AUTORI CONTEMPORANEI – STEFANO OLIMPO

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Autore: Stefano Olimpo

Titolo: La Favola di Jana 

Editore: Self

Pagine: 236

Link d’acquisto: http://bit.ly/2pMEp49

 

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SINOSSILa Favola di Jana è un libro d’amore. In questa storia l’autore Stefano Olimpo ci racconta l’amore a 360º. L’amore per l’arte, la musica, la danza e la pittura in particolare. L’amore come rispetto per la natura fondata sui veri valori della vita.

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BIO AUTORE:  Stefano Olimpo nasce a Genova il 07/04/1971. Già da bambino culla il sogno di scrivere , anche se non lo manifesta esplicitamente. Pratica negli anni un po tutti gli sport dallo sci al calcio, dallo squash al ballo. Manifesta svariati interessi quali pesca, bonsai, escursioni, orto e funghi. Quasi per gioco incomincia a scrivere il suo primo libro, l’11 settembre 2012, e finisce inevitabilmente per raccontare se stesso. La “Favola di Jana” è un ottima occasione per una conoscenza più approfondita dell’autore, e per una lettura di un romanzo di amore a 360º.

Black Mirror una serie di Charlie Brooker

A pochi giorni dall’uscita della quarta stagione sulla piattaforma digitale Netflix, oggi parlerò di “Black Mirror” una serie inusuale ed anti – convenzionale. 

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Un lavoro fuori dagli schemi, composto da pochissimi episodi articolati in 4 stagioni. Ogni episodio è totalmente scollegato da quello precedente, come unico filo conduttore un monito forte ed evidente contro lo sviluppo tecnologico e sugli effetti che lo stesso potrebbe avere in un futuro più o meno recente sulle nostre vite. Non è compito semplice fare una recensione generale della serie poiché come specificato ogni episodio è un micro mondo a sé spesso e volentieri un prodotto migliore di molti film visti sul grande schermo. Tuttavia ragionando nel complesso la serie risulta molto ben fatta, coinvolgente, visionaria, di certo non adatta a tutti, in molti episodi si trascende infatti sulla fantascienza in distopie parziali o totali. Sovente vengono proposti contenuti ad alta tensione ed il non sapere di cosa tratterà l’episodio successivo potrebbe creare inquietudine. Capita di trovarsi di fronte a storie pazzesche che in fondo sembrano più verosimili di quanto vorremo o potremmo desiderare fosse auspicabile.

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PRIMA STAGIONE

Non è stato facile scegliere poiché ogni episodio ha un suo perché e a suo modo ha un significato nascosto. Dei tre della prima stagione quello che sicuramente mi ha colpita di più è stato il secondo, intitolato 15 milioni di celebrità“, sebbene anche Messaggio al Primo Ministro” per la sua inquietante plausibilità e “Ricordi pericolosi” per la tipologia di invenzione futuristica proposta, un chip celebrale capace di archiviare i ricordi delle persone e poi rivederli e analizzarli infinite volte, siano state delle visioni interessanti.

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15 milioni di celebrità

(Stagione 1, Episodio 2)

