Recensione la Révolution

La Révolution è una serie televisiva francese del 2020 distribuita su Netflix, drammatica e soprannaturale, vorrebbe dare una lettura alternativa alle cause che mossero i cittadini alla ribellione nei confronti della nobiltà durante la rivoluzione francese. Tutto nasce dal ritrovamento del corpo di una giovane donna orribilmente uccisa e mutilata. La polizia individua il colpevole in Oka, schiavo di colore condotto prontamente in prigione per essere giustiziato. Il neo medico Joseph Guillotin (personaggio storico a cui viene attribuita l’invenzione della ghigliottina), al semplice tocco del presunto colpevole comprende misticamente che Oka è innocente e inizia ad indagare per poterlo scagionare. Il medico scopre così l’esistenza di un virus capace di far mutare il sangue di chi lo contrae e creare altri effetti inspiegabili e bizzarri quali l’immortalità al costo di un prezzo molto alto. Apprendiamo così l’esistenza di questi esseri che paiono un incrocio tra vampiri e zombie che iniziano a popolare la nobiltà francese e a mietere vittime senza ritegno. Se l’idea di base può essere interessante e originale l’implementazione è terrificante. I personaggi non sono né affascinanti né accattivanti e la trama appare piena di contraddizioni e colpi di scena improbabili. Vi sono inoltre errori banalissimi di regia come il ciuffo bianco di Elise che appare e scompare tra una ripresa e l’altra. La serie negli otto episodi non riesce a spiegarsi e si conclude con un niente di detto e di fatto, lasciando molti dubbi e perplessità.

Recensione di Ratched

Ratched è una miniserie americana, basata sul romanzo “Qualcuno volò sul nido del cuculo” di Ken Kesey. Racconta le vicende che vedono per protagonista l’infermiera Mildred Ratched, mettendo in luce le sue abilità manipolative e un anomalo cinismo. Il cast vanta la presenza di Sharon Stone e di Cynthia Nixon e di altri attori meno noti ma comunque bravi. I primi episodi sono abbastanza inquietanti e truculenti (il secondo in particolare mi ha colpita molto negativamente). Nel susseguirsi degli eventi la storia si ammorbidisce diventando paradossalmente melensa e confermando l’improbabilità di quasi tutte le vicende. Il personaggio stesso della protagonista perde di fascino, apparendo tutto di colpo fragile e vulnerabile . I moventi che spingono i personaggi sono deboli e dopo un inizio anche fin troppo audace improvvisamente il regista diventa molto cauto. Gli elementi che mi hanno colpito in positivo sono i costumi, gli scenari e l’interpretazione di alcuni personaggi come Judy Davis nel ruolo dell’infermiera Betsy Bucket e Alice Englert nel ruolo di Dolly. Nel complesso una serie che scorre veloce essendo composta da solo 8 episodi, può meritare la visone ma temo non rimanga impressa per originalità o per particolare attinenza con la realtà.

Recensione Little Fires Everywhere ideata da Liz Tigelaar

Little Fires Everywhere è una mini serie Tv americana distribuita dalla piattaforma Amazon Prime Video. Inutile dire che il cast è notevole soprattutto per chi Reese Witherspoon e Joshua Jackson li ha visti adolescenti nei film e nelle serie degli anni ’90 e ora li ritrova nel ruolo di genitori. La trama è interessante, Reese Witherspoon interpreta il ruolo di Elena Richardson, la tipica madre modello americana. Impeccabile nell’outfit, organizzata e programmatica, al timone di una famiglia numerosa. L’antagonista è invece Mia Warren una madre single, artista che gira per il paese trovandosi spesso in ristrettezze finanziarie. Gli episodi sono avvincenti e intriganti tuttavia la serie mi ha lasciato poco convinta nel suo complesso: benché la saccente e spocchiosa Elena Richardson non attragga simpatie come un magnete il metallo, ritengo che anche Mia Warren non sia affatto un’eroina o un modello da seguire come vorrebbe farci credere l’autore. Anche se comprendo la critica al sistema capitalistico che mira a creare replicanti tutti uguali con l’obbiettivo della perfezione e dell’ordine maniacale anche a suon di ansiolitici, credo che il giusto stia nel mezzo. Le vicende che coinvolgono la madre cinese Bebe Chow mi lasciano invece alquanto perplessa, la serie Tv quasi crocifigge le famiglie che non possono avere figli e optano per l’adozione. Per quanto infine possa essere amaro accettare che chi ha i soldi tendenzialmente la spunti sempre è alquanto naïf credere che se ne possa fare a meno. In sintesi è una serie che si fa guardare ma che nel suo insieme propone eventi decisamente improbabili (in primis il misterioso passato di Mia) e una visione della realtà così antirazziale e anticonformista da creare un effetto paradosso e diventare quasi un inno all’anarchia. Elena, per quanto criticabile, cerca nel suo piccolo di fare il possibile per dare un futuro ai suoi figli ed essere una buona madre, come si suol dire si possono fare molti danni con le migliori intenzioni.

Dark (Segreti di Winden) una serie di Baran bo Odar

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Dark è una serie televisiva tedesca che parla di viaggi nel tempo e degli effetti paradosso a essi connessi. La storia si sviluppa in un piccolo paese tedesco chiamato Winden, in cui tutti gli abitanti si conoscono e ognuno di essi cela qualche oscuro segreto. Tutto inizia con la sparizione del piccolo Mikkel all’interno della foresta che circonda la centrale nucleare della cittadina e al ritrovamento di un corpo orribilmente mutilato di un altro bambino con indosso gli abiti di un’altra epoca. Ulrich Nielsen, ispettore di polizia del paese, non può che rammentare che anche suo fratello sparì misteriosamente 33 anni prima senza lasciar alcuna traccia. Con l’evolversi della storia scopriamo che tutte le famiglie sono in qualche modo collegate tra loro e che il destino pare non essere in alcun modo mutato a prescindere dalle azioni dei personaggi. Gli episodi sono ben strutturati e creano la giusta suspence. Come spesso accade in serie del genere molti sono gli elementi che vengono messi in gioco e quindi solo una parte degli stessi troverà una spiegazione. Si è trattata tuttavia di una serie che mi ha appassionato moltissimo e che si esaurisce in poco tempo se si resta colpiti. Per gli amanti del genere merita la visione.

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Recensione di Freud una serie di Marvin Kren

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Avevo molte aspettative su questa serie poiché il tema si presta a sviluppi interessanti. Tuttavia Freud è stata una visione tra il goliardico e l’inconcludente. I personaggi sono confusi e l’evolversi della trama è grottesco ed esagerato per approdare in un finale piatto e irrealistico. Cercare di razionalizzare il comportamento dell’instabile Fleur Salomé  risulta sin dal principio ridicolo e in un telefilm che parla di analisi non comprendere la psicologia dei personaggi crea delusione. Marvin Kren mescola malamente scienza e profano, creando nel complesso alcuni episodi “interessanti” a livello di souspance e altri molto piatti. Il quinto episodio in particolare, intitolato “Desiderio”, porta nella sua assurdità a un certo livello di curiosità grazie ai colpi di scena che va a creare, dopo questo però la serie sprofonda in un buco nero come se il regista non sapesse bene dove andare a parare e avesse girato senza costruire una vera e propria trama. La missione dei coniugi Szápáry, fil rouge della prima stagione, è tirata per i capelli e i fantomatici poteri di Sophia von Szápáry appaiono inspiegabili. Una serie che sconsiglio!

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