Fratelli unici un film di Alessio Maria Federici

Solo attori belli

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( Voto 1 su 10)

Da vedere? Assolutamente NO

A volte, come in questo caso, mi chiedo il perché di certi film. Se non si hanno delle idee, non si dovrebbe fare cinema, ma purtroppo chi potrebbe averle ha non ha i mezzi per farle fruttare. Al di là di questo sfogo, il film non sta in piedi, questa è una delle prime volte in cui ho interrotto la visione di una pellicola senza grande rammarico. Ho visto di peggio, ma almeno in quei casi erano si trattava di film americani di fantascienza dove il rischio di fare un pasticcio era dietro l’angolo. Qui parliamo della solita commedia italiana buonista, con annessi gli stereotipi del caso. I due fratelli bonazzi, uno dedito al lavoro e l’altro impunito play boy e poi una strana amnesia che fa tornare uno dei due mentalmente bambino. Non potevano poi mancare le bonze, come se il mondo fosse una sorta di parco giochi di Barbie e Ken. Un film vuoto, senza contenuti, almeno fino a dove mi sono fermata nella visione. Piatto e prevedibile, senza nessun colpo di scena e comunque basato su un avvenimento che proprio non sta in piedi. Insomma Raoul Bova e Luca Argentero dovevano proprio essere in bolletta per aver preso parte ad un film del genere.

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Giovane e bella un film di François Ozon

Senza amore

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(Voto 7 su 10)

Una giovane e bellissima ragazza con un’innaturale apatia per la vita, per i sentimenti e per le emozioni. Una pellicola che tratta in maniera cruda e profonda la tematica delle baby squillo, senza trascurare gli aspetti psicologici dei vari attori partecipi alla vicenda. La vita di Leà viene presentata così com’è, senza fronzoli, nella sua amara ed annoiata crudezza. Il film è molto ben realizzato e trovo di forte impatto le splendide inquadrature al volto angelico dell’attrice protagonista, che stridono con il suo vuoto interiore e le situazioni squallide di cui è protagonista. Un’apatia talmente profonda da essere spaventosa e difficile da comprendere. Non vi è nulla di apparentemente sbagliato e disfunzionale nella famiglia della protagonista, che tuttavia è portata a fuggire l’amore romantico ed appassionato tipico della sua età, per relazioni vuote e sterili. Non mi sento di dare un giudizio morale, se non che la psiche umana è spesso più contratta e perversa di quello che vorremmo.

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Recensione di “Il peccato porta il tuo nome” di Maria Luisa Moro

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Titolo: "Il peccato porta il tuo nome"
Autrice: Maria Luisa Moro
Casa Editrice: Self-publishing
Genere: Dark Romance
Numero Pagine: 97
Costo versione e-book: 1.81euro
Link per l'acquisto: http://amzn.to/1Wjj1fs
Blog Autrice: http://scrittricemarialuisamoro.blogspot.it

SINOSSI: Marta, studentessa neo diplomata, incontra casualmente un’aitante guardia forestale ed é passione cieca a prima vista. Però, fin dall’inizio, la relazione che instaura non la rende felice. Segnali d’allarme, che cerca di tacitare, la rodono dentro suo malgrado suscitandole ansia e disagio. Ma neanche nei suoi incubi peggiori, la giovane Marta potrebbe immaginare quale realtà si celi dietro l’uomo da cui si sente, a scapito di tutto, follemente attratta.

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Ho scoperto per caso questa prolifica autrice e ne sono veramente entusiasta: Maria Luisa Moro riesce ad usare le parole per descrivere i complessi meccanismi della mente umana e a dar voce alle emozioni per quanto siano ambigue ed ambivalenti. Un noir che ti rapisce dall’inizio alla fine, che diventa così vivido e realistico nella mente da sembrare più un film che un libro, visti i generosi dettagli descrittivi e psicologico-emozionali che l’autrice ci offre. Una lettura che consiglio assolutamente, con un finale chiaro e definito. Nonostante non sia mai scattata da parte mia una vera e propria empatia per nessuno dei personaggi, devo ammettere che non è colpa del romanzo in sé ma probabilmente dal mio stato d’animo al momento della lettura. Una storia godibile con contenuti forti e promiscui celati dal perbenismo di una piccola città di provincia.

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Il paradiso per davvero un film di Randall Wallace

Bello poter credere

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(Voto 6,5 su 10)

Da vedere? Si

Un film che scorre placidamente, ma che non annoia. Ci si trova subito coinvolti nella vita di Todd Burpo, prete metodista e della sua famiglia. Una realtà già di per sé particolare per il nostro paese, che non prevedere la compatibilità tra vita ecclesiastica e vita famigliare. Un uomo non solo dedito alla predicazione del suo credo, ma attivo in molteplici attività e vittima lui stesso di piccoli e grandi drammi come le persone comuni. Fino a quando non accade qualcosa di terribile che porterà con sé una rivelazione straordinaria. Non mi sento di entrare nel merito di questioni etiche e religiose, troppo complesso e controverso. Il messaggio del film nel suo complesso mi piace molto dato che può andare al di là di ogni credo e fede. Il paradiso e l’inferno in un modo o nell’altro esistono dentro di noi.

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