Predestination un film di Michael & Peter Spirig

IL TUO NEMICO

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“E se lo portassi da te l’uomo che ti ha rovinato la vita… e se potessi garantirti che la passeresti liscia, lo uccideresti?”

La prima battuta del film racchiude un indizio che si comprenderà solo in seguito, una morale o forse una mia folle interpretazione che mira a dare un senso alla storia, perché per essere predestinati bisogna avere un obbiettivo e quale se non la brutale scoperta che i nostri veri nemici non siamo altro che noi stessi? Per un concetto così filosofico i fratelli  Spirig si ispirano al romanzo “Tutti i miei fantasmi” di Robert Heinlein, portando sul grande schermo una matassa apparentemente difficile da sbrogliare, che dopo un’incomprensibile lentezza iniziale si scioglie velocemente lasciando perplesso lo spettatore. Un film non facile da realizzare, che ti fa pensare alla trama anche i giorni seguenti, che colpisce e stupisce. Pericolosi viaggi nel tempo per combattere la criminalità e vivere le vicende all’apparenza scollegate di una giovane donna, abbandonata, esclusa ed emarginata ma dotata di grandi abilità fisiche ed intellettive, nonché di una situazione di genere rara ed eccezionale. Viaggi nel tempo o se vogliamo nell’infinito ciclo di errori e paure le quali annullano il libero arbitrio e ci rendono schiavi a dispetto della facoltà di scegliere, in una vita che può essere solo nostra che nasciamo unici e soli.

 

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Recensione di Valeria Diurno & Luisa Scrofani

Lettura piacevole e trama originale

L’autrice ha creato con originalità un mondo da zero. La Terra non esiste più e ci troviamo sul pianeta Era popolato da due razze indigene (Org e Striker) mentre gli umani, che hanno colonizzato il pianeta, si dividono tra persone normali e Androcob ( individui che hanno sostituito alcune parti del corpo con altre robotiche). La protagonista, Didi Reynols, è una cacciatrice di taglie caduta in disgrazia a causa di una missione fallita che ha causato diversi morti eppure, si capisce da piccoli accenni, che Didi sia stata vittima di un complotto. La ragazza si trova quindi a lavorare per un certo Doc, titolare della Vidrop&Co, cooperativa di cacciatori di taglie nel quartiere di Megalattica, una Metropoli dove la fa padrone violenza e criminalità. Didi non riesce però a rinunciare alla sua più grande passione: le corse clandestine. Non stiamo parlando di macchine, ovviamente, ma di navicelle e, quella di Didi, è la Skeggia8 da cui prende titolo il libro. Il personaggio che mi è piaciuto di più, oltre Didi è Mina. Cacciatrice leale, amica di Didi e donna forte e coerente.
Ritorniamo a Didi e alla sua storia d’amore che, a mio avviso, è più un’infatuazione non corrisposta verso Ethan, perdutamente innamorato di Ariene, cacciatrice scomparsa (e forse, mi chiedo, implicata nel complotto ai danni della protagonista)?
Didi, nonostante questa forte infatuazione per Ethan, si butta tra le braccia del nuovo acquisto della cooperativa: Dalton Blue. Personaggio ambiguo che sembra si trovi in questo gruppo di cacciatori per un motivo segreto. E’ una spia o un semplice ladro?
Skeggia8 è sicuramente un buon lavoro e l’autrice ha dimostrato creatività e fantasia nel creare, come ho già detto, un mondo da zero con regole e personaggi ben definiti. Per questo motivo merita il mio apprezzamento ma spero davvero che, nel prossimo episodio, l’autrice aggiunga qualcosina in più per quanto riguarda la storia d’amore. Ma, questo, è solo il mio lato romantico che parla.

