Le avventure di Legnetto // 1 EPISODIO-Legnetto cerca casa

Un mini  racconto di Eleonora Panzeri & Giorgio Borghese (6 anni)

C’era una volta un gattino di legno, il suo precedente padrone per distrazione, lo aveva perduto in mezzo alla strada! Legnetto si sentiva triste, solo e abbandonato. Un signore dopo un pò di tempo,  lo vide e decise di prenderlo con sé e lo porto a casa sua! La casa del signore non era bella e accogliente, come Legnetto si sarebbe aspettato, era strana e misteriosa. In fondo alla porta d’ingresso vi era un portale magico, che per un motivo che nessuno ancora sa ora era aperto. Il signore, che Legnetto ancora non conosceva bene. Anzi non conosceva per nulla, gli chiese di andare con lui nel portale. Legnetto non sapeva proprio dove andare altrimenti quindi benché avesse tanta paura accettò l’invito. Oltre il portale c’erano moltissimi mostri spaventosi, Legnetto quindi aveva fatto bene ad avere paura! Uno di loro lo afferrò, con la minaccia di distruggerlo ma, il signore misterioso glielo impedì! I due riuscirono così a fuggire e il portale si richiuse alle loro spalle. Legnetto aveva ancora un pò paura dopo l’accaduto, trovava ancora molto strana la casa del suo nuovo padrone, ma dopo un cenno d’intesa capì che lui non sarebbe stato un padrone qualunque, no. Lui sarebbe stato un suo AMICO e a dispetto del fatto che la casa fosse strana,  misteriosa e del portale Legnetto aveva per davvero trovato la sua casa! 

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LA CATTIVA FEMMINISTA

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Il termine “femminismo” esiste e viene usato in Europa da poco prima del XX secolo ad opera di donne coraggiose, che stufe di essere trattate al pari di cose, per mero e puro beneficio dell’uomo restavano alla meglio bloccate in casa. Oggi, soprattutto in Europa, potrebbe sembrare che la situazione sia profondamente cambiata. Più divorzi, più aborti e meno figli. Dubito tuttavia che nel moto di ribellione delle prime rivoluzionare ci fosse l’intenzione di trasformare le donne in uomini, come sta succedendo in molti paesi che si definiscono civilizzati. Oggi ci sono donne, che si definisco femministe, che fanno cose spaventose. Donne che inneggiano all’aborto come una cosa giusta in modo leggero. Ho osservato con vero orrore la foto di una bambina che calpestava una bambola in una manifestazione femminista. Come invece dice il papa io credo che 

“La donna dovrebbe essere colei che dà armonia al mondo”

Sto scrivendo cose probabilmente forti, già me le vedo alcune persone pensare: “Ecco, un altra Cattolica bigotta che cita il papa”. Io sono cattolica, ma cerco di non essere bigotta e sono amareggiata dagli scandali che coinvolgono la chiesa. Talvolta basta davvero solo una mela marcia a guastare tutto il raccolto.
Per mia fortuna, in pochi avranno l’interesse e il tempo di leggere questo post, io non ho la risonanza mediatica per farmi ascoltare e una parte di me neanche la vorrebbe. Gestire l’odio, il dissenso e gli attacchi delle persone infelici che per non vedere i propri errori si difendono alzando la voce è pesante!

 “Una madre strige i denti e va avanti”

Questo per me è il motto della vecchia generazione. Donne forti e determinate che per stringere i denti hanno rinunciato a parti molto importanti della loro vita per il benessere delle loro famiglie. Oggi però assistiamo a un fenomeno strano, si pretende che le donne siano brave in tutto, che lavorino e che si organizzino!

Alle grandi multinazionali o allo stato non importa come, organizzatevi da sole che noi dobbiamo prendere il budget o raggiungere il target.

Già i soldi. Vero valore in una società capitalistica come questa.

Io non dico che i soldi non servono, sarei ipocrita nel dirlo. I soldi servono se usati nel modo giusto, per renderci felici, nell’accumulo indiscriminato del denaro non vi è alcun tipo di valore. Quindi se il mondo va avanti, la protesta cambia il terreno di battaglia, sempre meno in piazza. Ma il tempo per andare in piazza, per leggere o fare qualcosa di diverso dal lavoro chi ce l’ha oggi? Oggi il tempo lo hanno solo persone in difficoltà che vorrebbero non averlo
Io sono consapevole di non essere nessuno, probabilmente solo una voce stonata fuori dal coro, ma non m’interessa… pertanto ho deciso di creare questa pagina Facebook…

“LA CATTIVA FEMMINISTA”

É un gioco di parole scelto con precisione, ho avuto l’idea da un film di cui non rammento il titolo. In quel film una delle protagoniste si sentiva una cattiva femminista poiché aveva deciso di sposarsi.

