La lotta

“E non ho manco sonno
Ma se mi alzo torno ad affrontare il mondo
E sono tempi bui
Il gioco lo conosco a fondo
Sono debole e lui cambia regole a suo piacimento
E vince sempre lui
E vince sempre lui
Ed accidenti, dovrei darci dentro ancora
In contromano a fari spenti, sfioro i 120 all’ora
Ma il mondo mi ignora ancora, non lo vedo più
Non tira un filo di vento
Non sento manco l’aria in faccia mentre cado giù
Ma io non voglio far finta di niente
Se in giro vedo solo e unicamente facce spente, io
Io sogno un mondo che finisca degnamente
Che esploda, non che si spenga lentamente”

 Anastasio ~ La fine del mondo

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Io un film di Jonathan Helpert

La grande noia

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Promosso con vivido clamore dalla piattaforma Netflix come pellicola di fantascienza distopica, “Io” si è rivelato una colossale delusione per lentezza e contenuti.
In una spiccia introduzione si apprende che la terra è ormai ridotta a una landa radioattiva, desolata e disabitata, abitata da pochi e temerari superstiti. La protagonista, una giovane scienziata che vive sola in aperta campagna, si arrovella per trovare la chiave di volta e ripristinare la vivibilità sul pianeta.
L’umanità ha quasi completato l’esodo verso la base orbitante Io, che benché dia il titolo al film nessuno vedrà mai. L’unico contatto sarà un cordiale ed educato rapporto epistolare virtuale tra la scienziata e un ingegnere della nave, entrambi determinati a non lasciare le proprie posizioni. Benché non succeda praticamente nulla, il regista riesce a piazzare decine di incongruenze che rendono il film sempre meno realistico. Le riprese, fatta eccezione per le due o tre scene nella classica metropoli abbandonata, sono in un ampio spazio rurale dove la scienziata vive tranquilla, senza respiratore e con tanto di ortaggi freschi a portata di mano, cosa che rende incomprensibile la fuga dei terrestri. L’arrivo di un misterioso professore su un pallone aerostatico aggiungerà una serie di sterili e noiosi dialoghi tutti incentrati sull’urgenza di lasciare la terra con l’ultima nave per Io, in un clima che tuttavia suggerisce tutt’altro che urgenza o pericolo.
Il finale, che ambisce a dare il tanto atteso colpo di scena, resta nebbioso come l’ultima sequenza della pellicola stessa. Benché ci siano solo due personaggi, il film è talmente lento che sfuggono alla memoria persino i loro nomi.

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Anon un film di Andrew Niccol

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In una realtà più agée di quella attuale gli esseri umani sono muniti di un chip di backup di ogni azione, pensiero e ricordo. Un tale sistema sembra garantire finalmente ordine e sicurezza, ma sfortunatamente qualcuno riuscirà a bypassarlo. Il detective Friesland si troverà così a indagare su una serie di delitti in cui le vittime vedono letteralmente con gli occhi dell’assassino, impedendo così il riconoscimento del reale killer. Il baco generatosi si rivelerà una grave minaccia,  poiché metterebbe in ginocchio una società che in nome della sicurezza ha di fatto negato ogni tipo di privacy ai suoi cittadini. La ricerca di Friesland non sarà priva d’insidie e la sensuale e misteriosa Anon (interpretata da Amanda Seyfried) darà il suo bel da fare al rampante detective. Andrew Niccol, già esperto regista di film di fantascienza che ho amato come GattacaIn Time, non riesce a bissare in originalità e carisma i lavori precedenti ma mette comunque in scena un film interessante che si lascia guardare senza problemi. 

Coraline e la porta magica un film di Henry Selick

Horror per i più piccoli

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Coraline: curiosa, vivace ma per nulla adorabile (a tratti saccente e arrogante) si trasferisce con la sua famiglia in una villa multi familiare dal nome lezioso, “Pink Place”. Il posto tuttavia stride con il nome rassicurante essendo surreale, gotico e grottesco. Stranissimi i vicini di casa, un ex atleta circense dal super ego e due anziane ex attrici con un’insana passione per i cani. Coraline, figlia dell’epoca moderna, dell’altrui indifferenza a partire da quella dei suoi genitori, soffre di noia e solitudine. Non è infatti un caso che spesso il suo nome venga pronunciato in maniera errata e i tratti caratteriali della ragazzina, arroganza e sacenza sono peculiari di una generazione che troppo spesso è lasciata senza guida e attenzione. Da un punto di vista psicologico Selick, fa scelte studiate trattando argomenti importanti e solitamente evitati come la peste nei film per bambini. spezzare il clima depressivo della storia sarà la scoperta di una minuscola porta, che condurrà Coraline in una magnifica realtà alternativa. Questo film potrebbe essere una rivisitazione moderna di Hansel e Gretel, in cui la strega cattiva seduce prima di affondare la mannaia. Vengono rispettate le regole della trama e della fabula classica, tra cui la presenza della saggia guida, qui impersonata da un nero gatto sornione. La grafica grottesca è decisamente inquietante (se lo avessi visto da bambina non mi avrebbe risparmiato qualche incubo), trattandosi tuttavia di un film di Henry Selick, già creatore del cult di genere “A Nightmare Before Christmas” (di molto superiore a questa pellicola) non ci si poteva aspettare nulla di diverso.