassmann, che porta con sé il suo grande talento di attore e la sua bella presenza. Le partner femminili sono diverse, poiché il personaggio è un abile seduttore, restio ai legami stabili. Tuttavia, la serie vuole indirizzare Dante sulla retta via e la sua comprimaria principale è interpretata da Claudia Pandolfi nel ruolo di Anita. In questo ruolo, la Pandolfi mi è piaciuta molto e credo che i due abbiano un’ottima sinergia. Il cast preso singolarmente è ben scelto, inclusi Nicolas Maupas e Domenico Cuomo, già noti per la serie “Mare Fuori”. La storia, tuttavia, benché tratti temi anche molto pesanti, è leggera e alla fine è come una fiaba moderna dove ogni cosa finisce per il meglio. Sarebbe fantastico nella vita essere tutti così belli e buoni e soprattutto non scontare mai le conseguenze delle proprie azioni come capita prima o dopo a tutti i personaggi. Nel complesso, la serie si fa guardare e va bene per staccare dalla bruttura della realtà.