Quindi una che si sposa o ha figli è una cattiva femminista al giorno d’oggi?
Fatemi capire, noi che diamo vita a nuovi piccoli esseri umani siamo cattive?
Favoloso… donne che attaccano altre donne. Sapete cosa succede in questo modo?

Vincono ancora gli uomini, che hanno paura ovviamente di donne così, diventano schivi, poco coraggiosi, poco intraprendenti e si chiudono in gruppi con altri uomini, bivaccano sulle spalle delle loro famiglie d’origine, in una perpetua zona di comfort, dove si sentono più all’altezza.

Quindi mentre le donne alla base della piramide continuano a scannarsi gli uomini continuano ad avere successo!

Quindi ribadisco, io al massimo sono “solo” una mamma e una moglie, vi garantisco però che dietro questo “solo” c’è un mondo nascosto, pieno di doveri, talenti e responsabilità che chi non le vive non conosce e non capisce, persino provandoci talvolta. La maggioranza è del tutto indifferente, dato che

“Hai scelto tu di essere madre, ora ti lamenti?”

Dunque io che ho scelto di essere madre non posso lamentarmi, ma tu cha hai scelto il tuo lavoro, di restare a casa, di non avere un marito… Tu hai più diritto di me? Perché le tue non sono scelte? Perché credi di avere più diritti di me? Lo so, me lo hanno detto…

“Tu devi trovare la gioia nei tuoi figli”

Certo è vero, io spero di trovare la gioia nei miei figli. Ma la gioia delle madri è davvero nelle piccole cose, quasi invisibili. In un mondo che esalta il successo, l’essere vincente, questo può non bastare? Si può davvero avere l’uno e l’altro? Alcune donne ci riescono, eccome, ma non lo fanno da sole, hanno dei validi supporti: nonni, tate, zii o amici volenterosi (sempre più rari) che danno una mano. Nel lavoro di squadra si fa davvero la differenza, non nella competizione e nella gara ad essere i primi. Citando la frase di un famoso film

“La lotta è solo con se stessi” 

Credendo dunque che nella penna degli autori, ci sia una forma di coscienza sociale, questo mi mette nella posizione di dover scrivere questo articolo. Di fatto sono già una scrittrice, solo che lo sanno ancora in pochi! Inizio tuttavia a “conoscere” molte persone, donne, uomini di ogni estrazione sociale e culturale e vi garantisco che il buono esiste a tutti i livelli, basta provare a cercarlo. Poi ovvio la vita frenetica di oggi, il bombardamento mediatico e la non comunicazione efficace ci porta talvolta a fare scelte sbagliate e dannose.

Io sono consapevole che non posso cambiare il mondo, persone più valide e preparate ci hanno provato prima di me, in parte fallendo, ma hanno comunque portato dei mutamenti sociali. Come dice Asimov

“La forza che genera l’evoluzione e l’esigenza di evolvere sono le grandi sfide”

Perché non provarci dunque. Alle peggio che mi succede, nessuno leggerà mai questo post. Ovvio che se le cose andassero diversamente ci si porrà il problema, ma a quel punto non sarei più sola e insieme si affronta meglio tutto!!!

