ÉLITE LA QUARTA STAGIONE

Ho già parlato di questa serie, quando era uscita solo la prima stagione. Dopo anni e alla conclusione della quarta stagione, posso affermare che episodio dopo episodio assistiamo a un lento e inesorabile declino. Della teen serie che si può aver amato è rimasto ben poco, inclusi i protagonisti più interessanti sostituiti da personaggi strani e artefatti. La Las Encinas, più che una scuola privata sembra una casa chiusa, in cui ogni perversione è concessa, dove tutto è tollerato e accettabile. I giovani protagonisti si cimentano in performance erotiche navigate, ricordando sempre di più un film porno. La trama è raffazzonata, copiata malamente dalle serie precedenti. La questione omosessuale snaturata e resa sempre più il sintomo di una devianza che un modo di essere. Tutto questo eccesso porta a mio avviso a un senso di disgusto, come se l’unica cosa importante nella vita fosse il sesso. Pertanto visto anche il target a cui è destinata, trovo si tratti di una serie diseducativa e poco interessante dal momento che toglie merito al lavoro originario, rendendolo volgare.

Recensione di The Gift

The gift è una serie televisiva turca che a differenza di quelle che vengono trasmesse in chiaro in tv è più audace, sia sotto l’aspetto del tipo di storia che per l’approccio all’erotismo più spinto ed esplicito. Al di là di questo tuttavia la trama è confusa, palesi sono i tentativi di imitare malamente la serie tedesca Dark, usando addirittura la stessa colonna sonora. La trama si perde in errori grossolani, figuriamoci nei macro errori dovuti al tema della multi realtà, che già di per sé tende a creare confusione. Terribile il raccordo tra la seconda e la terza serie, che fa su un pasticcio tra personaggi che avrebbero dovuto essere morti e invece riappaiono senza dare una spiegazione plausibile. Si capiva sin dall’inizio che le cose giravano un po’ a vuoto senza una direzione, ho voluto però terminare la visione per capire dove si voleva andare a parere. Non posso dire che gli attori recitino tutti male, tuttavia c’è una sorta di lenta apatia che ammanta i personaggi, in particolare la protagonista Atiye, con questo eterno sorriso sulla faccia anche in momenti drammatici e di tensione. Non scatta minimamente il trasporto verso la relazione amorosa centrale vista l’artificiosità nelle diverse interpretazioni, il personaggio di Erhan è infatti spento, non sembra nemmeno preso dalla storia, così polarizzato sulle sue ricerche.

Recensione Tenebre e Ossa

Il fantasy può o meno piacere ma è facile fare un gran bel pasticcio. Tenebre e ossa ne è il classico esempio. Un mondo introdotto così alla meglio, spacca cuore, santi e chi più ne ha più ne metta. Un cast giovane e acerbo, fatta eccezione per l’intrigante Ben Barnes nei panni del Aleksander Kirigan, l’oscuro. Sfortunatamente con un’abilità rara, qualcuno, regista, sceneggiatore o non so chi, è riuscito a rovinare persino questo personaggio, rendendolo dapprima ridicolo e poi antipatico (possibile che la nascita della famosa faglia non poteva essere realizzata meglio?). Detto questo, probabilmente guarderò la seconda stagione, poiché la realizzazione così grossolana lo rende paradossalmente divertente e mi rilassa guadarlo con mio marito.

Recensione di “Sembrava bellezza”

Nell’epoca moderna dell’ostentato e stucchevole buonismo, troviamo lei, Teresa Ciabatti, che se ne infischia delle belle parole, delle regole generali attraverso le quali lo scrittore dovrebbe far parlare i suoi personaggi. Un diario, un memoriale, un flusso di coscienza strano e instabile, talvolta poco scorrevole, con digressioni fuori luogo, talvolta incomprensibili. Tuttavia emerge un’opera geniale, un manifesto della generazione degli anni ‘70 e si intravedono le radici di questa moderna società edonistica, dove tutto dev’essere bello e buono. Teresa tuttavia, è solo invisibile parte del contorno, una figurante, che vorrebbe di più, senza ottenerlo. Risentimento, odio per tutti coloro che non le vedono, che non colgono la sua profondità, un disprezzo che corrode tutto come un acido, deturpando vite solo con le parole. Dietro la ragnatela di menzogne pubbliche troviamo qui la verità pura e crudele, priva del benché minimo tatto e di quel pudore che serve per proteggere i sentimenti altrui. Questo è “Sembrava Bellezza“, una denuncia a un sistema che fa ammalare, un urlo d’aiuto da chi vi si è adattato in maniera impeccabile, raggiungendo il successo senza però avere nessuno con cui condividerlo. Un incendio che divampa, uno spettacolo pirotecnico che lascia dietro di sé cenere, insoddisfazione, incomprensioni e tristezza. Quante le Terese del mondo, quante si sono difese così, per non sentire, per non soffrire, attaccando per prime, puntando alle stelle, al successo, così importante oggi forse anche più di ieri. Una lettura che tocca e scuote, che fa riflettere ma che un po’ spaventa.

Recensione di “1984” di George Orwell

1984 è un classico della letteratura, un testo che ha saputo far parlare di sé e dei suoi contenuti profusamente. A prescindere dal fatto che le previsioni apocalittiche dell’autore in Europa non si siano verificate vi sono comunque degli elementi che in qualche maniera si ravvedono in tempi attuali. I totalitarismi del resto mirano ad eliminare il dissenso con tutti gli strumenti a disposizione, che siano di destra o di sinistra. In 1984 le risorse usate a tal scopo sono molteplici, rendendo nei fatti la vita un vero incubo, in cui la sola forma di libertà è la morte. Un mondo quello di 1984 dove non c’è oggettività, dove il tempo non esiste e i fatti sono manipolabili a piacimento del partito. Fa attorcigliare lo stomaco parlare di culto dell’odio, esaltazione della violenza e negazione dei sentimenti, tra cui l’amore. Una realtà senza anima, senza pace, fredda e sterile. Immagino che aver vissuto in tempi di guerra abbia influenzato molto Orwell nella stesura di questo testo. Il GF del partito, è nei fatti un Dio alternativo e più che un credo politico quello di cui si parla in 1984 è un culto occulto. Ho trovato la lettura scorrevole, benché non sia un testo adrenalinico l’autore ha trovato il modo di renderlo interessante. Di Orwell ho apprezzato tuttavia maggiormente La fattoria degli animali, che nei suoi contenuti resterà sfortunatamente sempre d’attualità.