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Veniamo catapultati in mondo dispotico asettico, anonimo ed artificiale, in cui le persone sono impegnate a pedalare su cyclette tecnologiche al fine (si capirà strada facendo) di produrre energia elettrica. Ognuno ha un avatar virtuale, il solo a poter essere personalizzato o ad avere una propria identità. Sia gli uomini che le donne sono letteralmente bombardati giorno e notte da video pubblicitari delle più svariate nature, dall’erotico all’esilarante, la cui visione è evitabile pena il pagamento di pesanti sanzioni pecuniarie. Persino le minuscole e claustrofobie stanze che li ospitano sono tappezzate di monitor a scopo pubblicitario. Coloro che non riescono a sostenere i ritmi e diventano obesi vengono surclassati come cittadini di serie B, ghettizzati, bullizzati ed impegnati come spazzini, vittime di crudeli e degradanti show televisivi prontamente condivisi con la comunità. I sentimenti che vanno per la maggiore sono rabbia e crudeltà, l’amore ed il sesso sembrano oggetti fini a sé stessi (mai tangibili né tantomeno praticabili ma figli anch’essi di pubblicità spazzatura). Nella sostanza siamo in presenza di un mondo sterile, in cui i contatti umani sono pressoché nulli e l’unica via di salvezza ed ambizione sembra sia rappresentata dalla partecipazione ad uno show televisivo stile Italia’s Got Talent chiamato Hot Shots. Bingham “Bing” Madsen è un giovane ragazzo di colore che fa parte di questo sistema contorto e che a differenza di altri si sente in trappola, disgustato dall’evoluzione della sua esistenza. Quando Bing conosce la bellissima Abi, decide di fare il possibile per cambiare la vita della donna che ha illuminato il suo cuore, regalandole il costosissimo biglietto d’accesso al celebre programma la cui partecipazione è possibile solo grazie allo sborso di ingente quantità di “soldi” che le persone guadagnano nella loro attività di “atleti” pedalatori.  Le cose sembrano andare bene ma il perverso sistema ha in gioco per i due dolci sognatori un’evoluzione inaspettata ed alquanto amara…

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SECONDA STAGIONE

Gli episodi delle seconda stagione mi sono piaciuti meno di quelli della prima, ma sono risultati comunque interessanti nel loro complesso. Quello che mi ha colpito di più è stato “Torna da me”, mentre ho trovato eccessivamente violento e crudele l’episodio “Orso Bianco”. “Vota Waldo” mi è apparso oggi come oggi così plausibile da non risultare originale come gli altri. 

Torna da me

(Stagione 2, Episodio 1)

Martha e Ash sono una giovane coppia innamorata. La loro vita sembra scorrere serenamente fino a quando Ash muore in un incidente stradale. Subito dopo l’incidente Martha scopre di essere incinta ed è costretta a subire il dolore della perdita con la consapevolezza che sarà una mamma sola. In uno stato di depressione ed agonia la giovane cede al consiglio di una sua conoscente, usa quindi una specifica applicazione in grado di simulare la personalità di una persona defunta basandosi esclusivamente sui contenuti che quest’ultima ha condiviso sui social network. Dopo una plausibile diffidenza iniziale, Martha si affeziona al nuovo Ash e diventa ossessionata e dipendente da questa relazione artificiale…

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Bianco Natale

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Bianco Natale è un episodio fuori serie, nei fatti è un vero e proprio film sia in termini di durata che di complessità della trama. E’ il giorno di Natale, Matt Trent e Joe Potter si ritrovano soli in una casetta di campagna lontani dalla civiltà. Sembra siano lì per fare un lavoro di cui però non fanno menzione e che quello sia il loro primo giorno libero da diverso tempo. Matt sin da subito socievole e spigliato cerca di instaurare una conversazione con l’introverso e chiuso Joe, raccontandogli la sua vita e di come sia finito lì con lui. La civiltà dei due apparentemente non è molto più moderna della nostra, eccezion fatta per la diversa concezione del “Blocco social” esteso qui alla vita reale fino all’impossibilità di vedere e colloquiare con chi subisce il blocco. Mat racconta di essere stato in una vita passata una sorta di Romantic Coach, impegnato a guidare in remoto ed in tempo reale i ragazzi timidi, bruttini ed insicuri negli approcci romantici. Dichiara inoltre di essere uno psicologo di coscienze, nuova portentosa invenzione della scienza moderna che offre la possibilità di imprigionare una copia virtuale di sé stessi in un minuscolo uovo iper tecnologico con l’obbiettivo di trasformarla in un valido ed efficiente aiutante di supporto in tutte le attività quotidiane. Joe trova aberrante questa invenzione e spronato dal collega inizia a raccontare la sua di storia, verso un epilogo a mio avviso prevedibile ma comunque dai tratti interessanti.

