Quando il culto supera la storia

Sarò controcorrente, ma non ho mai trovato davvero esaltante questa serie e il suo successo mondiale, più che convincermi, continua a lasciarmi perplessa. La quinta stagione, a mio avviso, sembra realizzata più per obbligo industriale che per reale urgenza narrativa: andava fatta, andava chiusa, andava monetizzato un fenomeno ormai consolidato. Il risultato è una stagione che procede per inerzia, con attori visibilmente saturi e una trama che zoppica più volte. Nella buona fantascienza il world building dovrebbe essere una colonna portante, qualcosa che regge il peso della storia e ne garantisce la coerenza interna; qui, invece, le crepe sono evidenti e mai davvero risanate. A dispetto di tutto, però, alcuni elementi si salvano, come la scelta di chiarire l’origine dei poteri di Henry Creel e l’atto finale, epico ed eroico, di Undici. Funziona anche la resa di alcuni personaggi, in particolare Henry, interpretato da Jamie Campbell Bower, che dimostra una capacità espressiva impressionante. Ed è proprio per questo che dispiace vederlo ridotto a mostro: il personaggio aveva un enorme potenziale drammatico, ma viene sfruttato in modo superficiale, trasformandosi nell’ennesimo cattivo monolitico, privo di reale complessità interna e di autentiche contraddizioni. Oggi i villain potrebbero e dovrebbero essere meno assoluti, più ambigui, più lacerati dalle proprie scelte; perché non esistono individui solo buoni o solo cattivi e, almeno in narrativa e al cinema, questa zona grigia rende le storie meno piatte e infinitamente più interessanti. In molte serie contemporanee, invece, noto una tendenza alla semplificazione, come se si desse per scontato che lo spettatore non sia più interessato alla profondità. Accanto a Jamie Campbell Bower emergono comunque altri attori con potenziale, come Maya Hawke nel ruolo di Robin, e le gemelle Anniston e Tinsley Price che interpretano Holly. Max, interpretata da Sadie Sink, risulta convincente solo quando smette di indulgere nella versione spaccona del personaggio e lascia spazio alla fragilità. Il resto del cast, per me, appare piuttosto moscio e irrisorio. Alcuni personaggi diventati iconici risultano ormai forzati: Dustin, interpretato da Gaten Matarazzo, è eccessivo e costantemente sopra le righe; Nancy, interpretata da Natalia Dyer, finisce spesso per essere più menosa che interessante. Anche certi personaggi secondari, come il bullo Derek Turnbow, sembrano inseriti più per funzione d’inclusività visto che l’attore non è confrome ai soliti standar di magrezza, ma non regge bene il ruolo e risulta poco credibili. Undici, interpretata da Millie Bobby Brown, appare sorprendentemente spenta, anche nella costruzione estetica del personaggio, fa peggio solo il fidanzato Mike, interpretato da Finn Wolfhard, che continua a leggere la realtà come se fosse una campagna di Dungeons & Dragons nonostante sia ormai cresciuto. Persino Winona Ryder, una delle mie attrici preferite, qui non riesce a lasciare il segno. Molte scene sembrano inserite unicamente per allungare la durata degli episodi e finiscono per rendere la stagione a spesso noiosa. Nel complesso la serie è comunque più che sufficiente, ma grazie agli effetti speciali, alle ambintazioni e alla ricostruzione degli anni ’80 che per una reale solidità narrativa. Resta una resa fortemente visiva, da colossal commerciale, non lontana da certi film recenti della Marvel, espressione di un cinema che punta a stordire lo spettatore con mostri giganti e battaglie grandiose quanto improbabili, in uno spettacolo pirotecnico affascinante ma poco rifinito. Se qualcosa resiste, è l’elogio dell’amicizia e la forza di alcune storie d’amore, in particolare quella tra Max e Lucas: bagliori sinceri che illuminano a tratti una trama stanca e zoppicante.

Recensione di Marina

Marina è un romanzo pubblicato da Carlos Ruiz Zafón nel 1999. Il testo racconta le vicende dello studente Oscar Drai e della sua amica Marina. I due verrano coinvolti a loro malgrado in una vicenda pericolosa, strana e misteriosa. Durante la lettura sono stata molto presa della storia tuttavia al termine ne sono rimasta delusa. Troppo non viene spiegato e tutto è perennemente ammantato dall’ombra del vero e non vero, scelta azzardata essendo il romanzo al limite del credibile. Un’altra nota negativa è che sin dal principio s’intuisce quale sarà l’epilogo della storia. Il romanzo può essere considerato una trasposizone moderna di Frankenstein di Mary Shelley e del suo concetto cardine, ossia la non accetazione della morte delle persone care. Il tentativo dell’essere umano di sostituirsi alla voltà divina, porterà solo più dolore, sofferenza e follia. Benchè non consideri il testo un capolavoro non sono pentita di averlo letto poichè regala tra le pieghe delle fantasia, spunti di riflessione su come siano effimere la natura della vita, della belezza e della felicità. Un altro grande merito di Zafón è quello di rendere merito a Barcellona, trasformando i suoi testi in una vera e propria lettera d’amore per la sua città.

