Recensione Un professore

“Un professore” è una serie TV italiana diretta nella prima stagione da Alessandro D’Alatri e nella seconda da Alessandro Casale. Racconta la storia di Dante, un professore di filosofia. Dante è un professore anticonformista e prende molto a cuore la sorte dei suoi studenti, soprattutto di quelli più in difficoltà che solitamente vengono abbandonati dal sistema scolastico. Dante è interpretato da Alessandro Gassmann, che porta con sé il suo grande talento di attore e la sua bella presenza. Le partner femminili sono diverse, poiché il personaggio è un abile seduttore, restio ai legami stabili. Tuttavia, la serie vuole indirizzare Dante sulla retta via e la sua comprimaria principale è interpretata da Claudia Pandolfi nel ruolo di Anita. In questo ruolo, la Pandolfi mi è piaciuta molto e credo che i due abbiano un’ottima sinergia. Il cast preso singolarmente è ben scelto, inclusi Nicolas Maupas e Domenico Cuomo, già noti per la serie “Mare Fuori”. La storia, tuttavia, benché tratti temi anche molto pesanti, è leggera e alla fine è come una fiaba moderna dove ogni cosa finisce per il meglio. Sarebbe fantastico nella vita essere tutti così belli e buoni e soprattutto non scontare mai le conseguenze delle proprie azioni come capita prima o dopo a tutti i personaggi. Nel complesso, la serie si fa guardare e va bene per staccare dalla bruttura della realtà.

Recensione Supersex

Supersex è una miniserie italiana del 2024 diretta da Matteo Rovere, Francesco Carrozzini e Francesca Mazzoleni. Racconta dagli albori l’ascesa al successo di Rocco Siffredi. Rocco nasce a Ortona in una famiglia molto umile e vive avendo come modello suo fratello maggiore, Tommaso, che con l’ambizione di “fottere il mondo” s’inserisce ben presto in giri loschi. Rocco raggiunge il fratello a Parigi, dove scoprirà la gioia del sesso libero e muoverà i primi passi verso quella che sarà la sua carriera. Ho trovato i primi due episodi abbastanza ridicoli, in quanto paragonare un pornoattore a un supereroe mi sembra davvero troppo. Dopo il terzo episodio e il più che maldestro salto temporale in cui Rocco invecchia (solo lui) tutto di colpo, la trama mi è parsa più interessante e trovo che l’interpretazione di Alessandro Borghi abbia dato profondità ed eleganza al personaggio. Il cast nel complesso è ben scelto, in particolare mi hanno colpito positivamente Gaia Messerklinger nel ruolo di Moana Pozzi, Vincenzo Nemolato nel ruolo di Riccardo Schicci e Tania Garribba nel ruolo della madre di Rocco. In questa serie viene messo l’accento sui retroscena della vita di un personaggio molto chiaccherato ma anche invidiato e su come il porno possa non essere, nemmeno per un uomo, la carriera ideale. Una serie interessante che si sofferma anche su dinamiche intime, come il rapporto di succubanza che Rocco aveva con la madre e di come certi affetti non passano mai, anche se ci hanno danneggiato. Detto questo sono dell’idea che esistano personaggi più nobili che meritano visibilità. Rocco benché testimonial del liberismo sessuale ha sempre pensato solo al suo piacere e ai suoi scopi e in questo non ci vedo nessun superpotere ma l’ennesimo pedone in mano al capitalismo in cui tutto diventa lecitamente di uso e consumo.