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TERZA  STAGIONE

La terza stagione è formata da 6 episodi, quelli che mi hanno colpito di più sono stati “Caduta libera”, “Zitto e balla” e “San Junipero”. 

Caduta libera

(Stagione 3, Episodio 1)

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Una realtà apparentemente utopistica, in cui la giovane e bella Lacie Pound vive alla ricerca di consensi positivi. In questo mondo infatti le persone al pari di hotel, ristoranti e prodotti sono soggette a costanti recensioni e valutazioni da 1 a 5 stelle, un vero e proprio rating di amazon finito fuori controllo. Tutto questo crea una società apparentemente perfetta, gentile, elegante in cui la fanno da padrone cortesia e gentilezza. Lacie ha un’ottima posizione ma essendo una donna ambiziosa brama a qualcosa di più ed è disposta a tutto pur di innalzare il suo punteggio e trasferissi in un esclusivo quartiere abitato dalle persone che contano. Cade a fagiolo un incredibile opportunità, quello di essere stata scelta come damigella d’onore di una vecchia conoscente di Lacie, ampiamente quotata e con un punteggio che sfiora le 5 stelle. Lacie organizza tutto per bene ma un imprevisto sul suo volo aereo sarà solo l’inizio di una lunga serie di disavventure e di un viaggio verso i limiti e l’ipocrisia di quella realtà… 

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Zitto e balla

(Stagione 3, Episodio 3)

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Zitto e balla è uno degli episodi più plausibili  della serie poiché si basa su tecnologie già esistenti e probabilmente è quello che ha creato ad ora più suspance ed adrenalina. Kenny è un ragazzo introverso ed emarginato, un giorno sua sorella gli sottrae senza permesso il suo portatile ed accidentalmente scarica un virus. Il ragazzo tenta di rimuoverlo ma ormai il danno è fatto e mediante la videocamera presente sul monitor qualcuno che l’ha filmato durante atti privati inizia a ricattarlo. Inizia così una lunga serie di “missioni” che coinvolgono altre persone al fine di scongiurare la pubblicazione delle informazioni scottanti. Innegabile l’angoscia alla fine della visione dell’episodio…

San Junipero

(Stagione 3, Episodio 4)

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Questo episodio è l’unico a non essere adrenalinico, ma lento e romantico, a mio avviso il solo a dare una visione positiva dell’avvento tecnologico in una realtà come la nostra in cui sono state potenziate le realtà virtuali. Molto avvenente e magnetica l’attrice che interpreta la giovane Kelly (Guru Mbatha-Raw).

 

Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali un film di Tim Burton

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Ispirato al romanzo di Ransom Riggs, “Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali”, il film rispecchia il tipico stile gotico del regista. Un ragazzo solitario ed emarginato si ritrova invischiato nella strana morte del nonno, unico parente con cui ha un reale rapporto di stima e d’affetto. Memore degli straordinari racconti dell’uomo,  Jacob decide di partire alla ricerca di un fantomatico collegio, dimora di persone speciali. Una trama molto originale, con personaggi grotteschi ed idee fuori dal canone della storia classiche. In questo film troviamo varchi temporali, magia, mistero e paura. Grande difetto tuttavia è la narrazione, troppo lenta soprattuto all’inizio e poco coinvolgente. Tipica la rivalsa del protagonista che da anonimo diventa un eroe, amato e stimato. Particolare vedere la bella e sensuale Eva Green in un ruolo “materno” e privo di sex appeal, come di solito si è abituati a vederla. La pellicola è destinata ad un pubblico adolescenziale, affronta difatti temi come i primi amori ed il passaggio tra l’infanzia e l’età adulta mediante prove di audacia e di coraggio.