Stelle sulla terra un film di Aamir Khan

IL LAVORO Più IMPORTANTE 

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Aamir Khan, regista indiano, che guadagna dopo questa pellicola tutta la mia stima e ammirazione, crea un film d’autore che tratta un argomento spinoso, silente e strisciante che ancora oggi in moltissimi stentano a comprendere e a percepire come rilevante. Il problema sta a mio avviso nella non visibilità del disturbo. Ovvio che se ti rompi la gamba non puoi correre e fare una maratona. Ovvio che se non conosci il russo non puoi leggere e scrivere in quella lingua. Meschino sarebbe pretendere cose simili con indignazione. Ma se tuo figlio non legge, non scrive e non fa di conto come gli altri bambini e appare svogliato, distratto e irrequieto le cose sono diverse, diventa un somaro, un lazzarone e un essere inutile. In moltissimi vivono e hanno vissuto questa situazione drammatica, in un’età fragile e vulnerabile, a soli sei anni. La scuola diventa difatti sin da subito un nemico, un incubo.  Stelle sulla terra esprime questo concetto in maniera sublime, divertente e cristallina. Avere una deviazione dalla tanto esaltata normalità non deve essere percepito necessariamente come una cosa negativa. Anzi sono le nostre caratteristiche peculiari, la nostra storia e le nostre scelte a renderci come siamo. Un bambino ha in primo luogo bisogno di qualcuno che creda in lui, che lo ami per com’è e non per come lo vuole la società o i suoi genitori.
Sarebbe bello che questo film fosse tramesso nelle scuole al pari di pellicole più famose. Oggi viene fatto un corso per tutto, ma non per fare il lavoro più importante: IL GENITORE. Ruolo addirittura svalutato e banalizzato nel nostro tempo per cui
 non è richiesta nessuna formazione. Se c’è una causa del dilagante disagio sociale per me è questa. Un dramma epocale. Viviamo una società in cui avere dei figli è più un problema che una soluzione e dove ad esempio u
na donna che lascia il lavoro per seguirli, come capita a Maya Awasthi, madre di Ishaan interpretata molto bene dall’attrice indiana Tisca Chopra, passa per quella che va a fare la a mantenuta. Ma in sostanza nella maggioranza dei casi, è una donna quasi sempre sola, che si dà il suo bel da fare sette giorni su sette, 365 giorni all’anno, senza pause e priva della ben che minima gratificazione, se non vedere felici e realizzati i membri della famiglia a discapito della sua di felicità. Ovviamente con questo non dico che ogni donna dovrebbe fare ciò ma bisognerebbe valutare ogni situazione caso per caso e tenere sempre conto dei fattori ambientali, socio economici nonché la presenza di valide figure di supporto e riferimento, come i nonni che a mio avviso oggi sono spesso assenti. Il problema in molti casi non è l’assenza d’amore, ma la mancanza del tempo e dell’apertura mentale per far fronte al problema nella maniera più lenta, ma nel lungo termine migliore. Come dice il Maestro Nikumbh nel film una cattiva educazione avvelena l’anima e genera solo sofferenza, cattiveria e disagio. Il concetto di per sé vale in concreto per tutti ovviamente, non solo per i bambini DSA o i bambini speciali. Le categorizzazioni, che possono essere utili per la comprensione della realtà non dovrebbero poi essere usate per ghettizzare o emarginate le persone. Come i colori, importanti nel film e nella vita di ogni giorno. Nessuno chiederebbe al rosso di diventare azzurro, entrambi esistono e possono essere usati in contesti differenti, persino essere accostati. 

Voglio dire grazie ad Aamir Khan che ha realizzato questo film che ha finalmente portato questo tema sotto i riflettori della settima arte e tutto il suo cast. il Maestro Nikumbh, interpretato dallo stesso Khan, uomo per altro molto affascinante anche nell’aspetto, dovrebbe essere un modello d’ispirazione per tutti, non per diventare i migliori in assoluto ma semplicemente una versione migliore di sé stessi.

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Aladdin (film 2019) un film di Guy Ritchie

