

La serie di Jason Rothenberg giunge al suo epilogo. Sono rimasta piacevolmente colpita da come il regista ha finalmente chiuso il cerchio, non era scontato e seppure permangono elementi surreali ho trovato la settima stagione interessante e avvincente. Il cast si è notevolmente sfoltito e alcuni personaggi hanno avuto un’evoluzione positiva. In questa stagione troveremo una realtà che richiama quella descritta da Orwell in 1984, dove i sentimenti e l’attaccamento vengono aborrati in nome di una fede cieca verso il pastrore, in un sistema in cui non esiste più la famiglia considerata covo d’amore egoistico. A dispetto dei personaggi troppo spesso eccessivamente brillanti da risulatare in alcuni momenti caricaturali (Clarke Griffin) sono stati sviluppati scenari interessanti che indagano la natura agressiva e parassitaria del genere umano, alla perenne ricerca del potere e di qualunque sistema, anche il più aberrante, per sopravivvere. Una serie che ho apprezzato e che sicuramente consiglio agli amanti del genere.













