La Bella e la Bestia un film di Christophe Gans

Ad averne di bestie così 

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(Voto 5 su 10)

Da vedere? Nì

L’essere cresciuta guardando e sognando un amore grande come quello raccontato dalla Walt Disney nel suo film d’animazione, pesa molto sulla valutazione di questo film che a mio avviso manca di una trama credibile. Trovo inutile e futile allargare la famiglia di Belle, che da giovane lettrice e sognatrice figlia unigenita del povero Moris, si ritrova ad essere una pseudo cenerentola dedita ai lavori domestici, umile e operosa al punto da apparire fastidiosa. In quella che sembra la caricatura di un’altra fiaba Moris incontra la bestia e per Belle inizia la prigionia più bella di tutti i tempi: un castello onirico ed incantato, con servizi e vestiti stupefacenti. Per chi come me aspetta la grandiosa storia d’amore capace di sciogliere ogni maledizione rischia di restare deluso, solo pochi incontri e nessuna passione comune,  addirittura un importante amore nel passato, che rendono la bestia non un uomo malvagio che attraverso l’amore trova la redenzione ma un uomo sfortunato che ha semplicemente violato una promessa. Distrutta anche la poesia della rosa incantata e dell’urgenza del tempo. Ridicola la popolazione del castello, sostituta dai buffi canidi timidi e dall’esercito di statue giganti che nulla hanno a che vedere con Lumier ed i suoi amici del castello animato. Stupendi gli effetti speciali e i costumi di Belle. Meno azzeccato Vincent Cassel nel ruolo della Bestia che più che bello appare intrigante ed ambivalente, lati che non sono stati sfruttati nel film e che invece dipingono il principe maledetto come un uomo innamorato e di valore.

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Joy un film di David O. Russell

Inventare un sogno 

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( Voto 5 su 10)

Da vedere? Ni

Una bambina, un dono e il desiderio che questo suo talento le regali indipendenza e serenità.  Qualcosa tuttavia si spezza e crescendo Joy diventa quello che non avrebbe mai voluto essere, l’ombra della talentuosa inventrice che sognava di diventare. Madre divorziata, due figli e vittima di una stramba famiglia capace di gratificarla e mortificarla allo stesso tempo. Le basi per una bella fiaba moderna, una storia che vorrebbe raccontare  la tenacia di chi lotta per qualcosa in cui crede, capace di toccare chi porta un sogno impossibile nel cuore. I personaggi tuttavia restano distanti, accennati e privi di un’anima, un po’ come gli attori delle telenovelas che adora guardare la madre di Joy nel film. Le vicende scorrono lente e confuse e non viene dato risalto agli eventi importanti, senza contare che tra le righe il sogno di cui tanto si va parlando è banalmente fare quattrini. Surreale la presenza del secondogenito di Joy che appare e scompare come uno spettro, a tratti dimenticato dal regista dando un’idea fin troppo semplicistica  del ruolo di madre. L’epilogo resta discutibile e poco verosimile visto il mondo di sciacalli dipinto in tutta la vicenda. Vedere Bradley Cooper relegato ad un ruolo marginale e poco attivo mi è dispiaciuto e non ho apprezzato la scelta di non dare spazio al sentimento. I sogni hanno bisogno d’amore e le principesse per essere felci devono condividere il loro castello con qualcuno anche se sono in grado di salvarsi da sole.

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SKEGGIA 8 – I PERSONAGGI: Ethan

Ethan è un ragazzo enigmatico e misterioso, come Didi è un cacciatore di taglie presso la Virdrop&Co. Didi prova per Ethan una forte attrazione ed un profondo sentimento che Ethan tuttavia non ricambia. Un personaggio ipnotico e romantico, prigioniero del ricordo del suo grande amore passato. Poco loquace e privo di ironia porta con sé il fascino del bello e tenebroso. Un uomo che crede ciecamente nell’amore e lo dimostra senza mezze misure.

#sefossiunaregista, il suo personaggio lo vedrei interpretato dall’attore Luke Arnold

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A TU PER TU CON L’AUTORE – LA PAROLA A ELENA ROSE

Con questo articolo vado a presentare a tutti voi una nuova sezione del blog:  

“A TU PER TU CON L’AUTORE”

Per inaugurarla ho scelto di intervistare Elena Rose che con il suo “TI GUARDO DA QUASSÙ mi ha molto colpita.

Il bello di leggere un esordiente infatti è la possibilità di poter parlare con lui. Di conoscere le emozioni che hanno mosso la sua penna e hanno dato vita ad una nuova storia da conoscere e vivere. Mi sembra quindi giusto dare la parola alla nostra autrice e comprendere cosa per lei è ed è stato scrivere questo libro.

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  • Una domanda un po’ banale e scontata, da quando covi dentro di te il desiderio di scrivere?

Leggo da quando sono piccolina, ma scrivere è una cosa nata negli ultimi anni. Amo così tanto le emozioni che mi danno i libri che ho provato a scriverne uno di mio.

  • Ti andrebbe di raccontare ai lettori qualcosa di te per poterti conoscere meglio

Certo! Ho 22 anni e sono dipendente dai libri. Amo leggere, scrivere e gestire il mio piccolo blog. Mi piace scattare foto e uscire a camminare all’aria aperta. Odio il lunedì e i broccoli.

