Recensione di Enola Holmes

Il film è l’adattamento cinematografico del ciclo di romanzi scritti da Nancy Springer, che vedono come protagonista la sorellina sedicenne di Sherlock Holmes. Si tratta di un film per adolescenti che tuttavia può allietare la serata anche ad un pubblico adulto. La trama è ben strutturata e cerca di riprodurre il modello a enigmi e deduzioni tipico del ciclo di Doyle. Molto belle le ricostruzioni, gli abiti e ben assortito il cast. Ho trovato particolarmente talentuosa la giovane protagonista, Millie Bobby Brown, conosciuta dal grande pubblico grazie ruolo di 11 interpretato nella serie Stranger Things. Trovo che la sua interpretazione brillante e sicura, unita alla tecnica registica di far parlare il personaggio direttamente allo spettatore valga l’ottima riuscita della pellicola.

Recensione di Barbari

Barbari è una serie televisiva tedesca che narra le vicissitudini di una tribù germanica ai tempi dell’Impero Romano. I protagonisti sono Thusnelda e Folkwin Wolfspeer. Le tribù barbare, per mantenere i propri territori sono costrette a scendere a patti con i romani, ma quest’ultimi, forti della loro supremazia, iniziano a non rispettare gli accordi e a pretendere dei tributi eccessivamente salati. La giovane, coraggiosa e audace Thusnelda, in contraddizione con il suo capo clan che vuole mantenere la pace a tutti costi e di suo padre, un uomo ambizioso, subdolo e spregevole, si oppone alle prepotenze di Roma ed escogita un piano per indurre le altre tribù ad unirsi formando così un unico grande esercito. Tra le file dei Romani c’è un giovane, Arminio: si verrà a scoprire che l’uomo ha origini barbare e un tempo era amico di Thusmelda e Folkwin.
Una serie lampo, con riferimenti a personaggi storici, veramente ben fatta, coinvolgente e appassionante che si guarda fin troppo velocemente. Consigliata vivamente a chi ama questo genere.

Recensione la Révolution

La Révolution è una serie televisiva francese del 2020 distribuita su Netflix, drammatica e soprannaturale, vorrebbe dare una lettura alternativa alle cause che mossero i cittadini alla ribellione nei confronti della nobiltà durante la rivoluzione francese. Tutto nasce dal ritrovamento del corpo di una giovane donna orribilmente uccisa e mutilata. La polizia individua il colpevole in Oka, schiavo di colore condotto prontamente in prigione per essere giustiziato. Il neo medico Joseph Guillotin (personaggio storico a cui viene attribuita l’invenzione della ghigliottina), al semplice tocco del presunto colpevole comprende misticamente che Oka è innocente e inizia ad indagare per poterlo scagionare. Il medico scopre così l’esistenza di un virus capace di far mutare il sangue di chi lo contrae e creare altri effetti inspiegabili e bizzarri quali l’immortalità al costo di un prezzo molto alto. Apprendiamo così l’esistenza di questi esseri che paiono un incrocio tra vampiri e zombie che iniziano a popolare la nobiltà francese e a mietere vittime senza ritegno. Se l’idea di base può essere interessante e originale l’implementazione è terrificante. I personaggi non sono né affascinanti né accattivanti e la trama appare piena di contraddizioni e colpi di scena improbabili. Vi sono inoltre errori banalissimi di regia come il ciuffo bianco di Elise che appare e scompare tra una ripresa e l’altra. La serie negli otto episodi non riesce a spiegarsi e si conclude con un niente di detto e di fatto, lasciando molti dubbi e perplessità.

Recensione di Over the Moon

Over the Moon – Il fantastico mondo di Lunaria è un film d’animazione cino-statunitense diretto da Glen Keane e John Kahrs. Racconta la storia della piccola Fei Fei che dopo aver perso prematuramente la madre a cui era molto legata trova la forza di andare avanti grazie al un buon rapporto con il padre e all’attività commerciale di famiglia. Le cose tuttavia cambiano quando l’uomo decide di risposarsi. Fei Fei cresciuta con il mito della romantica e struggente storia d’amore di Chang’e, la Dea della luna, architetta un piano per ricordare al padre l’unicità del vero amore. In realtà la trama è davvero male organizzata. Il mito della dea Chang’e è raccontato malamente, non riuscendo così a trasmettere alcuna emozione. L’idea di Fei Fei di provare l’esistenza della Dea per convincere il padre a non risposarsi appare senza senso. Fare un film fantastico inoltre non significa fare le cose a caso o rendere tutto lecito, bisogna comunque mantenere una coerenza interna e possibilmente spiegare il più possibile il mondo immaginario che si va a creare. In questa storia i personaggi sono appena accennati e le vicende vanno veloci come la pallina impazzita di un flipper, al punto da non capirci nulla. La famigerata Dea della luna Chang’e è inutilmente fastidiosa e orribilmente superficiale. Vi è un’assoluta ridondanza di personaggi e soprattutto non restano impressi nomi e scopi. Tutto è molto confuso. L’evoluzione stessa dei personaggi è improvvisata e ingiustificata. Ovviamente la morale sbuca fuori come un coniglio dal cilindro, per pura magia. Credo pertanto che questo film sia adatto giusto ai bambini piccoli poiché di bello ci sono solo le immagini colorate e la simpatia mal sfruttata di Chin (probabile fratellastro di Fei Fei).

Recensione di Ratched

Ratched è una miniserie americana, basata sul romanzo “Qualcuno volò sul nido del cuculo” di Ken Kesey. Racconta le vicende che vedono per protagonista l’infermiera Mildred Ratched, mettendo in luce le sue abilità manipolative e un anomalo cinismo. Il cast vanta la presenza di Sharon Stone e di Cynthia Nixon e di altri attori meno noti ma comunque bravi. I primi episodi sono abbastanza inquietanti e truculenti (il secondo in particolare mi ha colpita molto negativamente). Nel susseguirsi degli eventi la storia si ammorbidisce diventando paradossalmente melensa e confermando l’improbabilità di quasi tutte le vicende. Il personaggio stesso della protagonista perde di fascino, apparendo tutto di colpo fragile e vulnerabile . I moventi che spingono i personaggi sono deboli e dopo un inizio anche fin troppo audace improvvisamente il regista diventa molto cauto. Gli elementi che mi hanno colpito in positivo sono i costumi, gli scenari e l’interpretazione di alcuni personaggi come Judy Davis nel ruolo dell’infermiera Betsy Bucket e Alice Englert nel ruolo di Dolly. Nel complesso una serie che scorre veloce essendo composta da solo 8 episodi, può meritare la visone ma temo non rimanga impressa per originalità o per particolare attinenza con la realtà.