Le nebbie di Avalon: quando Camelot parla al femminile

Le nebbie di Avalon è un romanzo fantasy di Marion Zimmer Bradley, dal quale è stata tratta anche una miniserie molto ben fatta. Stiamo parlando di un vero colosso del fantasy, che riprende il ciclo arturiano e lo ripropone in chiave moderna. Una scelta che ho apprezzato, solitamente al centro delle avventure epiche troviamo un uomo, mentre le donne restano ai margini. Qui, invece, il potere e l’influenza partono da una donna: Viviane, la Signora del Lago, che in nome della Dea tesse le sorti dei grandi e dei potenti senza versare una goccia di sangue. L’epoca della magia e degli antichi dèi sembra ormai al tramonto, sotto il giogo sempre più stretto del clero e del cristianesimo. Un testo che parla molto dell’universo femminile in un contesto medievaleggiante, ma anche di fede e religione, mostrando come, nei fatti, quest’ultima si limiti a cambiare forma e ad assumere nomi diversi. Non posso dire che sia stata una brutta lettura e ho apprezzato molto l’analisi psicologica dei personaggi, estremamente intimista nonostante la narrazione si in prevalenza in terza persona. Ho trovato piuttosto odioso il personaggio di Ginevra, mentre Morgana mi è sembrata molto smarrita. Ho letto soltanto il primo dei due volumi in cui è stata divisa l’opera e, benché sia scritto bene, l’ho trovato fin troppo astratto. Ho quindi preferito dedicarmi ad altre letture.

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