Recensione Damsel

Damsel è un film del 2024 diretto da Juan Carlos Fresnadillo. Racconta la storia di Elodie, principessa di un regno aspro e duro. La giovane, per salvare il suo popolo dalla miseria, acconsente a sposare il principe di una terra lontana. Tutto sembra andare per il meglio, ma la nuova famiglia di Elodie ha in serbo per la ragazza una amara sorpresa. Non ho apprezzato molto questo film, prevedibile, scontato e irrealistico. Fresnadillo dichiara che voleva introdurre un personaggio di rottura, ma per chi, come me, è nato alla fine degli anni ’80 ed è cresciuto con Xena, non credo che noterà questo intento. Millie Bobby Brown fa del suo meglio, persino non usare controfigure, ma essendo la trama così misera da sembrare la brutta copia di un episodio del Trono di Spade, non si possono fare miracoli. Oggi come oggi, non basta un brutto drago parlante per impressionare il pubblico.

Recensione One Day

One Day è un film del 2011 diretto da Lone Scherfig, che vede come protagonisti Emma e Dexter, interpretati rispettivamente da Anne Hathaway e Jim Sturgess. I due sono molto diversi: Emma è intelligente, sveglia e sagace, ma non particolarmente attraente, mentre Dexter è un bel ragazzo cresciuto in una famiglia abbiente a cui sembra venire facile ogni cosa senza il minimo sforzo. Emma aveva già notato il ragazzo in giro per il campus ma non voleva essere l’ennesima conquista usa e getta poiché per lui provava sin dal principio dei sentimenti. Dexter, dal canto suo, si stupisce che la ragazza non si conceda a lui come hanno sempre fatto tutte le altre e trova la cosa bizzarra e curiosa. I due conseguono entrambi una laurea umanistica che non garantirà a nessuno uno sbocco lavorativo. Dexter non sembra minimamente preoccuparsene e inizia la sua vita da adulto con dei viaggi in Europa. Emma, invece, si scontra subito con la durezza della realtà non avendo le spalle coperte dalla sua famiglia e si ritrova a lavorare in uno squallido fast food messicano. Nonostante le loro differenze, tra i due nasce una sincera amicizia benché entrambi provino una forte attrazione reciproca. Dexter, tuttavia, non è pronto per una relazione seria; essendo un narcisista patologico, lui ama solo se stesso e la sua vita esagerata. A dispetto delle scelte sbagliate, le cose sembrano andare meglio a lui, mentre Emma consegue risultati mediocri. La durezza della vita, però, inizia a trapelare anche nella realtà dorata di Dexter e le cose inizieranno a ribaltarsi. Ho trovato questo film particolare e romantico, ma anche molto triste. Ricorda che la vita non è eterna, che certe scelte sbagliate si pagano ma che si può sempre ricominciare, anche se il destino può essere crudele e che in certe situazioni sembra impossibile trovare la forza per andare avanti.

Recensione Ci vediamo un giorno di questi

Ci vediamo un giorno di questi è un romanzo scritto da Federica Bosco che racconta la profonda amicizia tra Ludovica e Cate. La storia, narrata in prima persona, inizia con alcuni punti contraddittori che sono sfuggiti all’editing di Garzanti, al di là di questo però il testo è scorrevole e lo stile di scrittura della Bosco risulta frizzante e piacevolmente sarcastico. Sebbene la storia sembri inizialmente orientata su temi femministi, evidenziando la possibilità di essere felici al di fuori di una famiglia “tradizionale”, si trasforma successivamente in una fiaba romantica. L’inserire la malattia oncologica inizialmente mi ha impressionato, tuttavia essendo stata trattata con tatto e distacco, con l’aiuto del risvolto romantico ha tinto di rosa anche ciò che a priori sarebbe stato impensabile. Detto questo non ho apprezzato molto i personaggi, trovando Ludovica troppo succube di Cate e quest’ultima troppo perfetta a dispetto delle sue azioni. Il clima di pace e amore che si crea sembra più un’utopia che una realtà; sarebbe bello vedere famiglie così aperte anche dove non ci sono legami di sangue e l’ epilogo del romanzo sembra una fiaba moderna. Federica Bosco mi ha comunque colpito positivamente e sono curiosa di leggere altri suoi romanzi, poiché, sebbene la realtà sia molto più cruda di quanto descritto qui, è bello poter sognare.