Recensione di Lasciami entrare

Lasciami entrare è un romanzo gotico horror scritto dall’autore svedese John Ajvide Lindqvist in maniera delicata e brilante, in cui realtà e finzione convivono in perfetta sinergia. Il vampiro è uno dei mostri più interessanti e affascinanti che esista tuttavia è stato così usato da diventare spesso banale. A dispetto di ciò Lindqvist riesce a ridare carisma a questo mostro e a rendere interessante l’ordinario. I personaggi sono così ben descritti e veri in maniera brutale da creare nella mente una vera e propria visione della storia. In primo piano ci sono spesso le debolezze e le nefandezze dell’animo, difatti qui non vi è nessun eroe, nessun paladino del bene superiore, ma solo piccoli e grandi umani talvolta senza sogni, completamente alla deriva. Il contrasto più bello che ravviso in questo testo è rappresentato dal modo in cui le parole descrivono l’orrore puro in maniera poetica, un gioco tra sublime e osceno. Uno dei personaggi principali ne è difatti l’emblema: una bambina, ossuta e cenciosa, che nasconde un’oscura natura. Lindqvist non risparmia dettagli macabri e benchè la lettura sia stata veloce, ritengo che per i più sensibili Lasciami entrare sia davvero troppo. Confesso che vi sono anche degli elementi della storia che non ho apprezzato e che avrei voluto fossero diversi. L’epilogo su tutti mi ha deluso moltissimo poichè mi è parso che l’autore facesse il classico errore del principiante di show-don’t tell in cui racconta frettolsamente la scena più importante invece di mostrarcela come ha fatto per tutto il resto della storia. Non capisco questa scelta che un pò macchia un’opera che per me è diventata la migliore mai letta del suo genere.

Penny Dreadful una serie di John Logan

18047.jpg

 

Penny Dreadful è una serie Statunitense e Britannica in cui viene fatto un reboot dei principali mostri della letteratura dell’orrore. Troviamo dunque in un’unica storia il dottor Frankenstein con la sua creatura, Dorian Gray, Mina, Van Helsing, l’uomo lupo e altri personaggi che riprendono capi saldi del genere come l’Esorcista. Personalmente aborro i reboot con i personaggi classici, nei fatti rovinano sempre la magia di storie già perfette e questa serie non fa assolutamente eccezione. Il mostro più penalizzato è stato sicuramente il vampiro, ridotto a un semplice essere grugnante, quasi privo di parola. Chiaramente tutti i personaggi sono stati snaturati e sottratti dal ruolo di protagonisti, diventando un corale gruppo di Avengers al servizio della bella e tormentata signorina Ives. Se tuttavia dimenticassimo le storie originali, seguendo solo il sentiero che Penny Dreadful ci vuole mostrare assisteremmo a una serie terrificante, coinvolgente e con un cast intrigante.images

 

PERSONAGGI INTERESSANTI 

 

Vanessa Ives

Eva Green è Vanessa Ives,  giovane medium e migliore amica di Mina Murray. Il suo è senza ombra di dubbio il personaggio centrale della serie. L’interpretazione di Eva Green è ottima e accattivante. Sospetto che la centralità del suo personaggio sia stata mossa dal gradimento del pubblico per la sua interpretazione.

images

 

Sir_Malcolm_Murray_promotionalphoto.png

Timothy Dalton è Sir Malcolm Murray, austero e severo avventuriero. Leader e finanziatore della squadra di “celebri” mostri che assolda per ritrovare sua figlia Mina. Nutre un rapporto ambivalente con Vanessa Ives, che  considera la causa principale delle disgrazie che hanno colpito la sua famiglia. La sua interpretazione è impeccabile e convincente.

images

 

Victor_Frankenstein_Promotional_Photo_02.png

Harry Treadaway é Victor Frankenstein, giovane ed emaciato dottore con ambizioni visionarie e per nulla etiche. Chiaramente il personaggio è una rivisitazione del famoso mostro creato dalla penna di Mary Shelley e l’interpretazione di Treadaway non rispecchia per nulla la visone che ho di questo personaggio. 

images

 

The_Creature

Rory Kinnear  è la creatura del dottor Frankenstein. La sua introduzione è singolare e anche l’aspetto per quanto mostruoso molto diverso dall’immagine che abbiamo della famosa creatura. Assurdo l’evolversi della vita di questo personaggio, che dopo il suo brusco risveglio riesce da solo e in poco tempo a farsi una profonda cultura filosofica e a trovarsi persino dei lavori. Tra tutti devo dire che questo è il personaggio meno riuscito.images

