Recensione Valeria

Valeria è una serie tv spagnola creata da María López Castaño e basata sulla saga di romanzi scritti dall’autrice Elísabet Benavent. Racconta la storia di un’aspirante scrittrice e del suo tentativo di riuscire in questo mestiere tanto affascinante quanto complicato. A prescindere dalla trama, la serie descrive la generazione dei trentenni contemporanei, alle prese con tante incertezze, in cui il trade-off tra carriera e sfera famigliare è netto. Forti le tinte romance e la fiducia nei rapporti d’amicizia tra donne, relazioni che possono risolvere nel lungo periodo qualsiasi dramma. Marcata invece la sfiducia nelle relazioni amorose, che dopo un epilogo sfavillante rischiano quasi sempre di perdere di brillantezza e stabilità. Il cast è ben congeniato e mi piace l’approccio libertino usato per le scene erotiche. Ho guardato con piacere questa serie e amato molto il modo in cui Diana Gómez interpreta la protagonista. Per contro ho trovato gli attori maschili bellocci e privi di personalità. Nella serie tutto è sempre ammantato da una magica polverina che rende tutto possibile, come in una fiaba, dove tuttavia il principe azzurro non è quasi mai un partner.

Recensione di Sex/Life

Sex/Life è una serie televisiva statunitense scritta da Stacy Rukeyser e basata sul romanzo 44 Chapters About 4 Men del 2016 scritto da BB Easton. Il cast principale è costituito da Sarah Shahi, Mike Vogel e Adam Demos. La serie è stata pubblicata su Netflix il 25 giugno 2021 e racconta la storia di Billie, un’avvenente casalinga alle prese con la gestione della seconda figlia e dei ricordi di un passato vivace e adrenalinico. Benché nel complesso la serie sia deludente, in special modo l’epilogo, credo che possa comunque restare impressa. Ho riflettuto molto prima di esprimere un simile giudizio e al di là delle lascive ed esplicite scene erotiche, che a tratti la fanno sembrare un lungo porno soft, rimane il ricordo di questa donna tanto amata e desiderata da due uomini favolosi. Brad Simon in particolare è il personaggio più affascinante e interessante della serie, il bad boy piace sempre. Attenzione però, Brad del cattivo ragazzo ha più la fama che le intenzioni, si può dire citando la frase di un film che adoro, che Billy è l’eccezione, colei che come in Cinquanta Sfumature rompe la corazza dell’uomo che non sa amare. A me, ma immagino a molte, visto il successo di questo tipo di storie, piace l’immedesimarsi in queste situazioni per quanto banali e scontate possano sembrare. Nella fattispecie di questa serie i personaggi sono molto esagerati e caricaturali, il peggiore tra tutti è quello di Sasha Snow. Nel tentativo di realizzare un telefilm femminista hanno creato qualcosa di totalmente odioso sotto questo aspetto, dando un’idea iper superficiale delle donne e uno spessore ben maggiore maggiore alle figure maschili. Inascoltabili le analisi di psicologia spiccia che enfatizzano la banalità dei personaggi, come la realtà artificiosa in cui vivono. Per staccare dalla quotidianità ovviamente ci sta, piacerebbe a tutti avere dei figli che appaiono e scompaiono in base alle esigenze, per citarne una. La realtà semplificata almeno nell’illusione del piccolo schermo sebbene non sia di contenuto, può rappresentare una forma di evasione.

Recensione di Biohackers

Ultimamente su Netflix mi sto imbattendo in serie che mi lasciano davvero perplessa. Qui siamo in Germania, i protagonisti bellocci e brillanti dibattono tra loro come scienziati navigati pur essendo semplici matricole, in un’università che vorrebbe studenti già imparati. Tutto questo comunque seppur rompa in mille pezzi la sospensione d’incredulità non è nulla a confronto dell’evolversi delle vicende, improbabili, assurde e allucinanti in un crescendo che raggiunge l’apoteosi nel finale di stagione. Io non sono una scienziata e mi sembra assurdo già così, mi piacerebbe sapere che ne pensa un vero scienziato. Mettendo da parte l’effetto del comico paradosso che ha reso la visione perlomeno divertente, sconsiglio vivamente la serie. La fantascienza non è inventare storie improbabili e assurde, ma creare plausibilità in qualcosa che ancora non esiste. Questo tipo di prodotto rovina l’immagine del genere, che se ben fatto può essere appassionante e illuminante.

The Protector una serie di Binnur Karaevli

The Protector è la prima serie turca distribuita su Netflix. I turchi stanno conquistando il monopolio delle soap televisive con serie come Le Ali del sogno e Mr Wrong. The protector è una serie del tutto diversa poiché si spinge sul terreno scivoloso della fantascienza. S’ispira a un romanzo, ma questo non è ovviamente garanzia d’eccellenza. La storia è ridicola e caricaturale. Gli attori mantengono lo stile soap opera benché si stia girando qualcosa di diverso. Ogni cosa è scontata, noiosa e inverosimile. L’ho tenuto in background mentre cucinavo e non ho perso nemmeno un passaggio. Non capisco come abbiano fatto a farne quattro stagioni. Come unica nota positiva, che la cinematografia turca si gioca sempre come se bastasse e avanzasse di per sé, è l’avvenenza dell’attore protagonista, Çağatay Ulusoy, nel ruolo di Hakan che è più bello che bravo, così come nelle prima stagione per il pubblico maschile la bella Ayça Ayşin Turan nel ruolo di Leyla. Hazar Ergüçlü nel ruolo di Zeynep è forse l’unica attrice un po’ calata nel ruolo, ma con l’avanzare della serie anche la sua presenza risulta stantia e noiosa. Persino il triangolo amoroso tra i tre alla fine sembra quasi obbligato più che sentito essendo oltre a Levant gli unici attori coetanei.

ÉLITE LA QUARTA STAGIONE

Ho già parlato di questa serie, quando era uscita solo la prima stagione. Dopo anni e alla conclusione della quarta stagione, posso affermare che episodio dopo episodio assistiamo a un lento e inesorabile declino. Della teen serie che si può aver amato è rimasto ben poco, inclusi i protagonisti più interessanti sostituiti da personaggi strani e artefatti. La Las Encinas, più che una scuola privata sembra una casa chiusa, in cui ogni perversione è concessa, dove tutto è tollerato e accettabile. I giovani protagonisti si cimentano in performance erotiche navigate, ricordando sempre di più un film porno. La trama è raffazzonata, copiata malamente dalle serie precedenti. La questione omosessuale snaturata e resa sempre più il sintomo di una devianza che un modo di essere. Tutto questo eccesso porta a mio avviso a un senso di disgusto, come se l’unica cosa importante nella vita fosse il sesso. Pertanto visto anche il target a cui è destinata, trovo si tratti di una serie diseducativa e poco interessante dal momento che toglie merito al lavoro originario, rendendolo volgare.