“È strano.
Quando un pensiero ti tormenta,
lo trovi espresso dappertutto.
Lo respiri anche nel vento.”
Thomas Mann

“È strano.
Quando un pensiero ti tormenta,
lo trovi espresso dappertutto.
Lo respiri anche nel vento.”
Thomas Mann


“Credo che tu abbia talento ed entusiasmo, Isabella. Più di quanto credi e meno di quello che ti aspetti. Ma ci sono tante persone che hanno talento ed entusiasmo, e molte di loro non arrivano mai a nulla. Questo è solo l’inizio per combinare qualcosa nella vita. Il talento naturale è come la forza di un atleta. Si può nascere con maggiori o minori capacità, però nessuno diventa un atleta perché è nato alto o forte o veloce. A fare l’atleta, o l’artista, è il lavoro, il mestiere e la tecnica. L’intelligenza con cui nasci è solo una dotazione di munizioni. Per riuscire a farci qualcosa è necessario trasformare la tua mente in un’arma di precisione.»
da “Il gioco dell’angelo”
“È così grande questa città
Che a volte ci divide
È un cuore rotto a metà
Che a volte non coincide”
Coez



Un giovane e rampante broker finanziario viene incaricato dal consiglio dell’azienda per cui lavora di riportare in sede uno dei soci fondatori sparito ormai da diverso tempo tra i monti svizzeri in un’esclusiva SPA. L’incarico sembra semplice quanto impellente visto che a causa dell’assenza del sig. Pembroke l’azienda rischia un rovinoso fallimento. Il giovane Lockhart, da poco reduce da un lutto in famiglia che gli porta via il solo parente che gli resta, rimane subito inquietato e impaziente di lasciare la misteriosa clinica in cui Pembroke è ricoverato. Il film si apre in maniera sublime, perfetta e inquietante la colonna sonora, le location e persino il cast sono ben studiati e presentati. Impeccabile il giovane Dane DeHaan, che riesce a incarnare la decadenza dei millennials americani, anche solo con la sua fisionomia spettrale ed emaciata, un giovane vecchio “cinico vampiro” in perfetta armonia con la popolazione ormai anziana e sgraziata della clinica. Interessante anche l’interpretazione di Mia Goth della misteriosa bimba/ragazza, affetta da un grave ritardo psichico. Ottimo anche Jason Isaacs nel ruolo del temuto e carismatico direttore della clinica. Affascinante la leggenda che avvolge la clinica stessa, come un’anguilla infida e minacciosa. A dispetto di tutto questo, il film ricco di promesse e di reali momenti di suspense, angoscia paura e terrore, si dirige verso un epilogo sconclusionato, al di là del lontanamente plausibile senza spiegare assolutamente nulla. Una pellicola che aveva tutti gli elementi per essere memorabile che crolla mestamente su sé stessa come un fragile castello di carte.
«Isabella, se davvero vuoi scrivere, o almeno scrivere perché altri ti leggano, devi abituarti al fatto che a volte ti ignorino, ti insultino, ti disprezzino e che quasi sempre ti dimostrino indifferenza. È uno dei vantaggi del mestiere.»
da “Il gioco dell’angelo”
