Recensione di “Che ci importa del mondo”

Viola Agen, voce narrante del romanzo, è divorziata, l’ex marito è un padre assente e inaffidabile, così la donna è obbligata ad essere una super mamma capace di destreggiarsi tra lavoro, vita famigliare e sociale senza l’appoggio stabile di nessuno. Di mestiere fa l’opinionista, avendo come qualità principale quella di massacrare a suon di sarcasmo e ironia gli ospiti nei diversi salotti televisivi. Nel privato tuttavia, Viola si descrive come fallibile e infelice, obbligata a portare sempre una maschera e a essere testimonial di un mondo mediatico stessa ignorante, ipocrita e borioso che lei disprezza. Grande cruccio della donna inoltre è quello di non trovare un uomo alla sua altezza, brillante, galante e stimolante a dispetto della sua bellezza e intelligenza. Immagino che in molte si possano rivedere nel personaggio creato dall’autrice amando la sua sicurezza, fatta anche di veniali fragilità, di multe non pagate e di ritardi cronici. Tuttavia trovo che anche chi non si rispecchia in questo prototipo di donna, potrà godere di un testo vivace, sarcastico e sagace. Non ho mai seguito Selvaggia Lucarelli, ma leggendo la sua biografia mi aspettavo qualcosa di diverso dalla voce più tagliente del web. L’epilogo mi ha stupita in positivo, poiché ribalta le premesse iniziali e benché sotto certi aspetti possa sembrare banale e stucchevole è anche rassicurante soprattutto in un periodo come questo in cui si ha bisogno di sognare.

Recensione The Legend of Tarzan

Questo è quello che definisco il classico film da incassi, fatto solo per tirare su qualcosa al botteghino, cast con attori sulla cresta dell’onda, uno scorcio di trama ed effetti speciali (usati pure male). Oltre alla prestanza fisica di Alexander Skarsgård e alla bellezza di Margot Robbie, non c’è nulla da vedere. Tutto inverosimile, prevedibile e scontato. Effetti speciali super digitalizzati che vanno a snaturare anche le fattezze dei protagonisti che in alcune scene paiono dei putti asessuati. C’era d’aspettarselo pensando al trailer ma David Yates poteva fare decisamente meglio. Sconsigliato, la sola avvenenza della coppia protagonista non vale i 110 minuti di durata della pellicola.

Recensione Io sono la bestia

Il romanzo di Andrea Donaera è un testo particolare. La storia si evolve attraverso i flussi di coscienza dei diversi personaggi, i temi trattati sono forti e inseriti in un contesto plausibile di omertà, paura, violenza e solitudine. La scrittura è molto elementare, infarcita di una fortissima struttura dialettale, inizialmente questo fatto mi aveva scoraggiata, pagina dopo pagina tuttavia l’autore riesce a rendere l’immagine più profonda dei protagonisti, catturando ad esempio la vivace innocenza e voglia di vivere di Nicolle e la crescente follia di Mimi. Un lavoro nel complesso ben calibrato, studiato con molta attenzione ai dettagli che goccia dopo goccia creano una storia originale benché raccapricciante. Sono dell’idea che in pochi riuscirebbero a scrivere un testo con la cifra stilistica di quest’autore che cela dietro questa stesura elementare una profonda conoscenza letteraria e umana. Nel suo genere Donaera è sicuramente un astro nascente della letteratura contemporanea. La bestia sono io non è comunque un testo che consiglierei a chiunque poiché molto crudo, diretto e depressivo.

Recensione dell’Isola delle anime di Piergiorgio Pulixi

Il romanzo di Pulixi inizia lento e placido, esaltando in primo luogo la sua terra d’origine, apparentemente un oasi felice a confronto del caotico continente. Le protagoniste sono due poliziotte, Eva e Mara, che condividono la sorte comune di reiette del commissariato e si trovano impiegate nella neonata sezione “casi insoluti”. Entrambe con passati difficili e tormentati instaurano un rapporto inizialmente molto sarcastico (forse eccessivamente) che con il tempo porrà le basi per una solida amicizia. La scrittura è ben curata, scorrevole ma al contempo ricercata. Ho apprezzato molto la suddivisione del testo in tanti brevi capitoli e ho trovato affascinante l’analisi dell’altra Sardegna: ancestrale e misteriosa, un mondo nascosto che sopravvive a dispetto del tempo con usi e costumi arcaici e macabri. Molti i drammi umani, alcuni solo accennati, altri più approfonditi come la tematica dell’ossessione. Non mi sarebbe dispiaciuto fosse stato dedicato più spazio a Melis e alla sua setta, questa figura mi risulta un pò stereotipata e quando si entrerà nel vivo della storia gli eventi diventeranno così rapidi da dare la sensazione di un taglio precipitoso e prematuro tralasciando molti fatti importanti. Nel complesso una lettura che consiglio e che potrebbe mettere le basi per l’inizio di un ciclo poliziesco.

Recensione la Révolution

La Révolution è una serie televisiva francese del 2020 distribuita su Netflix, drammatica e soprannaturale, vorrebbe dare una lettura alternativa alle cause che mossero i cittadini alla ribellione nei confronti della nobiltà durante la rivoluzione francese. Tutto nasce dal ritrovamento del corpo di una giovane donna orribilmente uccisa e mutilata. La polizia individua il colpevole in Oka, schiavo di colore condotto prontamente in prigione per essere giustiziato. Il neo medico Joseph Guillotin (personaggio storico a cui viene attribuita l’invenzione della ghigliottina), al semplice tocco del presunto colpevole comprende misticamente che Oka è innocente e inizia ad indagare per poterlo scagionare. Il medico scopre così l’esistenza di un virus capace di far mutare il sangue di chi lo contrae e creare altri effetti inspiegabili e bizzarri quali l’immortalità al costo di un prezzo molto alto. Apprendiamo così l’esistenza di questi esseri che paiono un incrocio tra vampiri e zombie che iniziano a popolare la nobiltà francese e a mietere vittime senza ritegno. Se l’idea di base può essere interessante e originale l’implementazione è terrificante. I personaggi non sono né affascinanti né accattivanti e la trama appare piena di contraddizioni e colpi di scena improbabili. Vi sono inoltre errori banalissimi di regia come il ciuffo bianco di Elise che appare e scompare tra una ripresa e l’altra. La serie negli otto episodi non riesce a spiegarsi e si conclude con un niente di detto e di fatto, lasciando molti dubbi e perplessità.