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Il cielo è sempre più blu

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Tre mesi dopo il primo contagio

Mirasol Vargas

Non sapevo come tutto era iniziato, nessuno lo sapeva. Il virus cominciò a diffondersi rapidamente, senza risparmiare nessuno. Eravamo stati radunati nella zona di quarantena nella periferia di Mosca, uno dei pochi luoghi ancora sicuri. L’umore era a terra, noi vivi mentre il resto del mondo là fuori stava morendo. Non lo trovavo giusto, non mi sembrava umano ma avevamo risorse sufficienti per sopravvivere per più di un anno. Tutto cambiò quando mi guardai allo specchio e vidi la prima pustola. Non era più che una semplice vescicola, ma sapevo che la malattia non si sarebbe fermata. Il virus ci aveva raggiunto anche lì, dovevo andare via, isolarmi dai miei compagni, da un lato per loro e dall’altro per me. L’ordine era di sparare a vista agli infetti, ma non ero nata per essere carne da macello. Il generale Miller aveva parlato di una base di supporto nei pressi dei monti Urali. Lì un team di scienziati provenienti da tutto il mondo stava lavorando per lo sviluppo di una cura. I risultati erano incoraggianti, era un’informazione riservata, ma in qualche modo era trapelata anche agli operativi.

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Dovevo essere prudente, nessuno che io conoscessi era sopravvissuto una volta contagiato e la morte rapida con arma da fuoco era vista come un atto di misericordia. Io tuttavia ero Mirasol Vargas, la prima della mia famiglia a pilotare aerei ed in grado di entrare nell’aviazione. Ero nata per essere libera, a dispetto di tutto, anche dall’apocalisse.  Le regole erano ferree e rigorose, tassativamente in branda alle 22.00 per minimizzare il consumo energetico. Tutto era silenzioso e tetro a quell’ora della notte, io ancora avevo una bella cera ed il fondo tinta faceva il resto. Gli spasmi addominali e la debolezza si facevano tuttavia sentire. La sala di controllo era poco sorvegliata, in realtà solo un folle o un condannato a morte come me avrebbe provato ad uscire da lì. La cassaforte con le informazioni riservate non era un mistero per me, io ed il generale avevamo un rapporto particolare.
Trovate le coordinate non mi restava che raggiungere l’hangar e rubare un elicottero. Sembrava facile, anche fin troppo nonostante i crampi sempre più intensi e la febbre in rapida crescita. Mi misi al comando, con tenacia. Parte del portellone d’ingresso dell’hangar era saltata, quella era già considerata una zona a rischio. Misi la maschera a gas, girava voce che respirare aria contaminata potesse accelerare il decorso della malattia.

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Avviai i motori, nessuno venne a fermarmi. Potevo vedere sotto di me i corpi in decomposizione così mi spinsi in alto. Il cielo era cupo ma pieno di stelle, non c’erano rumori se non il rombo del mio velivolo. C’era pace, una quiete innaturale fatta di morte e oscurità. Inserii le coordinate e mi misi in viaggio ma bastò un attimo di distrazione e persi il controllo del velivolo.Fu uno schianto rovinoso, mi ritrovai a terra, tra le fiamme.Mi tolsi la giacca e restai esposta, il mio corpo ormai era tumefatto in parte dalla malattia e in parte dall’incidente. Ustioni nuove di zecca deturpavano il mio corpo. Dove mi trovavo? Ero vicina alla mia meta? Non lo sapevo, ero distrutta ma non potevo riposarmi. Un rumore dietro ad un cespuglio mi fece sobbalzare: un cerbiatto, l’essere più dolce che avessi mai visto nella mia vita, non aveva apparentemente paura di me e mi scrutava dubbioso con i suoi occhi color nocciola. Che fosse stata veramente la fine del mondo? O si trattava semplicemente della fine della razza umana? Non potevo tergiversare in questioni filosofiche, la lancetta della morte puntava dritta su di me con il suo feroce ticchettio, la potevo sentire distintamente nella mia testa. Ripresi il controllo di me stessa e mi accorsi che l’elicottero si era spezzato in due tronconi ma non tutto era andato perso. Grazie al diradarsi del fuoco trovai una cassetta con dei razzi segnalatori, non era molto di più di una flebile speranza ma era tutto ciò che avevo. Il cerbiatto non si muoveva e mi osservava con interesse, come se per una volta fossi io la strana creatura da studiare. Mi toccai il volto e quello che sentii mi confermò che dopotutto l’animale aveva ragione, stavo diventando un mostro.

