Recensione di “1984” di George Orwell

1984 è un classico della letteratura, un testo che ha saputo far parlare di sé e dei suoi contenuti profusamente. A prescindere dal fatto che le previsioni apocalittiche dell’autore in Europa non si siano verificate vi sono comunque degli elementi che in qualche maniera si ravvedono in tempi attuali. I totalitarismi del resto mirano ad eliminare il dissenso con tutti gli strumenti a disposizione, che siano di destra o di sinistra. In 1984 le risorse usate a tal scopo sono molteplici, rendendo nei fatti la vita un vero incubo, in cui la sola forma di libertà è la morte. Un mondo quello di 1984 dove non c’è oggettività, dove il tempo non esiste e i fatti sono manipolabili a piacimento del partito. Fa attorcigliare lo stomaco parlare di culto dell’odio, esaltazione della violenza e negazione dei sentimenti, tra cui l’amore. Una realtà senza anima, senza pace, fredda e sterile. Immagino che aver vissuto in tempi di guerra abbia influenzato molto Orwell nella stesura di questo testo. Il GF del partito, è nei fatti un Dio alternativo e più che un credo politico quello di cui si parla in 1984 è un culto occulto. Ho trovato la lettura scorrevole, benché non sia un testo adrenalinico l’autore ha trovato il modo di renderlo interessante. Di Orwell ho apprezzato tuttavia maggiormente La fattoria degli animali, che nei suoi contenuti resterà sfortunatamente sempre d’attualità.

Recensione di Un amore senza fine

Il romanzo di Scott Spencer racconta la storia di un’ossessione amorosa, se per molti il primo amore non si scorda mai, David non ha nessuna intenzione di abbandonarsi al solo ricordo. Nata in età giovanile, dopo un iniziale periodo d’idillio la relazione tra David e Jade subisce una brusca interruzione. David non prenderà bene questo allontanamento forzoso reagendo in una maniera insolita e pericolosa. La storia di per sé è a tratti lenta e poco avvincente, colpisce tuttavia il linguaggio, ricercato ed elegante, la profonda intensità emotiva della voce narrante e la minuziosità delle descrizioni. Sentiamo parlare sempre più spesso di dipendenza affettiva e di come questa possa degenerare in comportamenti psicotici molto pericolosi. C’è da dire tuttavia che passione e innamoramento traggono forza da reazioni che possono essere talvolta estreme e impulsive, come lo stesso romanticismo ci ha mostrato con le sue struggenti, appassionanti e spesso drammatiche storie d’amore. David dal canto suo non è un ragazzo crudele, non ha mai avuto intenzione di ferire o far danni a nessuno della famiglia di Jade, nel complesso è un ragazzo pacato, un acuto osservatore, vittima egli stesso della sua ossessione. Una lettura affascinante che consiglio. Non mi stupisce tuttavia che i film tratti dal testo non abbiano riscosso molto successo, poiché mai come in questo caso la differenza la fa solo l’intimità che la lettura può dare con le sue mille sfumature di parole.

13 canzoni sull'amore impossibile e non corrisposto

Recensione di Gypsy

Gypsy è una serie televisiva statunitense creata da Lisa Rubin per Netflix. Racconta la storia della psicologa Jean Holloway, interpretata dalla brava e sensuale Naomi Watts. Ho trovato affascinante questa serie tv, benché in alcuni episodi sia un po’ lenta. La professione dello psicologo oggi sta trovando sempre più risalto pertanto è interessante vedere cosa si potrebbe nascondere dietro l’apparente velo di perfezione e sicurezza di questi professionisti. Jean è una donna di successo, il tipico modello femminile dell’epoca moderna: equilibrata, elegante, gentile, raffinata e indipendente, sposata con un rampante avvocato e madre di una bimba di nove anni. Come in qualunque famiglia vi sono delle difficoltà, il marito sembra essere molto dedito alla carriera, mentre la figlia Dolly soffre di deficit d’attenzione. Jean sembra comunque padrona di tutta la situazione e pare solo seccata dagli scarsi progressi dei suoi pazienti, che mediante il classico percorso d’analisi non riescono ad avere miglioramenti significativi. Motivata forse da questa frustrazione decide di adottare una seconda identità e incontrare in segreto i presunti responsabili del malessere dei suoi assistiti. L’incontro con la giovane e accattivante Sydney Pierce sarà la scintilla di una serie di eventi e l’espediente che manderà in frantumi la maschera di perfezione e controllo che Jean ha abilmente costruito. Lo consiglio, mi dispiace soltanto che sia stata prodotta una sola stagione.

Recensione del film Minari

Come tutti sanno le sale cinematografiche sono state chiuse per più di un anno e ritornarci è stato bello! Il film tuttavia non ha reso onore a un evento così speciale. La storia è molto lenta e noiosa. Vengono messe in luce delle realtà poco conosciute, come il mestiere del sessatore di pulcini e teoricamente le difficoltà di una famiglia migrante in America, con il famoso sogno di benessere e prosperità. Nei fatti però tutto questo non si vede, non è nemmeno possibile comprendere chiaramente la routine di questa scapestrata famiglia, chiusa e nazionalista. Talvolta il Jacob Yi sembra oberato di lavoro nella ditta di polli, però al contempo riesce a dedicarsi all’impegnativa attività di agricoltore. Si evince che la famiglia nei fatti non è povera, ma si trova in questa situazione per le ambizioni di Jacob. Il rapporto tra Monica Yi e la madre sembra molto forte ma poi una volta che la donna è presente non viene approfondito minimamente, doveroso a mio avviso vista la natura controcorrente della nonna. Gli eventi sono spesso surreali, non è chiaro perché i bambini non vadano a scuola (dopotutto siamo in America) e il grande campo agricolo di Jacob viene coltivato solo da lui e da un bizzarro individuo che forse non viene nemmeno pagato. Il legame fra nonna e nipote che vorrebbe mettere in luce la pellicola, proprio sul più bello viene soffocato conducendo a un epilogo che non mi ha convinto del tutto. Il cast nel suo complesso mi è sembrato spento e demotivato, privo di carattere e presenza scenica, solo il piccolo Alan Kim è l’unico ad avermi emozionata.

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Recensione di Sei come sei

Il romanzo di Melania Mazzucco racconta in modo semplice e spontaneo una realtà controversa oggetto di dubbi etici e morali. Eva è la figlia undicenne di una coppia omossessuale, ma oltre a dover affrontare la vita come frutto di una condizione più unica che rara, subirà in tenera età una perdita dolorosa che farà crollare il suo mondo. Non vorrei rivelare di più sulla trama poiché leggere questa storia è stato davvero piacevole. I temi trattati sono nei fatti spinosi, si parla di coppie gay e del discutibile business delle madri surrogate ma anche delle difficoltà di chi questa realtà la vive in prima persona, sopportando disapprovazione, dissenso e molte difficoltà. I personaggi sono molto ben caratterizzati e al di là di quella che può essere la propria idea su queste tematiche può valere la pena leggere il punto di vista di chi comunque esiste e vuol far valere i suoi sogni al di là di etica e morale, una bambina che come tutti non ha chiesto di venire al mondo ma che deve trovare un modo per viverci ed essere felice.

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