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In linea generale non amo tantissimo i remake di storie già viste e già ben realizzate in pellicole precedenti. La moda di riadattare i cartoni della Disney in film non mi fa impazzire. Credo che dare spazio a nuove storie, nuove autori e talenti sia un dovere per i grandi registi, gli unici che hanno i mezzi e possono permettersi di osare invece che giocare in zona comfort. Al di là di ciò trovo che Ritchie abbia fatto un lavoro splendido con questo film. Bellissimi i costumi, le scenografie, gli effetti speciali, le nuove canzoni e il cast. In particolare amo la rivisitazione di alcuni personaggi, primo tra tutti quello di Jasmine, che Naomi Scott interpreta molto bene. In questo film non si parla solo dell’amore romantico (oggi quasi del tutto morto) ma anche del ruolo marginale della donna nella società. A una principessa paradossalmente, veniva chiesto solo di stare zitta e di ambire al massimo a essere bella e contrarre un buon matrimonio, costringendola così di fatto in una prigione dorata, priva di alcun potere decisionale persino sulla sua stessa vita. Nel cartone su questo non viene data risonanza, Jasmine è più la tipica principessa viziata e un pò annoiata, a cui interessa principalmente la sua libertà più che la serenità del suo popolo. Qui invece viene rimarcato molto bene come Jasmine ambisca a essere la luce nelle tenebre per un regno sull’orlo della rovina. Il tema del femminismo è molto importante, poiché se in Europa può sembrare raggiunta l’emancipazione femminile nei fatti non lo è poiché la svolta femminista ha preso una piega un pò ambigua. Alcune donne, per competere alla pari con gli uomini, sono arrivate a pensare che sia auspicabile rinunciare all’empatia, alla dolcezza, alla compassione, alla gentilezza e alla collaborazione, diventando persino peggio di quelli che avrebbero potuto essere i loro “carnefici”. La forza delle donne invece trovo sia proprio in queste virtù, esse sono il nostro valore aggiunto. Farsi la guerra tra donne e mettersi in competizione, per essere la più bella, la più brava, la più intelligente o la più desiderata favorisce solo il maschilismo. Usare invece le risorse che si hanno per perseguire nobili ideali, come un regno più giusto, privo di guerre e sofferenza inutile è chiaramente una cosa sana, giusta e meravigliosa. Jafar per contro è il peggio del peggio, l’esempio di come la competizione senza esclusione di colpi per essere i primi porti solo all’infelicità e all’autodistruzione. Il genio interpretato dal formidabile Will Smith è straordinario. Interessante anche la rivisitazione degli animali guida, in particolare il pappagallo Iago, qui perde molto del positivo che aveva nel cartone diventando crudele e spietato tanto quanto il suo padrone. Interessante l’idea della doppia storia d’amore, che rende il personaggio del genio più amabile, meno permaloso e più saggio. In questo film più che nel cartone viene premiata la mortalità e l’umanità, viste come cose belle e desiderabili. 

Sicuramente da vedere!!!!

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Zodiac un film di David Fincher

ATTENTI AI MITI 

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Film cult nel suo genere, Zodiac è l’ennesima pellicola ben realizzata da uno dei miei registi prediletti. Guardando Fincher si gioca comunque in casa ed è probabile che la visione sia piacevole, coinvolgente e interessante. Detto questo Zodiac non è lontanamente sublime come lo fu Seven o originale come Il curioso caso di Benjamin Button. Il film basa la trama sui romanzi di Robert Graysmith che traggono a loro volta ispirazione da una storia reale, pertanto ciò che non stupisce in colpi di scena lo fa in realtà amara, cosa a mio avviso molto peggiore di qualsiasi finzione. La paura che si prova qui è vera, non parliamo di “fantascienza” come in Giustizia Privata, ma di malattia mentale e problemi fin troppo plausibili che il nostro sistema fa fatica ad arginare e gestire. Il serial killer protagonista è nei fatti un mitomane, che crea paura per ricevere attenzioni, un uomo schifoso, meschino e mediocre. Trovo difatti discutibile ritenerlo degno di fama. Se sei un mostro e non hai intenzione di farti aiutare meriti di restare solo e di soffrire nell’oblio. Detta una cosa ovvia, si può dire che l’efferatezza degli omicidi si sarebbe potuta inasprire al cospetto del muro dei media. Possibile. Nei fatti tuttavia sull’onda del mito di Zodiac sono certamente nati nuovi e perversi mostri minori. Dire ora cosa sarebbe stato peggio non è né facile né utile.

In linea generale credo che questo genere di film sia pericoloso, benché li segua con scrupoloso interesse non li amo del tutto poiché potrebbero avere sempre effetti paradosso su menti instabili. Il nostro sistema che esalta e adora questo genere,  portando alla vetta del successo autori o registi che si impegnano nella realizzazione di queste storie ha invece una responsabilità reale. Dal canto mio non posso fare altro che accettarlo. Mi permetto di fare una considerazione così personale solo perché sono sicura che i Fincher&Co del mondo hanno già tutta la fama e la notorietà che si può volere e delle mie osservazioni giustamente se ne infischiano.

Detto questo è un buon film, che fa quello che deve senza fronzoli. In certe parti un po’ confuso, troppi nomi, date e salti temporali. Si perde diverse volte il filo della trama come del resto hanno fatto le indagini reali. Ma la cosa più grave è che viene meno anche il movente/scopo del protagonista principale, che a mio avviso merita il soprannome che la sua redazione ha voluto dargli, avendo permesso a un’ossessione insensata di rovinare la sua vita e il rapporto con sua moglie. 

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