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Automata un film di Gabe Ibáñez

Pellegrinaggio radioattivo

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(Voto 4 su 10)

Da vedere? No

Realizzare un bel film di fantascienza non è semplice, serve fantasia, creatività e l’incredibile capacità di inventarsi qualcosa di unico ed originale. Il regista Gabe Ibáñez nel suo Automata non riesce assolutamente a fare nulla di quanto servirebbe per rendere questo film memorabile, particolare o quantomeno passabile. L’idea che l’umanità si impegni per auto-distruggersi è tristemente plausibile. Non stupiscono le didascalie iniziali che ci presentano una terra del futuro ormai scarsamente popolata e per buona parte radioattiva. Nelle rare zone ancora abitate, gli uomini decidono di creare dei robot al fine di demandare loro la costruzione di un muro volto a proteggere le città (da chi e da cosa non è dato saperlo con chiarezza, sembra da altri umani ma non viene spiegato nulla del contesto sociale). Più o meno come in Io Robot anche in Automata vengono impostati sugli androidi due protocolli, al fine di renderli sicuri e al servizio della razza umana. Il protagonista di questa storia è Jacq Vaucan (Antonio Banderas), un assicuratore della società robotica Roc Robotics Corporation, che si imbatte in alcuni droidi manomessi ed è costretto a vivere in una città fantasma in cui, per motivi sconosciuti, vengono trasmessi non stop enormi ed inquietanti ologrammi a sfondo pornografico. Anguste e deprimenti anche le case abbienti che tuttavia non sono prive di gioiellini tecnologici come aveva invece preannunciato il prologo del film. Come in Io Robot, di cui questo film è una copia sbiadita, si apre in maniera scoordinata ed incoerente la caccia ai robot difettosi, in un lungo pellegrinaggio nel deserto radioattivo da cui Vaucan esce miracolosamente indenne. I personaggi restano superficiali al pari di perfetti sconosciuti e le macchine stesse, che in questa tipologia di film cercano sempre di attrarre l’empatia e la simpatia del pubblico, appaiono come dei traballanti e confusi ferri vecchi che non suscitano né sentimenti né emozioni. Si salvano solo gli attori, in particolare Antonio Banderas (qui anche produttore), capace di interpretare il suo ruolo al meglio in un film senza trama e di regalare al telespettatore una parvenza di sentimento. Un commento a chiudere sulla colonna sonora del film, che ne supporta egregiamente i momenti salienti generando un effetto suspense non trascurabile.

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Allegiant un film di Robert Schwentke

UN EPISODIO COME DIRE … DANNEGGIATO

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(Voto 4 su 10)

Da vedere? No

Non so se dipende da una grossolana e spartana trasposizione dai libri da cui la serie è tratta, ma in questo episodio si perde tutto ciò che di positivo avevo visto fino ad ora. Tris perde di carisma, magnetismo e fascino, diventando una sorta di collaborativo “cricetino” da laboratorio alla mercé di questo nuovo, insipido cattivo: David. Una pallida comparsa a raffronto dell’interpretazione data da Kate Winslet nei film precedenti.

La trama, che si era un filo ripresa nel secondo episodio, piomba nel caos: tra puri e danneggiati, un mondo radioattivo, soldati che rapiscono a caso bambini dalle loro famiglie  e un finale ridicolo, quasi un dejavu parodia del primo capitolo con il solito fastidioso Peter, che sembra incapace addirittura di morire e liberarci della sua sgradita presenza.

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Nemmeno Theo James, basta a migliorare le sorti del film. Sembra proprio che gli stessi attori, tanto convincenti nel primo episodio, abbiano perfino smesso di credere nei loro ruoli.

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SESTO CAPITOLO di “SKEGGIA 8 – Episodio I: I segreti dei Morigerati”

La sala riunioni della Virdrop&Co veniva usata raramente, se non per le riunioni mensili sui target e per ricevere alcuni sporadici clienti solventi. Didi, Dalton, Ethan, Mina e Spiro erano stati convocati e si guardavano dubbiosi seduti attorno all’ampio tavolo in vetro temprato.

«Bene, posso cominciare. Abbiamo ricevuto una richiesta molto interessante da un gruppo religioso, una setta se preferite. Si fanno chiamare i morigerati, la loro sacerdotessa deve compiere un viaggio e ha bisogno di una scorta.» esordì Doc.

