Recensione di Eppure cadiamo felici

Eppure cadiamo felici è il romanzo d’esordio di Enrico Galiano. Galiano è un professore di lettere e grazie a questo testo è diventato lui stesso un fenomeno letterario. Il pubblico a cui il romanzo è rivolto è quello adolescenziale, ma può essere godibile da chiunque. Galiano è l’esempio che l’originalità non è tutto e che da una storia apparentemente semplice e scontata può uscire comunque qualcosa di meraviglioso grazie alla voce unica dei suoi personaggi. Gioia è in principio la tipica antieroina moderna: solitaria, silenziosa, reduce da un’infanzia complessa. La ragazza ha una peculiarità unica, ha l’hobby di cercare parole intraducibili ovvero che descrivono particolari sensazioni o eventi che esistono solo in altre lingue (ad esempio Luftmensh, in lingua Yiddish cioè chi fa costantemente sogni ad occhi aperti). Il mondo interiore di Gioia è descritto così bene che pur non essendo più una ragazzina mi sono identificata tantissimo nel suo personaggio. La storia d’amore che viene descritta è cinematografica e surreale, collaborando così all’intento dell’autore di creare il dubbio che Gioia non sia una narrattrice molto affidabile. Galiano ha giocato a filo con la sospensione di credibilità del lettore riuscendo però a non cadere sul banale o ridicolo. L’unico appunto che mi sento di fare è sul personaggio della nonna, inserito un pò troppo all’acqua di rose. Un anziano in stato vegetetivo d’accudire necessita di molte cure e i genitori descritti nel libro non sembrano idonei a un compito del genere. Per il resto l’unico rammarico è non aver avuto un professore come Bove.

Recensione dell’occhio del mondo

L’occhio del mondo è il primo dei 14 romanzi che compongono la saga della Ruota del Tempo. Si tratta di un’epopea Fantasy da cui è stata tratta una serie tv in onda su prime video (Recensione serie tv). La storia rispetta tutte le regole del Fantasy da manuale rendendola nel complesso banale e scontata. Robert Jordan, benchè abbia davvero un bel modo di scrivere e una eccezionale conoscienza della realtà rurale e medioevale, ha costruito una storia un pò pesante, con personaggi molto bene caratterizzati ma abbastanza antipatici. Gli antefatti sono fumosi e confusi mentre i nomi di molti personaggi e luoghi sono tavolta difficili e troppo simili. Nella serie TV l’interpretazione di Moiraine fatta da Rosamund Pike mi ha colpito molto (soprattutto nella prima stagione) benchè la storia non sia sviluppata bene. Mi sono approcciata alla lettura del romanzo perchè ho intravisto un potenziale ma leggendolo ho avuto più di una volta la percezione di un’inutile marea di parole verso un viaggio troppo lungo per essere così inconcludente. Non so se andrò avanti con la lettura di questa lunghissima saga dato che mi aspettavo qualcosa di più avvincente e appasionante.

Recensione di “Mia madre è un fiume”

Questo è il romanzo d’esordio di Donatella Di Pietrantonio, un’autrice che ha fatto parlare di sè arrivando persino a essere tra i candidati al premio Strega con il romanzo Bella mia e vincendo diversi premi importanti con quasi ognuno dei suoi testi. Detto questo, devo dire che questo piccolo ma intenso romanzo mi ha messa in difficoltà, tutt’ora non so dire se mi è piaciuto o se ne ho colto il senso. A mio avviso rientra in quella che viene considerata la letteratura “saputa”, che parla di cose modeste in modo aulico e che alterna prosa a poesia. In molti punti mi sono persa e lo stile continuo senza dialoghi in alcune fasi mi è un pò pesato. Il testo mi ha ricordato lo stile usato da Teresa Ciabatti in Sembrava bellezza, ricco di flussi di coscienza pesanti e brutali. Non nego che ci siano contenuti di spessore e credo che l’autrice meriti il suo successo, avvenuto tra l’altro in tarda età, altro elemento che me la rende simpatica, poichè in contrasto a quanto dice King in On writing qualche eccezione per fortuna c’è. Le pagine di Donatella mi hanno fatto pensare ai racconti d’infanzia di mio padre, a quella vita rurale, ignota e surreale per la gente di città. Una realtà regolata dalle stagioni, dalle colture e dall’allevamento degli animali, in cui sgozzare un maiale e spennare un pollo per mangiare è più che normale oggi come allora. Un testo che mi ha emozionato e in certe fasi anche angosciato e benchè la lettaratura ha questo scopo avrei preferito in questo periodo qualcosa di diverso, più un’evasione che un’invasione com’è poi accaduto.

Recensione L’età dello Tsunami

Per me leggere è evasione, svago e divertimento pertanto non amo moltissimo i libri di auto-aiuto o simili. Negli anni tuttavia ne ho presi diversi ma di rado sono arrivata a leggerli nella loro interezza questo perchè spesso i consigli che vengono dati sono troppo astratti e poco pratici. Benchè anche questo testo per certi aspetti non sia diverso ne ho apprezzato l’idea di usare i film come strumento neutro di comunicazione. Vedere dei film che trattano questa fase di vita diventa in primo luogo un buon momento per passare insieme del tempo e uno spunto concreto per aprire un dialogo costruttivo su certi argomenti o comportamenti. Devo inoltre confessare che dopo la lettura mi sento più tranquilla poichè certi comportamenti che trovavo inspiegabili in mio figlio sono stati puntualmente giustificati dal testo, ho così realizzato che gli stessi non sono il frutto di una “cattiva” educazione ma di una normale fase dello sviluppo. Lo consiglio dunque a chi ha un figlio o una figlia in questa fase d’età (fascia che nel testo viene fatta coincedere con l’inzio delle medie ma che in certi casi può avvenire un pò prima o un pò dopo), non perchè sia una bacchetta magica o doti di pazienza supplementare che non guasterebbe, bensì perchè in grado di sciogliere certi dubbi e lacune su una fase di vita poco discussa ma molto significativa per la formazione dell’individuo.

Il teschio parlante

Il secondo volume di Jonathan Stroud non ha deluso le mie aspettative, un degno sequel del primo capitolo, con il pregio di strutturare la storia in maniera da essere svincolata e indipendente dallo stesso. Anthony Lockwood, Lucy Carlyle e George Cubbins si troveranno alle prese con un incarico misterioso e un fantasma dal passato oscuro e raccapricciante. Ho trovato intrigante il personaggio del teschio parlante e Stroud riescie sempre a solleticare la curiosità del lettore. Non è facile fare episodi all’altezza del primo ma questo autore ci è riuscito. L’unica cosa che mi dispiace è che per il momento le traduzioni del testo in Italiano sono solo dei primi due capitoli, i successivi si trovano solo in lingua originale.