Tra orrore e speranza: il viaggio di Adunni in Ladra di parole

Il libro di Abi Daré è un’opera contemporanea che, a prima vista, potrebbe voler cavalcare la cultura woke tanto in voga oggi, con tanto fumo e poco arrosto. Inizialmente ero scettica, ma devo ammettere che si tratta di un bellissimo libro. L’uso dell’italiano sgrammaticato nella traduzione, sebbene talvolta mi sia sembrato eccessivo, rappresenta un lavoro complesso per mantenere l’essenza dell’inglese popolare parlato dalle classi più povere in Africa. Al centro di questo romanzo c’è l’orrore: il destino tragico e inquietante di Adunni, una ragazzina venduta dal padre come moglie a un uomo anziano, in cambio di denaro. Nella comunità di Adunni, questa pratica è considerata normale, e il suo rifiuto viene percepito come un capriccio incomprensibile, persino dalla sua migliore amica, che vede nel matrimonio l’unica forma di realizzazione femminile. Adunni, invece, grazie alle raccomandazioni della madre, sogna una vita diversa: vorrebbe diventare un’insegnante e non dipendere da un uomo, essere libera grazie all’istruzione. Questo progetto, però, dopo la morte della madre, diventa più una chimera. Il destino di Adunni pare segnato, ma a seguito di eventi imprevisti la ragazza si vedrà costretta a fuggire da Ikati, il suo paese natale. Nel suo viaggio, tuttavia, scoprirà che la ricchezza non elimina la miseria, ma la nasconde solo meglio agli occhi degli altri. A perpetrare la crudeltà, infatti, non sono solo gli uomini, ma anche le donne, dimostrando che il circolo vizioso di potere, violenza e oppressione non conosce genere. Nel mondo di Adunni, però, non ci saranno solo persone crudeli, ma anche persone che sono dalla sua parte e disposte ad aiutarla. Un romanzo crudo ma anche disseminato di magiche scintille di speranza, l’ultima risorsa per rendere la sfida di vivere accettabile.

Riflessioni su Quaderno Proibito di Alba de Céspedes

Quaderno proibito è un romanzo di Alba de Céspedes, scritto a puntate nel secondo dopoguerra, che racconta la storia di Valeria, donna, madre e moglie dell’epoca. Ho trovato questa lettura molto interessante: l’autrice riesce a descrivere efficacemente lo stato psicologico della protagonista e ciò che mi ha colpito di più è che, a distanza di circa cinquant’anni, a dispetto dei cambiamenti della società, molte delle problematiche affrontate nel libro sono ancora attualissime.
Valeria, all’età di 43 anni, si trova ad affrontare una profonda crisi d’identità. Durante la giovinezza, e poi dopo la nascita dei figli, come molte donne di allora e di oggi, si è annullata in nome della famiglia. Di questo estremo sacrificio, tuttavia, nessuno sembra accorgersi, poiché è naturale, normale che sia così. La donna “deve essere sempre attiva”, come afferma in più passaggi la madre di Valeria. L’unica cosa differente è che qui Valeria è una delle poche donne lavoratrici, quasi un po’ compatita dalle sue amiche perché, per ragioni economiche, è costretta a lavorare. Ora il lavoro femminile è diventato la costante, pertanto questa fatica e difficoltà sono semplicemente diventate parte del pacchetto, e chi non lo fa è guardato se non con diffidenza, almeno con sufficienza. Pertanto, a ben vedere, non sembra che la tanto acclamata emancipazione femminile abbia portato cambiamenti positivi; anzi, in un certo qual modo ha ampliato i doveri della donna.
Sempre attualissimo è lo scontro generazionale tra la madre e i suoi figli, i quali, con l’arrivo dell’età adulta, non vedono più i genitori come figure di riferimento, ma come persone fallibili, mettendone in luce soprattutto mancanze e difetti e aspirando a una vita migliore. Tuttavia, per come sembra evolversi la società o talvolta per le scelte personali, questa vita non sempre arriva o arriva a caro prezzo. In principio sembra che libertà e soddisfazione dipendano dal denaro e dall’emancipazione ottenuta con il lavoro. Tuttavia, sia la protagonista che il suo capo si rivelano vittime dello stesso “male di vivere”, a dispetto del fatto che lui sia un uomo benestante e di successo. Valeria comprende che la questione non riguarda il denaro, ma la condizione di genitorialità, con le responsabilità, note o nascoste, a cui bisogna rispondere se si vuole essere una brava madre, soprattutto agli occhi degli altri.
Affascinante, inoltre, è il modo in cui viene vissuta la rivalità con la nuora, un conflitto presente solo nella testa della protagonista, che vede la giovane come una rivale intenzionata a coglierla in fallo e privarla del suo ruolo, quando in realtà non ci sono reali conflitti. In particolare, però, emerge la negazione e il rifiuto di invecchiare, di non avere più un ruolo se non quello al servizio della famiglia, un ruolo che per Valeria verrà ripristinato grazie alle vicende che verranno mostrate nella storia. In tempi moderni, probabilmente, anche se la storia potesse iniziare così, potrebbe avere un epilogo diverso; nell’epoca di Valeria, probabilmente, sarebbe stato troppo.
Consiglio vivamente Quaderno proibito a chiunque desideri esplorare un ritratto intimo e realistico delle dinamiche familiari e della condizione femminile, aspetti che Alba de Céspedes ha saputo raccontare con una profondità che ancora oggi risuona. Nel complesso, è stato un viaggio interessante, che mi ha fatto molto riflettere, poiché le radici di certe emozioni e sentimenti restano radicati, arrivando fino a noi.

