Recensione di Nihal della terra del vento

Il fantasy è un genere di nicchia, quando lo nomini sono in molti a storcere il naso. Per gli appassionati però non c’è nulla di meglio che abbandonarsi a epiche avventure, in regni magici quasi sempre in guerra con esseri di diverse specie: elfi, gnomi e così via. In Italia sono pochi gli autori noti per essersi cimentati in questo genere, una che ci è riuscita è Licia Troisi. Nihal della terra del vento è il primo capitolo della lunghissima saga ambientata nel Mondo Emerso. La protagonista è la giovane Nihal, la tipica eroina che incarna perfettamente l’immagine moderna della donna libera e ribelle, che a dispetto del genere vuole combattere e fare il guerriero. Cresciuta solo dal padre, nella caotica torre di Salazar, scopre la magia e l’amicizia grazie all’apprendista mago Senar. Nel complesso non vi è nulla di originale in questo primo romanzo. La storia è molto elementare, quasi scolastica. Molte cose sono fumose, vaghe e i moventi dei personaggi tavolta deboli. Mi è parso di ravvisare degli errori sul passaggio di punti di vista da un personaggio all’altro ma credo che per un pubblico giovane la storia sia scritta sufficentemente bene. Vengono analizzati molti stati d’animo adolescenziali, il tema della diversità e del peso dell’esclusione e di come spesso i nostri sogni, una voltra realizzati, non siano affatto come ce li aspettavamo. Nel complesso la lettura non mi è dispiaciuta e sono curiosa di leggere il capitolo successivo, anche perchè è un lavoro tutt’altro che autoconclusivo e preso singolarmente porta la storia a un vicolo cieco. Pensando tuttavia al panorma editoriale mi viene da chiedermi cosa in questa storia abbia fatto la differenza e permesso alla Troisi di emergere nel genere fantasy dove in tantissimi hanno fallito.

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