Recensione Chiamatemi Anna

Chiamatemi Anna” è una serie TV canadese distribuita dalla piattaforma Netflix, ispirata al romanzo di Lucy Maud Montgomery “Anna dai capelli rossi”, sotto la regia di Moira Walley-Beckett. Attualmente sono disponibili tre stagioni che raccontano la storia di Anna, orfanella singolare, con una fervida immaginazione e molto chiacchierona. Nel pilot, Anna è finalmente in viaggio verso una famiglia che la vorrebbe prendere con sé, ma le cose iniziano nel peggiore dei modi. I suoi nuovi genitori, i fratelli Matthew e Marilla Cuthbert, avevano fatto richiesta per un maschio. La spumeggiante Anna, però, con i suoi modi drammatici e plateali, è una ventata di novità nella realtà dei Cuthbert e, a suo modo, conquista dapprima Matthew e poi Marilla. Nella serie vengono trattate in maniera delicata ma convincente tantissime tematiche: la questione del bullismo e della discriminazione che colpisce orfani, poveri, donne nubili, persone di etnie e culture diverse. Benché la storia di per sé sia molto edulcorata, le tematiche sono ben discusse e i personaggi ben delineati. Magistrale è la ricostruzione dei luoghi e dei costumi. Guardando questa serie si può immaginare un mondo più buono, dove la speranza ha ancora un senso e benché parecchie cose siano irrealistiche, va bene così poiché ogni tanto è bello lasciarsi andare all’immaginazione, come direbbe anche Anna.

Recensione di Lasciami entrare

Lasciami entrare è un romanzo gotico horror scritto dall’autore svedese John Ajvide Lindqvist in maniera delicata e brilante, in cui realtà e finzione convivono in perfetta sinergia. Il vampiro è uno dei mostri più interessanti e affascinanti che esista tuttavia è stato così usato da diventare spesso banale. A dispetto di ciò Lindqvist riesce a ridare carisma a questo mostro e a rendere interessante l’ordinario. I personaggi sono così ben descritti e veri in maniera brutale da creare nella mente una vera e propria visione della storia. In primo piano ci sono spesso le debolezze e le nefandezze dell’animo, difatti qui non vi è nessun eroe, nessun paladino del bene superiore, ma solo piccoli e grandi umani talvolta senza sogni, completamente alla deriva. Il contrasto più bello che ravviso in questo testo è rappresentato dal modo in cui le parole descrivono l’orrore puro in maniera poetica, un gioco tra sublime e osceno. Uno dei personaggi principali ne è difatti l’emblema: una bambina, ossuta e cenciosa, che nasconde un’oscura natura. Lindqvist non risparmia dettagli macabri e benchè la lettura sia stata veloce, ritengo che per i più sensibili Lasciami entrare sia davvero troppo. Confesso che vi sono anche degli elementi della storia che non ho apprezzato e che avrei voluto fossero diversi. L’epilogo su tutti mi ha deluso moltissimo poichè mi è parso che l’autore facesse il classico errore del principiante di show-don’t tell in cui racconta frettolsamente la scena più importante invece di mostrarcela come ha fatto per tutto il resto della storia. Non capisco questa scelta che un pò macchia un’opera che per me è diventata la migliore mai letta del suo genere.