Recensione La periferica

Il libro “La periferica” è un romanzo di fantascienza scritto da William Gibson, pubblicato nel 2014. Mi sono approcciata a questa lettura affascinata dalla serie TV, ma devo ammettere con rammarico di essere rimasta molto delusa, poiché trovo il testo del tutto incomprensibile. Ho cercato di resistere fino a pagina 80, ma alla fine ho deciso di rinunciare. L’autore alterna presente e futuro, cosa che si capisce solo avendo già visto la serie, e già così è difficile da seguire. Soprattutto la parte del futuro è del tutto allucinata e incomprensibile. Il tutto mi lascia un po’ sgomenta e perplessa perché non capisco come un testo del genere possa avere avuto risalto mediatico, una serie TV, pubblicazioni in diverse lingue. Gibson avrà una certa fantasia, poiché la serie tv è molto carina, però nel testo le cose non sono descritte bene. Va bene osare con la fantascienza e descrivere mondi alternativi, però talvolta, a mio avviso, è meglio una storia più semplice che questo vortice confusionario di informazioni. Mi chiedo cosa ne pensino altri lettori del genere o se è solo una mia impressione.

Recensione la Passione Turca

“La passione turca” è una serie spagnola diretta da Iñaki Peñafiel e scritta da Antonio Gala, Esther Morales e Irene Rodríguez. Nel cast troviamo Maggie Civantos nel ruolo di Olivia e Ilker Kaleli nel ruolo di Yaman. Olivia è il tipico esempio della donna emancipata che ama la sua solitudine e rifugge le relazioni, dedicando tutta se stessa al lavoro. La sua vita tuttavia sta per cambiare radicalmente quando, durante un soggiorno in Turchia, conosce Yaman, un intrigante e seducente commerciante. Olivia perde la testa per quest’uomo, che ha più di un lato oscuro e misterioso. Lascia Madrid, la sua città natale, e il suo lavoro pur di stare con Yaman. Inizialmente tutto è estasi e meraviglia, ma le cose presto precipiteranno e Olivia sarà costretta a scegliere se salvare se stessa o l’uomo che ama. Può sembrare una storia banale e scontata, ma gli interpreti sono molto bravi e rendono l’emozione della passione travolgente e bruciante che sconvolge i protagonisti.

Recensione Inside Out 2

“Inside Out 2″ è il secondo film dell’originalissima saga creata da Disney e Pixar, dove i protagonisti sono le nostre emozioni. Diretto da Kelsey Mann e prodotto da Mark Nielsen, questo seguito vede il ritorno dei personaggi che abbiamo amato nel primo film. La sceneggiatura è stata scritta da Meg LeFauve, che aveva già contribuito al successo del primo capitolo. In questo secondo episodio seguiamo Riley all’inizio di una fase di vita molto complessa: l’adolescenza. Tutto sembra filare liscio per Gioia e il suo team: Tristezza, Paura, Disgusto e Rabbia. Improvvisamente, però, succede qualcosa di anomalo: il misterioso pulsante della pubertà si attiva e scoppia un grande trambusto. Fanno la loro comparsa nuove emozioni: Invidia,Imbarazzo e Noia, capeggiate dalla pimpantissima Ansia. La convivenza tra vecchie e nuove emozioni, però, non inizia nel migliore dei modi.
L’animazione di Pixar, come sempre, è di altissima qualità, con una straordinaria attenzione ai dettagli che rende ogni emozione vivida e riconoscibile. La colonna sonora, composta da Michael Giacchino, aggiunge profondità emotiva a molte scene cruciali, creando un legame ancora più forte con lo spettatore. Un film che cattura grandi e piccini. Ho trovato il secondo più bello del primo e, benché tutti sappiano che le persone sono davvero molto complicate da analizzare, trovo incredibile come il regista sia riuscito a descrivere molto bene come agisce l’Ansia, “prendendo il controllo” al punto da snaturare noi stessi e arrivando a usare contro di noi la nostra stessa immaginazione. Il film, tuttavia, non demonizza mai nessuna delle emozioni, poiché anche quelle negative hanno un loro ruolo e un senso di esistere. Noia è stata rappresentata in maniera esilarante, benché non trovi il nesso che la lega al sarcasmo. Trovo invece che, tra tutte, Invidia non sia molto ben rappresentata e il suo aspetto piccolo e grazioso non rende l’idea della natura negativa di questo sentimento. Un film che, a pochissimi giorni dall’uscita, è già un cult e uno spunto per molti addetti ai lavori nel campo della psicologia per spiegare in maniera semplice, ma non semplicistica, come agisce il nostro io interiore
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Recensione Quello che tu non vedi

Quello che tu non vedi è un romanzo scritto da Julia Walton che racconta la storia di Adam, un adolescente affetto da schizofrenia. Il romanzo è strutturato come un diario medico, utilizzato da Adam per comunicare con il suo psicologo durante una sperimentazione di un nuovo farmaco volto a curare la sua malattia. Il merito della Walton è quello di parlare di una patologia psichiatrica, una condizione che ancora oggi suscita reazioni di diffidenza, paura e incomprensione. Il romanzo è ben scritto, ma soprattutto incarna molto bene il profilo di un adolescente medio, sarcastico e saccente. La condizione clinica di Adam tuttavia rende il ragazzo diverso dagli altri, e molte delle osservazioni che fa durante la sua narrazione sono realistiche e rivelano una grande verità su chi è affetto da patologie psichiatriche. Adam parla di come solo le condizioni mediche terminali ed evidenti suscitino compassione da parte delle persone, mentre patologie come la sua diventano quasi una colpa del malato e motivo di scherno e isolamento. Adam tuttavia, nella sua sfortuna, riesce a cavarsela. Sua madre è una figura quasi mitologica: dolce, comprensiva e forte, pronta a lottare per la serenità di suo figlio. Il romanzo mi ha ricordato il racconto Fiori per Algernon, pur virando verso la fiaba moderna. Ho delle perplessità sulla lucidità di Adam nel parlare della sua condizione, ma nel complesso credo che sia giusto alle volte che la speranza superi la verità, poiché i grandi ideali e i buoni sentimenti possano sopravvivere almeno nei romanzi.

Recensione geek girl

“Geek Girl” è una serie britannico-canadese per ragazzi basata sull’omonimo romanzo della scrittrice Holly Smale. La protagonista, Harriet Manners, è la tipica secchiona che cerca di emanciparsi da questa etichetta e diventare amata e popolare. Grazie alla sua migliore amica e all’agente di moda Wilbur, la ragazza viene scelta come modella di punta per un importante stilista e notata anche dal modello più quotato dell’agenzia, Nick. La trama è obiettivamente semplice e poco verosimile; tuttavia, resta una sorta di fiaba moderna che dona, seppur false, speranze alle giovani spettatrici. Harriet si rivela essere una sorta di improbabile Cenerentola nel mondo della moda. L’attrice è simpatica; tuttavia, se l’obiettivo era quello di combattere gli stereotipi del mondo della moda, scegliere Emily Carey come Harriet non è stata una scelta così azzeccata, poiché l’attrice ha tutte le caratteristiche che oggi piacciono a quella realtà e ad eccezione della forzata goffaggine, Emily è magrissima come richiesto dallo standard contemporaneo del modeling. L’unico elemento di rottura è che le ragazze non sono così alte e, come ormai è prassi, vi è il rispetto della pluralità etnica in modo fluido e naturale, come dovrebbe essere.