Recensione di Vis a Vis

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Vis a Vis è una serie tv spagnola, che seguendo la falsa riga della serie americana Orange is the New black, racconta la vita di alcune detenute all’interno di un carcere privato. La serie si articola in quattro stagioni e vede come protagoniste in principio la timida, ingenua e sprovveduta Macarena che sedotta e abbandonata dal suo sedicente datore di lavoro si trova invischiata in una situazione più grande di lei. La giovane ritiene di essere innocente ma le prove sembrano essere schiaccianti e la ragazza si renderà presto conto che la via della legge non è dalla sua parte e una serie di imprevisti la metteranno a dura prova. La sfida più grande sarà quella con Zulema, carcerata intelligente, imprevedibile e pericolosa che vuole a tutti i costi evadere di prigione. Nel proseguire della serie questo personaggio diventerà principale sostituendo addirittura quello di Macarena. Le prime due stagioni, benché i più pignoli le potrebbero definirle artificiose e irrealistiche, sono godibili e il finale di stagione suggestivo. La terza e la quarta stagione che vedono un cambio carcere con la relativa sostituzione dell’intero cast dei secondini, perde molto d’appeal e le cinesi come antagoniste sono tutt’altro che interessanti. Nella quarta stagione si tenta di rimediare mettendo nuovamente in pista uno dei personaggi a mio avviso più riusciti e interessanti, il cinico e misogino dottore del carcere,  Sandoval. La sua presenza riesce a ripristinare una buona dose di adrenalina, benché la veridicità delle vicende cada a picco episodio dopo episodio. Della serie ho apprezzato molto la scelta del cast di detenute, quasi per nulla avvenenti ma dall’aspetto comune e ordinario. Positivo e molto credibile il personaggio di Teresa interpretato dall’attrice spagnola Marta Aledo.  Continua a leggere

Recensione di Barbari

Barbari è una serie televisiva tedesca che narra le vicissitudini di una tribù germanica ai tempi dell’Impero Romano. I protagonisti sono Thusnelda e Folkwin Wolfspeer. Le tribù barbare, per mantenere i propri territori sono costrette a scendere a patti con i romani, ma quest’ultimi, forti della loro supremazia, iniziano a non rispettare gli accordi e a pretendere dei tributi eccessivamente salati. La giovane, coraggiosa e audace Thusnelda, in contraddizione con il suo capo clan che vuole mantenere la pace a tutti costi e di suo padre, un uomo ambizioso, subdolo e spregevole, si oppone alle prepotenze di Roma ed escogita un piano per indurre le altre tribù ad unirsi formando così un unico grande esercito. Tra le file dei Romani c’è un giovane, Arminio: si verrà a scoprire che l’uomo ha origini barbare e un tempo era amico di Thusmelda e Folkwin.
Una serie lampo, con riferimenti a personaggi storici, veramente ben fatta, coinvolgente e appassionante che si guarda fin troppo velocemente. Consigliata vivamente a chi ama questo genere.

Recensione la Révolution

La Révolution è una serie televisiva francese del 2020 distribuita su Netflix, drammatica e soprannaturale, vorrebbe dare una lettura alternativa alle cause che mossero i cittadini alla ribellione nei confronti della nobiltà durante la rivoluzione francese. Tutto nasce dal ritrovamento del corpo di una giovane donna orribilmente uccisa e mutilata. La polizia individua il colpevole in Oka, schiavo di colore condotto prontamente in prigione per essere giustiziato. Il neo medico Joseph Guillotin (personaggio storico a cui viene attribuita l’invenzione della ghigliottina), al semplice tocco del presunto colpevole comprende misticamente che Oka è innocente e inizia ad indagare per poterlo scagionare. Il medico scopre così l’esistenza di un virus capace di far mutare il sangue di chi lo contrae e creare altri effetti inspiegabili e bizzarri quali l’immortalità al costo di un prezzo molto alto. Apprendiamo così l’esistenza di questi esseri che paiono un incrocio tra vampiri e zombie che iniziano a popolare la nobiltà francese e a mietere vittime senza ritegno. Se l’idea di base può essere interessante e originale l’implementazione è terrificante. I personaggi non sono né affascinanti né accattivanti e la trama appare piena di contraddizioni e colpi di scena improbabili. Vi sono inoltre errori banalissimi di regia come il ciuffo bianco di Elise che appare e scompare tra una ripresa e l’altra. La serie negli otto episodi non riesce a spiegarsi e si conclude con un niente di detto e di fatto, lasciando molti dubbi e perplessità.