  •  Elena Rose, un nome decisamente evocativo che credo sia per scelta un nome d’arte. Cosa ti ha spinto ad usarlo e come mai hai scelto proprio questo nome?

Ho scelto questo pseudonimo perché adoro le rose e l’eleganza che trasmettono. Mi piace pensare che i miei libri siano delicati come questo fiore, o almeno lo spero.

  •  “Ti guardo da quassù” è il tuo primo romanzo?

Sì, il mio primo esperimento.

  • Nel libro vengono toccate tantissime tematiche di grande attualità come la depressione, un male subdolo ed insidioso che ancora oggi crea sgomento e paura anche solo a nominarlo. Parli di una tua personale esperienza o è solo frutto di immaginazione?

Fortunatamente, è tutto inventato. Non so come mi sarei comportata al posto di Ginny, forse come lei mi sarei chiusa a riccio aspettando il momento giusto per uscire.

  • Un tema silentemente strisciante e centrale del romanzo è la prematura perdita di una persona cara, un’amica in particolare. La triste narrazione di una vita interrotta sul più bello. Come ti è venuta questa idea, il tuo scrivere è stato un modo per esorcizzare un dolore personale, un omaggio a qualcuno a cui voluto bene che ora non c’è più?

No, ancora una volta è frutto della mia immaginazione. Mi ritengo molto fortunata a non aver subito lutti importanti. Il messaggio che volevo dare è quello di continuare a sperare, anche dopo le più grandi disgrazie e credo che il tema lo possa trasmettere.

  • Ho apprezzato molto la descrizione del rapporto tra le sorelle protagoniste, immagino che per essere descritto così bene ci deve essere molto della tua esperienza in questo, sbaglio?

Assolutamente. Sono molto legata alla mia famiglia. Il rapporto tra sorelle è uno dei cardini della mia vita e ho voluto riportarlo anche nella storia del mio libro.

  • Londra, la città teatro dell’evento. Posso capire cosa ti ha spinto ad ambientare la tua storia in un paese estero essendo tu un’autrice italiana?

Londra si è presa un pezzo del mio cuore durante un viaggio che ho fatto quasi due anni fa. È così suggestiva ed emozionante, che ho voluto sceglierla come ambientazione per la mia storia. Londra è magica.

  • “Ti guardo da quassù” ha come altro elemento chiave l’amore e la sua forza, rappresentato molto bene dal viscerale rapporto tra Ginny e Ian. Cosa pensi dell’amore, credi davvero possa aiutare a superare tutto o può essere una debolezza che ci rende più fragili come teme Ginny?

Per come la vedo io l’amore è forza allo stato puro. La stessa che ti fa toccare il cielo con un dito e che subito dopo può sbatterti a terra. L’amore può fare male ma non per questo dobbiamo rinunciarci. È un sentimento da vivere e basta.

  •  Nel libro parli della gelosia come di un sentimento positivo, credi davvero che lo sia e che sia indispensabile in un rapporto?

A livelli gestibili sì. Non parlo della gelosia morbosa o asfissiante. Parlo di quella che ti fa sentire importanti e speciali. La gelosia buona esiste e ci aiuta a far capire quanto contiamo per una persona.

  •  Ti rivedi nella protagonista del tuo romanzo?

Sì, sono testarda come Ginny e anche un po’ solitaria quando ne ho bisogno.

  • La copertina del tuo libro è molto bella e ad effetto, da chi è stata realizzata?

È una foto scattata da me. Io e la mia sorellina l’abbiamo ideata e realizzata. Mi piace anche per il lavoro che abbiamo fatto io e lei assieme. È bello sapere che è una nostra creazione.

  • Nuovi progetti per il futuro?

Sicuramente altri romanzi e, perché no, una serie fantasy.

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Ringrazio la misteriosa Elena Rose per la sua pazienza e per aver sopportato e supportato la mia vivida curiosità. Ammetto che dopo quest’intervista sono ancora più entusiasta di aver letto TI GUARDO DA QUASSÙ e di aver scoperto i misteri che si celano dietro la storia che rendono questo romanzo ancora più speciale. Auguro alla giovane autrice Elena Rose di continuare a scrivere e di cimentarsi in altri generi.

E voi? Quando comincerete a leggere questo romanzo? 

Soap Opera un film di Alessandro Genovesi

Disappunto 

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(Voto: 5 su 10)

Da vedere? Nì

Un condominio e le ordinarie vite dei suoi abitanti, un film che prova a giocare con le inquadrature e a trasformare in un set il dietro le quinte di comuni cittadini. Il titolo stesso annuncia vite sopra le righe, che staccano dalla normalità per spingersi nel comico e nel surreale. In principio può sembrare un film gradevole, che tuttavia poi si perde, mostrandosi  statico e a tratti incomprensibile. Ho apprezzato l’interpretazione di  De Luigi e di Ale e Franz, gli altri personaggi non mi hanno colpita più di tanto e in particolare ho trovato pessima l’interpretazione di Elisa Sednaoui, il cui personaggio era confuso ed allucinato. Insomma una commedia italiana diversa ma che non regala particolari emozioni.

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