Recensione di Euphoria

Euphoria è una serie statunitense che vede come protagonista e voce narrante Rue Bennett interpretata da Zendaya. Sam Levinson, l’ideatore vuole probabilmente denunciare il declino della società moderna, che nell’estenuante lotta verso successo e rispetto sociale, plasma individui sociopatici e narcisisti incapaci di cooperare tra loro, che mente per sopportare un tale carico di aspettative, fa uso di droghe, alcolici, e psico farmaci già in tenera età. Il cast non è male tuttavia non mi unisco al plauso per il grande talento di Zendaya, la sua interpretazione mi è parsa anonima e monocorde, si scorgono a stento i periodi in cui la ragazza è drogata da quando è pulita. Il personaggio è quasi caricaturale e in questo modo banalizza sia la malattia psichiatrica che la tossicodipendenza. Spiccano altri personaggi, come Jules Vaughn (Hunter Schafer) che interpreta una ragazza transgender, capace di conquistare con il suo atteggiamento dolce, eccentrico ed impacciato, ma certamente non stiamo parlando dell’angelo di Rue, poichè anche il personaggio di Jules fa uso di alcolici, stupefacenti e ha uno strano rapporto con la sessualità. Nate Jacobs (Jacob Elordi) è probabilmente il personaggio più interessante, una sorta di teen American Psyco, che ovviamente non è da prendere a modello ma è centrale nello svolgersi delle vicende. L’unico personaggio con un minimo di equilibrio è quello di Lexi Howard, che pur restando nell’ombra è il germe della speranza per le nuove generazioni. Improbabile se non assurdo il duo di spacciatori, Fezco e Ash, dubito che si possa prendere un bambino da una mamma tossica e tenerselo come proprio a titolo di pagamento. Grandi assenti se non nocivi sono i genitori, che alleggiano sullo sfondo dando carta bianca completa ai loro figli. Non so se questo quadro possa essere davvero plausibile o credibile. Le due stagioni sono nel complesso davvero impegnative e non adatte al pubblico a cui dovrebbero essere destinate, trovo inoltre che la serie non aggiunga nulla a prodotti simili con sviluppi più costruttivi e interessanti.

Recensione Pam & Tommy

Anche i ricchi piangono sarebbe il riassunto perfetto in poche parole della mini serie Pam & Tommy. Il cast è molto ben congeniato, Lily James interpreta bene Pamela e il suo partner Sebastian Stan è molto credibile nei panni di Tommy Lee, gli altri membri del cast non sono da meno. Viene ancora una volta confermata la tesi che nè la fama nè la richezza hanno il potere di proteggere dai colpi bassi della vita, tuttavia in questo caso si hanno più opportunità di rialzarsi e ricominciare. Rode sempre parecchio vedere al vertice persone evidentemente problematiche come l’arrogante e prepotente Tommy, che testimonia come il karma agisca per vie davvero misteriose. La vera rivelazione è l’impotenza di una donna con mezzi e possibilità economiche al cospetto di uno star system diabolicamente maschilista, in cui se sei un attrice sexy e provocante nei fatti resti una prostituta di lusso senza diritto a tutelare la propria dignità.

RECENSIONE DI GUIDA ASTROLOGICA PER CUORI INFRANTI (seconda stagione)

Mi ero già espressa in merito a questa serie Tv dopo la visione della prima stagione. Sono consapevole che si tratta di una storia leggera, con igenue e innocenti tinte di rosa, lontane dalla realtà, ma la fiction serve anche per sognare e sentirsi raccontare una bella normalità, fatta di amici e affetto sincero, a dispetto di liti e temporanee incomprensioni. La quotidianità in cui tutto diventa possibile è a tinte colorate come gli abiti sgarganti della protagonista. La definirei una serie della speranza, ho visto queste ultime puntate tutte d’un fiato. Ho adorato i costumi, le location e il cast che ha avuto un miglioramento complessivo. Ogni cosa mi è sembrata più fluida e genuina. Una serie che consiglio anche ai più diffidenti che snobbano le serie nostrane.

Recensione di Strappare lungo i bordi

I cartoni animati sono nell’immaginario comune rivolti ai più piccoli. Titoli come I Simpson, Futurama e I Griffin dovrebbero aver dimostrato che così non è ma le abitudini sono dure a morire. Strappare lungo i bordi è una miniserie irriverente, sboccata e spesso al limite del politicamente corretto ma allo stesso tempo originale, divertente ed esilarante. La storia descritta da Zerocalcare è a mio avviso un manifesto di una generazione che vive a bocce ferme, in una realtà in cui i protagonisti si sfidano a chi se la passa meno peggio, dove l’esenziale è mantenere le posizioni e non farsi condizonare troppo dai sentimenti. Risate che diventano amare, che fanno riflettere sulla direzione che ciascuno di noi sta prendendo. A dispetto delle apparenze che potrebbero far storcere il naso, credo che Strappare lungo i bordi andrebbe proiettato nelle scuole, poichè in fin dei conti la parolaccia fuori luogo potrebbe rappresentare il male minore in un mondo che si dipinge a colori ma che in realtà per alcuni è solo in bianco e nero.

Recensione La Ruota del Tempo

La Ruota del Tempo è una serie tv statunitense creata da Rafe Judkins e basata sul romanzo fantasy omonimo scritto da Robert Jordan e Brandon Sanderson. In sintesi si può dire che in un regno magico è prevista la venuta di una sorta di messia, il Drago Rinato, la cui anima ritorna al mondo in un moto perpetuo. Questo fantomatico drago ha il compito di sconfiggere una potente forza del male, il Tenebroso, oppure unirsi a lui e distruggere il mondo. Un antico ordine di potenti maghe, le Aes Sedai, cerca di contrastare il Tenebroso impedendo così che trovi per primo il drago. L’impalcatura narrrativa è abbastanza articolata, ma nei fatti ci troviamo davanti la primordiale dicodomia fra bene e male. Il cast è giovane e poco magnetico, in particolare l’interpretazione di Rand al’Thor (Josha Stradowsk) non mi ha convinta per nulla. L’unico personaggio che a mio avviso cattura l’attenzione e tiene attaccati allo schermo è quello dell’Aes Sedai Moiraine Damodred (Rosamund Pike) e in parte anche quella di Daniel Henney nel ruolo di Al’Lan Mandragoran. Punto d’eccellenza le magnifiche location, i costumi e gli effetti speciali. A differenza di altre serie fantasy molto più zoppicanti (si veda ad esempio la recensione di Tenebre e Ossa) questa è capace di suscitare interesse e curiosità sulle stagioni successive e sui romanzi da cui è tratta.