Recensione di La sposa scomparsa

La sposa scomparsa è il primo volume della saga “I delitti del casello” scritta da Rosa Teruzzi. La storia mette al centro dell’azione tre donne molto diverse. Mamma Libera, Nonna Iole e la nipote Vittoria. Tutto inizia da un caso irrisolto, una giovane donna scomparsa e una madre senza pace. La protagonista tuttavia non è un’addetta ai lavori ma una fioraia, che s’improvvisa detective. Ho trovato le descrizioni di Milano affascinanti e i personaggi molto ben caratterizzati e originali. Le vicende per buona parte della narrazione sono dipinte con una leggerezza che rallenta e dà poco mordente alla storia che tuttavia verso la fine diventa più intrigante. L’attenzione all’amor cortese, figlio di un’altra epoca, non è comune in questo tipo di narrativa e in questo ci vedo l’impronta di una marcata sensibilità femminile, ma anche la speranza di un mondo che può vivere di bellezza e di sinergia familiare femminile mantenendo il suo candore, come i bouquet che Libera compone per le sue sposine. Non ho provato simpatia per tutti i personaggi, tuttavia ho apprezzato Libera stessa, che si trova in quell’età difficile da vivere in cui non si è più giovani ma nemmeno vecchi. Superba nonna Iole che con il suo modo di fare rende allegra e giocosa la storia. Un po’ troppo marginale e antipatico il personaggio di Vittoria. Non mi ritrovo nella frase di Picozzi, che le definisce come tre scatenate detective, poichè la protagonista del romanzo è Libera e le cose sono viste principlalmente dal suo punto di vista e l’unica ad essere scatenata delle tre è in fondo nonna Iole. Un romanzo che ho letto con piacere e che mi sento di consigliare.

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