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Presi un razzo e con l’aiuto di un accendino lo accesi e guardai verso il cielo. Per un attimo un moto di speranza, ma poi solo l’azzurro del primo mattino e qualche nube grigiastra, tra natura e silenzio. Mi misi quindi in marcia, non so dire con certezza per quanto camminai, o dove trovai le forze per farlo. Raggiunsi un edificio di cemento, desolato ed abbandonato, mi addentrai nelle sue viscere, tra il buio ed il fetore di umidità che lo contraddistinguevano. Mi feci luce con un secondo razzo che avevo saggiamente portato con me: tutt’intorno il nulla, solo terra e detriti, non c’era anima viva né morta che potesse giustificare la mia presenza in quel luogo desolato, nemmeno l’ombra del virus H che spietato stava mietendo vittime. Mi affacciai ad una grossa finestra, sapevo di essere sola ma avevo la fastidiosa sensazione che qualcuno o qualcosa mi stesse spiando. Uscii all’esterno, sui muri le tracce del genere umano, disegni moderni più simili ad incisioni rupestri che ad opere moderne, simbolo di un’umanità che anziché evolvere verso un futuro roseo e prosperoso, regrediva fino ad annientarsi con le sue stesse mani.

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Mi accasciai a terra, in ginocchio: ero rovente, un conato di vomito mi fece rabbrividire: una sorta di liquame verde ed innaturale uscì dalla mia bocca in un misto di sangue. Mi trascinai verso il bosco come una larva. Potevo sentire il freddo della terra sulle gambe e sul ventre. Ero sempre stata una combattente, una vincente, ma sentivo dentro di me che quella poteva essere l’ultima battaglia…

 

Quattro mesi dopo il primo contagio

Generale Abram Miller

Un esperimento fallito, l’ennesimo gioco a fare Dio ci aveva tolto il nostro tempo, la nostra stessa umanità. Non volevo fare il militare, ma del resto non avevo mai avuto la possibilità di scegliere il mio destino. Pochi erano stati gli attimi felici nella mia vita e tutti li avevo trascorsi con lei.

Bella, coraggiosa ed intelligente, una dea più che una donna. I suoi occhi, profondi e sensuali come il resto del suo essere, non lo avrei mai ammesso apertamente ma l’amavo. Immaginavano cosa l’avesse spinta a fuggire, ma dovevo vederlo con i miei occhi. Il giorno dopo la sua fuga era arrivato un cargo con le prime fiale di antivirale. Avevano sintetizzato un vaccino, l’umanità non sarebbe finita nemmeno stavolta. Andai a cercarla, usai tutte le risorse che avevo a disposizione. Ero sopravvissuto al giudizio universale ma senza di lei sarei stato condannato a vivere l’inferno per il resto dei miei giorni. Fu un soldato semplice a trovarla, sdraiata con garbo e grazia.

Solo lei poteva fare questo, non perdere di poesia e dignità, nemmeno dopo una morte tanto orribile. I suoi occhi azzurri come il ghiaccio, fissavano vitrei il cielo grigio con determinazione e coraggio. Lei mi aveva lasciato, ma la sua anima sarebbe rimasta con me per sempre.

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Bodypainter: Serena Di Paolo

Writer: Eleonora Panzeri

Ph: FOTOGRAFICA RN

Modella: Daria Novozhylova

 

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Eccomi

Sono un po’ così, stropicciata, incasinata … un po’ come i miei capelli che non vogliono mai stare a posto e vanno un po’ dove gli pare … selvatica, emotiva, fragile, testarda, romantica e un po’ lunatica … sono così, imperfetta ma reale .

NORA P.