 

2b6b7d10f8c2312bb441be08ad138b14.png

Reeves Carney è Dorian Gray. Tutti conoscono il celebre mostro di Oscar Wild.  Personaggio non semplice da interpretare. In questa serie ha un ruolo marginale e benché Carney sia un bel uomo in un cast di belli e dannati questo non basta a dare spessore al suo personaggio. Qui  infatti è ridotto a un irriverente rampollo bisessuale, preoccupato più dalla noia che dall’essenza della sua anima che rimira con orgoglio.

images

 

PD-promotional-Ethanb1.jpg

Josh Hartnett è Ethan Chandler. Il sogno proibito di ogni donna: avvenente, sensuale, protettivo e profondamente sensibile. Gira il mondo scappando dalla sua facoltosa famiglia e da una mortifera scia di sangue che non si riesce a spiegare. 

images

 

5333568e7424a46daaad90d9e2559eb8

 

Billie Piper è Brona Croft. Sfortunata prostituta malata di consunzione, oggetto delle fantasie perverse di Dorian Gray e fidanzata di Ethan Chandler poco prima della sua dipartita; una volta cadavere diventa la cavia del dottor Frankenstein rinascendo come Lily Frankenstein.

Il cielo è sempre più blu

received_10211180021289437-696x1047

Tre mesi dopo il primo contagio

Mirasol Vargas

Non sapevo come tutto era iniziato, nessuno lo sapeva. Il virus cominciò a diffondersi rapidamente, senza risparmiare nessuno. Eravamo stati radunati nella zona di quarantena nella periferia di Mosca, uno dei pochi luoghi ancora sicuri. L’umore era a terra, noi vivi mentre il resto del mondo là fuori stava morendo. Non lo trovavo giusto, non mi sembrava umano ma avevamo risorse sufficienti per sopravvivere per più di un anno. Tutto cambiò quando mi guardai allo specchio e vidi la prima pustola. Non era più che una semplice vescicola, ma sapevo che la malattia non si sarebbe fermata. Il virus ci aveva raggiunto anche lì, dovevo andare via, isolarmi dai miei compagni, da un lato per loro e dall’altro per me. L’ordine era di sparare a vista agli infetti, ma non ero nata per essere carne da macello. Il generale Miller aveva parlato di una base di supporto nei pressi dei monti Urali. Lì un team di scienziati provenienti da tutto il mondo stava lavorando per lo sviluppo di una cura. I risultati erano incoraggianti, era un’informazione riservata, ma in qualche modo era trapelata anche agli operativi.

received_10211180043890002-199x300

Dovevo essere prudente, nessuno che io conoscessi era sopravvissuto una volta contagiato e la morte rapida con arma da fuoco era vista come un atto di misericordia. Io tuttavia ero Mirasol Vargas, la prima della mia famiglia a pilotare aerei ed in grado di entrare nell’aviazione. Ero nata per essere libera, a dispetto di tutto, anche dall’apocalisse.  Le regole erano ferree e rigorose, tassativamente in branda alle 22.00 per minimizzare il consumo energetico. Tutto era silenzioso e tetro a quell’ora della notte, io ancora avevo una bella cera ed il fondo tinta faceva il resto. Gli spasmi addominali e la debolezza si facevano tuttavia sentire. La sala di controllo era poco sorvegliata, in realtà solo un folle o un condannato a morte come me avrebbe provato ad uscire da lì. La cassaforte con le informazioni riservate non era un mistero per me, io ed il generale avevamo un rapporto particolare.
Trovate le coordinate non mi restava che raggiungere l’hangar e rubare un elicottero. Sembrava facile, anche fin troppo nonostante i crampi sempre più intensi e la febbre in rapida crescita. Mi misi al comando, con tenacia. Parte del portellone d’ingresso dell’hangar era saltata, quella era già considerata una zona a rischio. Misi la maschera a gas, girava voce che respirare aria contaminata potesse accelerare il decorso della malattia.

