Recensione The Ferragnez

The ferragnez più che una serie tv la definirei una sorta di documentario. Ho visto solo il primo episodio e l’ho trovato uno strano incrocio tra una puntata di Black Mirror e il Grande Fratello, capace di alternare emozioni che vanno dalla noia all’inquietudine. Chiara non ha inventato nulla, già nella corte del Re Sole l’ostentazione della ricchezza e il rendere pubblico ogni aspetto della vita dei reali era una forma di atto di potere. C’è da dire che Re Luigi XIV per fortuna dei sui sudditi non aveva Instagram e che i Ferragnez pur non essendo nobili rappresentano nei fatti l’aristocrazia moderna, pertanto stupirsi della superficialità dei contenuti della loro realtà è come meravigliarsi che il mare sia salato. Di interessante c’è l’evidente ribaltarsi dei ruoli al comando, in queste famiglia il potere è in mano alle donne, un fronte unito e determinato, mentre gli uomini sono pressapoco dei fantocci sullo sfondo. Se non altro la lotta femminista in questo caso a colpi di fard, piastra, rimmel e abiti firmati ha SUPER vinto. Non c’è comunque da stupirsi del successo di Chiara in una società edonistica come la nostra, in cui anche se si parla molto di comprendere le nostre fragilità, le persone non hanno tempo né voglia di profondità, ci si accontenta di vedere il bello che probabilmente non si potrà mai avere sognando una realtà SUPER in cui avere un figlio diventa un plus e la gestione delle problematiche comuni viene affidata a uno staff pronto ed efficiente. L’unico personaggio un po’ sarcastico in grado di attirare le simpatie del pubblico è Fedez che tuttavia ha indubbi vantaggi nella sua posizione, dopotutto per anni ci sono state le First Lady, Federico è il pioniere dei First Lord.

Recensione “YOU” – TERZA STAGIONE

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Se nelle stagioni precedenti mi sono espressa positivamente su questa serie ora è opportuna una netta virata. Il peggioramento è stato drastico, come se ormai su Joe ci sia poco da raccontare, sembra che le leggi del mercato e del profitto abbiano spinto gli autori a tirare fuori il coniglio bianco da un cilindro ormai privo di magia. Il tentativo di conciliare i coniugi Goldberg con la placida e tranquilla vita familiare è parso sin dal principio azzardato. Ampio il proliferarsi di situazioni così irrealistiche da essere grottesche. Drammatico il peggioramento della giovane Love, che da assassina sporadica fa dei tentativi d’omicidio il suo vizietto nell’armadio. Sempre più antipatico Joe che mostra troppo spesso quest’aria di saccente superiorità (magari anche parte del suo personaggio) diventando così sgradevole. In pochi episodi abbiamo così una serie noiosa, prevedibile, ripetitiva e con personaggi piatti che per forza di cose sono destinati all’oblio, nella speranza che nella quarta stagione ritorni la magia perduta.

Recensione di Guida astrologica per cuori infranti

Guida astrologica per cuori infranti - Serie TV (2021)

La serie in questione s’ispira al romanzo italiano dell’autrice Silvia Zucca e racconta la storia di Alice Bassi, interpretata dalla brava Claudia Gusmano. Alice è la classica protagonista dei romanzi rosa: impacciata e incapace di raggiungere il successo in nessun ambito della vita, soprattutto in quello amoroso. Ogni cosa cambia quando il simpatico Tio entra nella sua vita e in ufficio si trova ad avere un nuovo affascinante capo. Di originale questa storia non ha praticamente nulla e ogni aspetto dell’evolversi della trama è facilmente intuibile, tuttavia la genuina interpretazione di Claudia Gusmano rende la pellicola interessante. Il resto del cast ad eccezione del solo Michele Rosiello, lascia un po’ a desiderare. Nel complesso però questo tipo di storia tocca corde profonde, soprattutto nelle ragazze romantiche che in cuor loro sognano una fiaba moderna, che oggi non è più quella del principe azzurro ma della donna indipendente riconosciuta nella sua professionalità. A differenza di altri paesi molto nazionalisti, in Italia spesso si snobbano i romanzi e le serie di genere locali. Nei fatti, soprattutto quando si parla di cinema si nota una grande differenza d’interpretazione, molti attori italiani recitano in maniera artefatta a dispetto del vero e del plausibile, in questa serie sono ancora in molti ad avere questo difetto d’interpretazione, la protagonista tuttavia non ha nulla da invidiare ad altre interpreti in ruoli similari.

Guida astrologica per cuori infranti 2 ci sarà. Netflix conferma la seconda  stagione

Recensione di Diabolik 

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Ispirato all’omonimo fumetto nato dalla fantasia delle sorelle Angela e Luciana Giussani, il film si focalizza sull’incontro della coppia più famosa del noir italiano. Nel complesso vi sono moltissime sequenze improbabili, talvolta anche ridicole, tuttavia i personaggi principali, Eva, Diabolik e l’ispettore Ginko sono interpretati molto bene dai rispettivi attori. Miriam Leone é semplicemente perfetta nel ruolo di Eva Kant, lo stesso vale per l’imperscrutabile Luca Marinelli nei panni del famigerato Diabolik. Ho spesso notato nei film nostrani una sorta di artificiosità nella recitazione che rende tutto poco fluido, devo ammettere però che questo succede molto meno nella pellicola dei Manetti Bros. Nel complesso ho apprezzato questo film che mi ha indotto a cercare notizie sulla nascita di questo personaggio così cinico e spietato. Ho scoperto così che Diabolik nasce nel 1962 raggiungendo nel breve tempo un grande successo e diventando precursore del genere noir. Una bella soddisfazione avere un filone tutto nazionale che non ha nulla da invidiare a produzioni estere, ma che nel caso specifico è stato frutto d’ispirazione.

Recensione Mr Robot

Mr. Robot è una serie statunitense che vede come protagonista il talentuoso Rami Malek nei panni di un abilissimo hacker. La trama sulle prime pare avvincente, ma ben presto s’impantana su episodi lenti, noiosi e surreali che creano solo confusione. Non ho apprezzato come è stata implementata la questione delle molteplici identità del protagonista, a mio avviso c’erano così tanti spunti narrativi che questo tentativo di creare suspense è stato abusato mettendo a dura prova la sospensione di credulità del pubblico. Ciò che salvo è il cast, abile ed espressivo. Molti sono i personaggi che restano impressi: Christian Slater nel ruolo di Mr Robot, Carly Chaikin nel ruolo di Darlene, Elliot Villar nel ruolo di Fernando Vera, BD Wong nel ruolo di Whiterose e Michael Cristofer nei panni di Phillip Price. Una serie di attori eccellenti per un progetto che arranca sugli specchi della credibilità.