Recensione di “Che ci importa del mondo”

Viola Agen, voce narrante del romanzo, è divorziata, l’ex marito è un padre assente e inaffidabile, così la donna è obbligata ad essere una super mamma capace di destreggiarsi tra lavoro, vita famigliare e sociale senza l’appoggio stabile di nessuno. Di mestiere fa l’opinionista, avendo come qualità principale quella di massacrare a suon di sarcasmo e ironia gli ospiti nei diversi salotti televisivi. Nel privato tuttavia, Viola si descrive come fallibile e infelice, obbligata a portare sempre una maschera e a essere testimonial di un mondo mediatico stessa ignorante, ipocrita e borioso che lei disprezza. Grande cruccio della donna inoltre è quello di non trovare un uomo alla sua altezza, brillante, galante e stimolante a dispetto della sua bellezza e intelligenza. Immagino che in molte si possano rivedere nel personaggio creato dall’autrice amando la sua sicurezza, fatta anche di veniali fragilità, di multe non pagate e di ritardi cronici. Tuttavia trovo che anche chi non si rispecchia in questo prototipo di donna, potrà godere di un testo vivace, sarcastico e sagace. Non ho mai seguito Selvaggia Lucarelli, ma leggendo la sua biografia mi aspettavo qualcosa di diverso dalla voce più tagliente del web. L’epilogo mi ha stupita in positivo, poiché ribalta le premesse iniziali e benché sotto certi aspetti possa sembrare banale e stucchevole è anche rassicurante soprattutto in un periodo come questo in cui si ha bisogno di sognare.

Recensione di Bohemian Rhapsody

Bohemian Rhapsody racconta l’ascesa verso il successo dei Queen, focalizzando l’attenzione sull’eccentrico e controverso leader del gruppo Freddie Mercury. Il regista Bryan Singer non affonda gli artigli nella mediocre esaltazione del brutto e del perverso che aleggia intorno al personaggio di Mercury, al contrario rende merito e dignità a un uomo che nel privato è in conflitto con la sua stessa natura, in un mondo di lavoro e solitudine poco incline a tollerare la diversità. Non vi è quindi il faro puntato sulla vita di eccessi del gruppo, ma sul loro lavoro, sull’entusiasmo e la creatività che li ha contraddistinti e resi grandi. Non vi è il classico arrancamento iniziale, la storia è lenta, a tratti fin troppo lineare e seriosa ma molto realistica ed è impressionante la cura dei dettagli, come la ricostruzione impeccabile dell’esibizione al live Aid. Ho apprezzato molto la classe e l’eleganza con cui è stata raccontata la storia del gruppo, mettendo l’accento sull’umanità di chi può sbagliare, fidandosi per esempio delle persone sbagliate. Ottima interpretazione di Rami Malek nei panni di Mercury.

Recensione di Joker

Arthur Flecks, vive con sua madre in una Gotham sempre più violenta, infida, crudele, corrotta e spietata in cui il divario tra ricchi e poveri è sempre maggiore come la rabbia di chi si ritrova dalla parte sbagliata. Affetto inoltre da un’invalidante malattia psichica, galleggia sulla soglia di sopravvivenza, ultimo tra gli ultimi, senza sogni né prospettive. Vittima di soprusi e umiliazioni, Arthur resta quieto e gentile, al servizio della sua anziana madre. A sospendere l’apatia delle sue giornate è un regalo inaspettato di un collega, un gesto all’apparenza generoso ma che porterà con sé morte e devastazione. Il film di Todd Phillips non ha nulla a che vedere con le precedenti pellicole che traggono ispirazione da un personaggio DC Comics. La storia che viene raccontata è tristemente plausibile, basata su verità generaliste ma non meno vere o scomode.

“Cosa ottieni se metti insieme un malato di mente solitario con una società che lo abbandona e poi lo tratta come immondizia? Te lo dico io che cosa ottieni: ottieni quel cazzo che ti meriti.”

Parlando di questo film difatti, in molti rivolgono l’attenzione alla magistrale interpretazione di Arthur Fleck, io credo tuttavia che la vera protagonista indiscussa del film sia Gotham. Metropoli silenziosa e indifferente, in cui dominano ingiustizia e paura, in cui la gentilezza è sinonimo di debolezza, in cui i ricchi e i potenti pensano solo ai propri interessi e i deboli sono destinati a soccombere. Una città in cui nel bene o nel male si è sempre e comunque obbligati a indossare una maschera, una realtà più simile alla nostra di quanto vorremmo.

Recensione The Legend of Tarzan

Questo è quello che definisco il classico film da incassi, fatto solo per tirare su qualcosa al botteghino, cast con attori sulla cresta dell’onda, uno scorcio di trama ed effetti speciali (usati pure male). Oltre alla prestanza fisica di Alexander Skarsgård e alla bellezza di Margot Robbie, non c’è nulla da vedere. Tutto inverosimile, prevedibile e scontato. Effetti speciali super digitalizzati che vanno a snaturare anche le fattezze dei protagonisti che in alcune scene paiono dei putti asessuati. C’era d’aspettarselo pensando al trailer ma David Yates poteva fare decisamente meglio. Sconsigliato, la sola avvenenza della coppia protagonista non vale i 110 minuti di durata della pellicola.

Recensione Io sono la bestia

Il romanzo di Andrea Donaera è un testo particolare. La storia si evolve attraverso i flussi di coscienza dei diversi personaggi, i temi trattati sono forti e inseriti in un contesto plausibile di omertà, paura, violenza e solitudine. La scrittura è molto elementare, infarcita di una fortissima struttura dialettale, inizialmente questo fatto mi aveva scoraggiata, pagina dopo pagina tuttavia l’autore riesce a rendere l’immagine più profonda dei protagonisti, catturando ad esempio la vivace innocenza e voglia di vivere di Nicolle e la crescente follia di Mimi. Un lavoro nel complesso ben calibrato, studiato con molta attenzione ai dettagli che goccia dopo goccia creano una storia originale benché raccapricciante. Sono dell’idea che in pochi riuscirebbero a scrivere un testo con la cifra stilistica di quest’autore che cela dietro questa stesura elementare una profonda conoscenza letteraria e umana. Nel suo genere Donaera è sicuramente un astro nascente della letteratura contemporanea. La bestia sono io non è comunque un testo che consiglierei a chiunque poiché molto crudo, diretto e depressivo.