«Una scorta? Da quando ci occupiamo di questo? Siamo cacciatori, non dei fottuti valletti.» disse Spiro sprezzante.

«Siamo quello che conviene essere. Gli incarichi come sapete cominciano a calare e i cadetti stanno cercando di limitare le attività delle cooperative di cacciatori. I morigerati hanno offerto un bel compenso se concluderemo con successo la missione.» disse Doc.

«Noi non facciamo missioni di gruppo.» intervenne Ethan con tono serio e con il suo consueto sguardo imperscrutabile.

«Sono conscio che tutti voi amiate la gestione individuale degli incarichi, tuttavia questa volta sarà necessaria una cooperazione.» dichiarò Doc.

«Se non fossimo d’accordo?» chiese Dalton.

«Potete trovarvi tranquillamente un’altra cooperativa! La porta è sempre aperta.» disse Doc sbattendo la sua possente mano sul tavolo.

Tutti conoscevano il brutto carattere di Doc, le sue minacce non erano mai senza conseguenze. In quella stanza ognuno di loro aveva peccati da scontare e Doc se non altro era sempre disponibile a chiudere un occhio sugli errori del passato, a concedere un’opportunità a chi dimostrava di meritarsela.

«Litigare è inutile e poco proficuo. Noi non abbiamo né i mezzi né la formazione per fare un lavoro di scorta.» disse Mina.

«Ho caricato il programma di addestramento sui vostri SIP.» disse Doc riacquisendo il controllo.

Mina riusciva sempre ad essere diplomatica e ragionevole, Didi non capiva cosa avesse fatto di così terribile per essere finita alla Virdrop&Co. Dalton tamburellava con le dita sul tavolo, creando l’illusione di un finto disinteresse, mentre Spiro con la sua solita aria strafottente osservava Doc e gli altri con aria di sfida e scherno.

«Se dovessimo accettare tutti, chi coordinerà questo gruppo?» chiese Spiro.

«Pensavo di affidare il comando della missione a Mina, l’unica tra voi che mi sembra in grado di coordinare qualcosa. Mi stupisco che siate ancora tutti interi.» brontolò Doc sedendosi pesantemente su una sedia.

«Spetterebbe a me il comando Doc. Sono il cacciatore con più anzianità. Non esiste che prenda ordini da una ragazzetta.» ribatté Spiro.

Mina si risentì appena del giudizio e disse: «Spiro… tu sarai sicuramente il più anziano ma a differenza del vino mio caro tu non acquisti valore con l’età, direi proprio il contrario.» disse Mina.

Il pugno di Spiro verso Mina non si fece attendere, fu rapido ed inaspettato. La preparazione di Mina nelle arti di difesa corpo a corpo le permise tuttavia di scansare il colpo con facilità.

«Io voto per Mina.» disse Dalton ilare.

In quel mentre la porta si apri ed entrò nella stanza un essere gigantesco, alto almeno tre metri. Un tempo si trattava di un uomo, di cui tuttavia oggi restava ben poco. Orez era un androcob, costituito prevalentemente di parti bioniche e robotiche. Didi lo aveva sempre trovato inquietante e ripugnante, non sapeva che tipo di rapporti avesse con Doc.

«La riunione finisce qui.» disse Doc serio raggiungendo Orez sull’uscio ed avviandosi con lui verso il suo studio.

Spiro si alzò imbronciato e con l’aria di un cucciolo che medita vendetta se ne andò a sua volta.

«Allenati Spiro, altrimenti fra poco sarai tu a dover assoldare delle guardie del corpo.» disse Mina pungente.

«La compagnia è bella ma se abbiamo finito io andrei.» disse Dalton alzandosi placidamente seguito da Ethan che non sprecò parole inutilmente.

«Strano che questa volta non abbia detto la tua Didi, prevedevo fuoco e fiamme.» disse Mina stupita.

«Hai visto quanto offrono? Diciamo che quei soldi mi servono, avrei fatto una missione anche con Orez per una commissione del genere.» concluse Didi.

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