received_10211180044410015-199x300

Avviai i motori, nessuno venne a fermarmi. Potevo vedere sotto di me i corpi in decomposizione così mi spinsi in alto. Il cielo era cupo ma pieno di stelle, non c’erano rumori se non il rombo del mio velivolo. C’era pace, una quiete innaturale fatta di morte e oscurità. Inserii le coordinate e mi misi in viaggio ma bastò un attimo di distrazione e persi il controllo del velivolo.Fu uno schianto rovinoso, mi ritrovai a terra, tra le fiamme.Mi tolsi la giacca e restai esposta, il mio corpo ormai era tumefatto in parte dalla malattia e in parte dall’incidente. Ustioni nuove di zecca deturpavano il mio corpo. Dove mi trovavo? Ero vicina alla mia meta? Non lo sapevo, ero distrutta ma non potevo riposarmi. Un rumore dietro ad un cespuglio mi fece sobbalzare: un cerbiatto, l’essere più dolce che avessi mai visto nella mia vita, non aveva apparentemente paura di me e mi scrutava dubbioso con i suoi occhi color nocciola. Che fosse stata veramente la fine del mondo? O si trattava semplicemente della fine della razza umana? Non potevo tergiversare in questioni filosofiche, la lancetta della morte puntava dritta su di me con il suo feroce ticchettio, la potevo sentire distintamente nella mia testa. Ripresi il controllo di me stessa e mi accorsi che l’elicottero si era spezzato in due tronconi ma non tutto era andato perso. Grazie al diradarsi del fuoco trovai una cassetta con dei razzi segnalatori, non era molto di più di una flebile speranza ma era tutto ciò che avevo. Il cerbiatto non si muoveva e mi osservava con interesse, come se per una volta fossi io la strana creatura da studiare. Mi toccai il volto e quello che sentii mi confermò che dopotutto l’animale aveva ragione, stavo diventando un mostro.

received_10211180020089407-199x300

Presi un razzo e con l’aiuto di un accendino lo accesi e guardai verso il cielo. Per un attimo un moto di speranza, ma poi solo l’azzurro del primo mattino e qualche nube grigiastra, tra natura e silenzio. Mi misi quindi in marcia, non so dire con certezza per quanto camminai, o dove trovai le forze per farlo. Raggiunsi un edificio di cemento, desolato ed abbandonato, mi addentrai nelle sue viscere, tra il buio ed il fetore di umidità che lo contraddistinguevano. Mi feci luce con un secondo razzo che avevo saggiamente portato con me: tutt’intorno il nulla, solo terra e detriti, non c’era anima viva né morta che potesse giustificare la mia presenza in quel luogo desolato, nemmeno l’ombra del virus H che spietato stava mietendo vittime. Mi affacciai ad una grossa finestra, sapevo di essere sola ma avevo la fastidiosa sensazione che qualcuno o qualcosa mi stesse spiando. Uscii all’esterno, sui muri le tracce del genere umano, disegni moderni più simili ad incisioni rupestri che ad opere moderne, simbolo di un’umanità che anziché evolvere verso un futuro roseo e prosperoso, regrediva fino ad annientarsi con le sue stesse mani.

received_10211180019969404-199x300

Mi accasciai a terra, in ginocchio: ero rovente, un conato di vomito mi fece rabbrividire: una sorta di liquame verde ed innaturale uscì dalla mia bocca in un misto di sangue. Mi trascinai verso il bosco come una larva. Potevo sentire il freddo della terra sulle gambe e sul ventre. Ero sempre stata una combattente, una vincente, ma sentivo dentro di me che quella poteva essere l’ultima battaglia…

 

Quattro mesi dopo il primo contagio

Generale Abram Miller

Un esperimento fallito, l’ennesimo gioco a fare Dio ci aveva tolto il nostro tempo, la nostra stessa umanità. Non volevo fare il militare, ma del resto non avevo mai avuto la possibilità di scegliere il mio destino. Pochi erano stati gli attimi felici nella mia vita e tutti li avevo trascorsi con lei.

Bella, coraggiosa ed intelligente, una dea più che una donna. I suoi occhi, profondi e sensuali come il resto del suo essere, non lo avrei mai ammesso apertamente ma l’amavo. Immaginavano cosa l’avesse spinta a fuggire, ma dovevo vederlo con i miei occhi. Il giorno dopo la sua fuga era arrivato un cargo con le prime fiale di antivirale. Avevano sintetizzato un vaccino, l’umanità non sarebbe finita nemmeno stavolta. Andai a cercarla, usai tutte le risorse che avevo a disposizione. Ero sopravvissuto al giudizio universale ma senza di lei sarei stato condannato a vivere l’inferno per il resto dei miei giorni. Fu un soldato semplice a trovarla, sdraiata con garbo e grazia.

Solo lei poteva fare questo, non perdere di poesia e dignità, nemmeno dopo una morte tanto orribile. I suoi occhi azzurri come il ghiaccio, fissavano vitrei il cielo grigio con determinazione e coraggio. Lei mi aveva lasciato, ma la sua anima sarebbe rimasta con me per sempre.

received_10211180020569419-300x199

 

Bodypainter: Serena Di Paolo

Writer: Eleonora Panzeri

Ph: FOTOGRAFICA RN

Modella: Daria Novozhylova

 

Apocalypse fsx effetti speciali make up  

www.truccare.com

Progetto Crossover

Lodame Servizi