“Via dalla pazza folla” un film di Thomas Vinterberg

Un sogno romantico

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(Voto: 6 su 10)

Da vedere? Nì

Teatro degli eventi è l’Inghilterra della fine dell’800, Bathsheba Everdene è una giovane orfana con un nome ed un temperamento singolare per l’epoca di cui è figlia. Troppo ribelle per accettare il ruolo della donna del suo tempo, sembra volersi opporre alle classiche convenzioni. Le vicende sono troppo veloci e semplificate. Dubito che l’epoca vittoriana fosse così naif e buonista come è presentata nel film; lo strapotere degli uomini era rinsaldato con l’uso della violenza senza tante carinerie e fronzoli. Bathsheba, più che un’eroina romantica, dà l’impressione di essere soprattutto una donna molto fortunata. Nei fatti tutta la gestione dell’attività è in mano alle esperte mani di Gabriel Oak, che le lascia bonariamente credere di avere la situazione sotto controllo. Il personaggio di Bathsheba avrebbe dovuto essere inoltre più carismatico e passionale, il più delle volte invece è apparso spocchioso, piatto ed apatico. D’impatto l’obiettivo della protagonista è la ricerca dell’emancipazione e della libertà, non del vero amore. Lascia sgomenti l’improvviso sposalizio con il sergente Troy (di cui Tom Sturridge, a mio modesto parere, ha dato un’interpretazione pessima). Altra grande pecca è che i personaggi non sono ben delineati, si fa fatica addirittura a ricordarne i nomi. Inspiegabile ed allucinante la vicenda di Fanny e Troy, anche ammettendo che all’epoca non c’erano i brillanti strumenti di comunicazione di oggi, in quel paese si conoscevano tutti, come è possibile che i due non abbiano potuto ritrovarsi per avere un chiarimento visto il loro grandissimo amore?

Nel complesso una trasposizione che non mi ha convinta né dal un punto di vista della storia né dell’interpretazione. Belli tuttavia i costumi, le location, le inquadrature, la fotografia ed il prestante anche se a tratti sottotono Matthias Schoenaerts, che è comunque un bel vedere. Ben accolto inoltre il lieto fine che seppur irrealistico fa bene al cuore oggi come ieri.

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ATTRICI – Gemma Arterton

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Gemma Arterton è un attrice britannica classe 1986, non so bene quanto sia conosciuta nel nostro paese ma da quando l’ho vista  in St. Trinian’s, film di di Oliver Parker e Barnaby Thompson, non ho più smesso di seguirla. Gemma ha davvero la capacità di rendere credibili e realistici i suoi ruoli ed è un piacevole vederla in azione. Inutile negare la sua dolce e genuina avvenenza, con curve e sinusite nei punti giusti e non come la maggioranza delle scheletriche dive del patinato mondo dello spettacolo.  Gemma ha lavorato come commessa in una agenzia di trucco ma si è avvicinata presto alla recitazione frequentando la Gravesend Grammar School for Girls a Gravesend nel Kent, un corso di arti al Teatro Miskin a Dartford e diplomandosi presso la Royal Academy of Dramatic Art nel 2007, anno in cui ebbe il suo primo ruolo professionale. Fece parlare di sé soprattutto quando la produzione del ventiduesimo film della saga di James Bond annunciò che sarebbe stata la nuova Bond girl. Nel 2008 apparve infatti nel film Quantum of Solace.  Nel 2009 ha preso parte al film I Love Radio Rock. Nel 2010 ha recitato nei film Scontro tra titani e Prince of Persia – Le sabbie del tempo ed è stata la protagonista di Tamara Drewe – Tradimenti all’inglese. Nel 2012 è stata protagonista, insieme a Saoirse Ronan, di Byzantium, film diretto da Neil Jordan. Nello stesso anno è comparsa insieme a Vanessa Redgrave, nel film Una canzone per Marion, diretto da Paul Andrew Williams. Nel 2013 è stata protagonista, di Hansel & Gretel – Cacciatori di streghe e ha recitato anche in Runner, Runner di Brad Furman. Nel 2015 recita nel musical Made in Dagenham all’Adelphi Theatre di Londra e riceve una nomination al Laurence Olivier Award alla migliore attrice in un musical.

Curiosità e Vita privata

Gemma è nata affetta da polidattilia a entrambe le mani, ma le due dita in più le sono state tolte subito dopo la nascita. All’età di cinque anni i suoi genitori divorziarono e da allora lei e la sorella, Hannah Jane, sono state cresciute dalla madre. Si è sposata  il 5 giugno 2010 con Stefano Catelli, da cui ha tuttavia divorziato dopo soli 3 anni.

Ella Krasner & Forest Whitaker Co-Host The Place For Peace Dinner - Arrivals

(Informazioni generali  da Wikipedia)

 

 

The Shannara Chronicles di Austin Butler Chronicles di Alfred Gough e Miles Millar

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C’era una volta un mondo fatato popolato da mistiche creature: elfi, maghi, troll e nomadi. In questo reame si trovava una pianta magica chiamata Eterea che aveva il potere di imprigionare il Dagda Mor e i suoi malvagi demoni che un tempo popolavano la terra.

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In questo regno, tutto sembrava andare per il meglio fino a quando la giovane Amberle Elessedil decise di partecipare al guanto di ferro, cerimonia per diventare guardiano dell’Eterea, a cui mai nessuna donna aveva partecipato. Fino a qui gli elementi per un bel fantasy ci sono tutti, soprattutto se mettiamo sul piatto un mezzo elfo carino, un testosteronico druido e una subdola ed intrigante nomade.

Il pilot della prima stagione incuriosisce, ma purtroppo il seguito non credo dia merito al libro (che purtroppo non ho letto) da cui la storia è tratta. Gli eventi sono mal articolati, i personaggi poco credibili fatta eccezione per la sola Eretria (Ivana Baquero). I registi si sono limitati a buttare lì i protagonisti, gli effetti speciali e i favolosi paesaggi senza spiegare nulla. Ci si aspetta dunque che la storia si racconti da sola, ma non accade nemmeno questo. Wil Ohmsford (Austin Butler) ci viene inizialmente presentato come un povero mezzo elfo sfigato, orfano, imbranato ed ingenuo, affranto per la prematura perdita della madre. Dopo aver incontrato il mistico Druido il giovane si trasforma magicamente in un saggio e valido condottiero nonchè seduttore di fanciulle, addirittura oggetto del duplice desiderio delle due protagonisti femminili, di cui lui è alternativamente innamorato a seconda della situazione più propizia. Magari sono una nostalgica del romanticismo vecchia scuola, ma il grande amore è uno o almeno uno alla volta.

Degli altri personaggi sarebbe meglio non parlare. Trovo fastidiosa, apatica ed eccessivamente magra l’attrice scelta per interpretare Amberle, Poppy Drayton. Non rende neanche lontanamente l’idea della principessa guerriera e sinceramente per una teen series come questa è discutibile proporre ancora una volta una fisicità così scheletrica.

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Manu Bennett, nei panni di Allanon, si ritrova a fare il baby sitter di questi giovinastri confusi, in un ruolo tutt’altro che definito, in cui sembra far tutto e alla fine non combina nulla. Potrei andare avanti ma sinceramente mi si spegne l’entusiasmo se penso all’ultimo episodio che corona egregiamente il senso di smarrimento e caos di tutta la serie, che si è limitata a mettere in scena situazioni impossibili anche in un mondo impossibile. L’unico disappunto è che The Shannara avrà una seconda stagione, ennesima situazione tra l’irreale e il poco credibile che questa serie riesce a regalare.