Ti vorrei qui come prima, senza spazio senza tempo e senza responsabilità! Solo io e te e il nostro amore …
(by me)
(Voto 4 su 10)
Non sono una fan di Tolkien e nemmeno della saga cinematografica del “Signore degli Anelli”, benché il fantasy non mi dispiaccia in generale. Vedere questi film è come giocare un giorno intero a Warcraft, (chi ci ha giocato non può proprio darmi torto, mancano solo i non morti).
Al di là di questo sarebbe innegabile non ammettere che la prima saga è veramente ben realizzata a partire dal cast fino al più insignificante effetto speciale.La saga de Lo Hobbit per me è solo una mera trovata commerciale, un libro che potrebbe essere il prologo della trilogia vera e propria diviso in tre film?
Il primo film “Lo hobbit un viaggio inaspettato” poteva essere intitolato “Un viaggio desolante” o “Il viaggio più noioso dei nani”, un film dove non succede niente, mi ricordo solo che non vedevo l’ora che finisse.
In questo film finalmente qualcosa si muove, ma tutto già visto tra i ragni giganti (perfino in Harry Potter ci sono sti ragni e IT non diventa un ragno gigante? Insomma cambiamo insetto …) e le foreste misteriose. L’unico personaggio che ho trovato piacevole è il Drago Parlante, arrogante, permaloso e onnisciente, che nonostante il suo letargo interminabile sapeva tutto di tutti. Ma la cosa che colpisce di più è il finale … che non c’è perché chiaramente rimanda al prossimo episodio, insomma come vedere una puntata di Voyager dove non viene svelato nemmeno un mistero.
Un potere sicuramente l’anello ce l’ha, magari non fa diventare invisibili nella realtà però ha fatto incassare un sacco di bei soldini a tante persone, più oscuro di così!

(Voto 6 su 10)
L’impiego di giovani attori in un film di supereroi lo rende un film per adolescenti. Il fatto di avere una trama che fila, emoziona teneramente e tratta un genere innovativo per il cinema Italiano e già una grandiosa vittoria. Forti sono gli influssi di serie come Dark Angel o Heroes e di Smallville (con la questione dell’adozione) e stranamente ci ho visto anche un po’ di Alias, grazie al coinvolgimento della temibile e spietata organizzazione segreta russa. A dispetto del fatto che tutto è stato già visto, c’è da dire che a differenza delle produzioni oltre oceano i nostri mezzi (nonostante il numero impressionante di produttori e sponsor coinvolti nel progetto, che portano via circa 5 minuti di film), sono molto limitati, quasi invisibili. Il cast non mi entusiasma, fatta eccezione per i giovani protagonisti Noa Zatta e Ludovico Girardello (ci vuole coraggio a girare buona parte del film completamente nudo, ad ogni età) e il personaggio di Andreij interpretato da Christo Jivkov che inizialmente fa un po’ ridere ma alla fine è molto piacevole e misterioso. I due bulli e il piccolo genio della matematica sono troppo sopra le righe per risultare credibili, come Valeria Golino (noto volto della tv Italiana) che non interpreta in maniera convincente il suo ruolo.
L’uso dei costumi per una volta è azzeccato, in particolare la costumista di Noa Zatta (Stella) ha fatto un ottimo lavoro, i suoi abiti sono sempre di impatto ed esaltano al massimo la dolce e acerba bellezza della piccola attrice. Poteva essere evitata la scena del Bat segnale, ma credo che il regista preso dall’emozione ha voluto inserire di tutto e di più (posso capire che sia facile farsi prendere la mano). Gli effetti speciali sono molto elementari, credo fatti interamente con la tecnica green screen a giudicare dalle poche immagini del set a fine pellicola. Il trailer non rende giustizia a quella che poi è la pellicola.
Per un primo esordio tuttavia non c’è male, Gabriele Salvatores ha dato prova che anche qui si può fare qualcosa di diverso dalle solite commedie o film amari basati su ciò che non va nel nostro bel paese.


Titolo: "Le apparenze" Autrice: Claudio Bianconi Casa Editrice: Perrone Genere: Gialli e Thriller Numero Pagine: 160 Costo versione cartacea: 10.20euro Link per l'acquisto: http://www.amazon.it/apparenze-Claudio-Bianconi/dp/8860043352
SINOSSI: Un’accusa di duplice omicidio e la vita prevedibile di Fabio D. svanisce di colpo. Assicuratore cui rimangono due sole passioni, sua figlia e la Roma, viene accusato di aver trucidato la famiglia di un alto ufficiale dei carabinieri. Fabio D. è in trappola, tutte le prove conducono a lui: unica soluzione fuggire, così come si trova, con indosso solo un accappatoio. La ricerca della salvezza lo mette di fronte ai suoi fantasmi. La disperazione si rivela un evento catartico per la sua vita, perché Fabio D. scopre tutta la sua astuzia e un’audacia mai messa realmente alla prova. non c’è tempo, deve correre e ragionare velocemente, bisogna combattere un nemico tanto pericoloso quanto sconosciuto, e lo fa cercando prove, camuffandosi, frugando e origliando con qualunque mezzo. Chi è il vero assassino? Chi vuole incastrarlo?

Ho scoperto questo libro grazie a Twitter, un vero e proprio mondo parallelo dove spesso finzione e realtà si mescolano, un mondo dove si può essere famosi senza esserlo. Dopotutto la differenza fra famosi e non quale mai sarà? A malincuore devo ammettere che una differenza c’è. Nel nostro mondo, che dovrebbe essere uno ed unico con lo stesso sole e lo stesso cielo si ha da sempre a che fare con una realtà spietata: chi ha il potere, i soldi e la fama può vivere e fare cose diverse dalle persone “normali”, per cui certe porte dorate sono chiuse ed inaccessibili.
Se qualcuno le aprisse e ci sbirciasse dentro cosa vi troverebbe?
Magari non quello che ci si aspetta, dopotutto l’importante è salvare “Le apparenze”, poco importa se sotto la maschera c’è solo miseria e perversione.
Un romanzo ben scritto che si legge d’un fiato ed è il giudizio di una persona che non ama i gialli. Una storia avvincente, filmografica, posso ancora sentire la tensione in quella buia cantina, lo squallore e lo sdegno per quei video. Posso immaginare la Roma che non vivo e non conosco così come solo un romano può fare. Il desiderio di arrivare all’epilogo, vedere una salvezza per l’ingiusta sorte del protagonista, che pagina dopo pagina svela lo squallore di una situazione più veritiera e realistica di quanto vorremmo. Uomini di potere, freddi e spietati, peggiori dei mostri della fantasia, più terrificanti di una brutta malattia. Un branco di esseri, che hanno tutto e non paghi trovano divertente giocare con la vita degli altri, troppo deboli o disagiati per opporsi. Amaramente bello, forse frutto di una grande immaginazione o forse no, dopotutto quante volte la realtà supera la fantasia?
Ma come dice Adam Kadmon, noto teorico del complotto, prendiamo sempre tutto al pari di una fiaba o di una storia.
“Cambiano tutto per non cambiare nulla”
cit. Le Apparenze


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