Recensione di Ratched

Ratched è una miniserie americana, basata sul romanzo “Qualcuno volò sul nido del cuculo” di Ken Kesey. Racconta le vicende che vedono per protagonista l’infermiera Mildred Ratched, mettendo in luce le sue abilità manipolative e un anomalo cinismo. Il cast vanta la presenza di Sharon Stone e di Cynthia Nixon e di altri attori meno noti ma comunque bravi. I primi episodi sono abbastanza inquietanti e truculenti (il secondo in particolare mi ha colpita molto negativamente). Nel susseguirsi degli eventi la storia si ammorbidisce diventando paradossalmente melensa e confermando l’improbabilità di quasi tutte le vicende. Il personaggio stesso della protagonista perde di fascino, apparendo tutto di colpo fragile e vulnerabile . I moventi che spingono i personaggi sono deboli e dopo un inizio anche fin troppo audace improvvisamente il regista diventa molto cauto. Gli elementi che mi hanno colpito in positivo sono i costumi, gli scenari e l’interpretazione di alcuni personaggi come Judy Davis nel ruolo dell’infermiera Betsy Bucket e Alice Englert nel ruolo di Dolly. Nel complesso una serie che scorre veloce essendo composta da solo 8 episodi, può meritare la visone ma temo non rimanga impressa per originalità o per particolare attinenza con la realtà.

Recensione Little Fires Everywhere ideata da Liz Tigelaar

Little Fires Everywhere è una mini serie Tv americana distribuita dalla piattaforma Amazon Prime Video. Inutile dire che il cast è notevole soprattutto per chi Reese Witherspoon e Joshua Jackson li ha visti adolescenti nei film e nelle serie degli anni ’90 e ora li ritrova nel ruolo di genitori. La trama è interessante, Reese Witherspoon interpreta il ruolo di Elena Richardson, la tipica madre modello americana. Impeccabile nell’outfit, organizzata e programmatica, al timone di una famiglia numerosa. L’antagonista è invece Mia Warren una madre single, artista che gira per il paese trovandosi spesso in ristrettezze finanziarie. Gli episodi sono avvincenti e intriganti tuttavia la serie mi ha lasciato poco convinta nel suo complesso: benché la saccente e spocchiosa Elena Richardson non attragga simpatie come un magnete il metallo, ritengo che anche Mia Warren non sia affatto un’eroina o un modello da seguire come vorrebbe farci credere l’autore. Anche se comprendo la critica al sistema capitalistico che mira a creare replicanti tutti uguali con l’obbiettivo della perfezione e dell’ordine maniacale anche a suon di ansiolitici, credo che il giusto stia nel mezzo. Le vicende che coinvolgono la madre cinese Bebe Chow mi lasciano invece alquanto perplessa, la serie Tv quasi crocifigge le famiglie che non possono avere figli e optano per l’adozione. Per quanto infine possa essere amaro accettare che chi ha i soldi tendenzialmente la spunti sempre è alquanto naïf credere che se ne possa fare a meno. In sintesi è una serie che si fa guardare ma che nel suo insieme propone eventi decisamente improbabili (in primis il misterioso passato di Mia) e una visione della realtà così antirazziale e anticonformista da creare un effetto paradosso e diventare quasi un inno all’anarchia. Elena, per quanto criticabile, cerca nel suo piccolo di fare il possibile per dare un futuro ai suoi figli ed essere una buona madre, come si suol dire si possono fare molti danni con le migliori intenzioni.