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Gail Honeyman e il suo esordio: Eleanor Oliphant

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Eleanor Oliphant sta benissimo è l’esordio letterario dell’autrice scozzese Gail Honeyman, pubblicato nel 2017. Il romanzo ha ricevuto un’accoglienza straordinaria, vendendo milioni di copie ed essendo tradotto in numerose lingue. Il successo di un romanzo, soprattutto se si tratta di un esordio, è sempre un po’ misterioso, ma in questo caso credo sia meritato. Ho molto apprezzato il lavoro di Gail Honeyman, in particolare l’attenzione verso coloro che, senza colpa o responsabilità, non hanno avuto un’infanzia normale. Il romanzo sottolinea come, sebbene i bisogni primari siano essenziali, non siano sufficienti per vivere serenamente la propria realtà. Il personaggio di Eleanor è singolare: rigida e ferma nelle sue posizioni, vive in una routine perpetua tra lavoro e solitudine, una condizione molto attuale nella nostra società. Molti possono riconoscersi in lei. Inoltre, il fatto che il romanzo tratti così apertamente il tema degli abusi fisici e psicologici può offrire un sostegno a chi ha vissuto esperienze simili. Tuttavia, sono rimasta un po’ delusa dal finale, che appare eccessivamente fiabesco. Il passato di Eleanor è oscuro, ma meno inquietante di quanto l’autrice sembri suggerire durante la narrazione. Per questo motivo, pur trovandola una lettura godibile e utile, non lo considero un capolavoro. Il finale mi ha ricordato un dipinto ad acquarello che inizia con colori forti e intensi, per poi dissolversi in toni chiari e tenui, lasciando la sensazione che si voglia regalare la “rinascita” a tutti i costi.

Recensione Vampyria: La Corte delle Tenebre

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Il romanzo Vampyria: La Corte delle Tenebre è un romanzo fantasy per ragazzi scritto da Victor Dixen. Racconta la storia di una giovane del popolo che vive in una realtà alternativa alla nostra, in cui la monarchia francese non è mai caduta e il Re Sole, grazie a pratiche mediche occulte, è riuscito a diventare immortale. Questa condizione, però, ha un prezzo: il vampirismo. La corte di Francia e anche gli altri paesi, esclusa l’America, vivono sotto il giogo infernale di questo tiranno che si fa chiamare l’Immutabile. Il popolo, i cui membri sono noti come “servi del sangue”, di cui Jeanne fa parte, è costretto a sottostare a regole assurde: oltre al loro lavoro, ogni cittadino deve versare ogni mese la sua decima in sangue, non può lasciare il proprio villaggio e deve rispettare il coprifuoco notturno. In caso contrario, la pena è sempre la morte. Jeanne ha una vita relativamente tranquilla a Rovo dei Ratti, una terra desolata lontana da Versailles. Improvvisamente, però, l’idillio si infrange con l’arrivo degli inquisitori del re, che uccidono brutalmente la sua famiglia. In questo frangente, la ragazza scopre che i suoi genitori erano dei ribelli facenti parte di un’organizzazione chiamata La Fronda, che in segreto ordisce piani per sovvertire il regime dell’Immutabile. Il romanzo di Victor Dixen mi ha molto colpito. La trama, nel complesso, è ben articolata e originale. La protagonista non mi sta particolarmente simpatica, ma del resto incarna la perfetta adolescente. Il mondo in cui si muove è terrificante, ma per certi aspetti affascinante e intrigante. Ho trovato elementi senza una spiegazione coerente, come ad esempio gli uomini violino o le spade vampiriche. Posso concepire la trasmutazione su esseri viventi, piante o animali, ma su oggetti inanimati non mi suona benissimo. Ho apprezzato molto l’epilogo e i diversi colpi di scena della storia. Benché non sia un mistero che si tratti di una saga, almeno le vicende del primo romanzo sono auto-conclusive. L’unico dispiacere è che i successivi capitoli non sono ancora stati tradotti in italiano.

Recensione La periferica

Il libro “La periferica” è un romanzo di fantascienza scritto da William Gibson, pubblicato nel 2014. Mi sono approcciata a questa lettura affascinata dalla serie TV, ma devo ammettere con rammarico di essere rimasta molto delusa, poiché trovo il testo del tutto incomprensibile. Ho cercato di resistere fino a pagina 80, ma alla fine ho deciso di rinunciare. L’autore alterna presente e futuro, cosa che si capisce solo avendo già visto la serie, e già così è difficile da seguire. Soprattutto la parte del futuro è del tutto allucinata e incomprensibile. Il tutto mi lascia un po’ sgomenta e perplessa perché non capisco come un testo del genere possa avere avuto risalto mediatico, una serie TV, pubblicazioni in diverse lingue. Gibson avrà una certa fantasia, poiché la serie tv è molto carina, però nel testo le cose non sono descritte bene. Va bene osare con la fantascienza e descrivere mondi alternativi, però talvolta, a mio avviso, è meglio una storia più semplice che questo vortice confusionario di informazioni. Mi chiedo cosa ne pensino altri lettori del genere o se è solo una mia impressione.