Recensione Fiori per Algernon

Fiori per Algernon è un romanzo di fantascienza dallo scrittore e psicologo Daniel Keyes. Racconta attraverso l’espediente di un diario clinico la strana esperienza vissuta da Charlie Gordon, un ragazzo nato con un ritardo mentale e selezionato come cavia per una rivoluzionario intervento sperimentale volto ad accrescerne l’intelligenza. Il romanzo inizia in maniera insolita, con una scrittura sgrammaticata e infantile, fino a raggiungere con il progredire della storia alti livelli strutturali e di contenuto. Keyes combina in quest’opera la sua passione per la letteratura Science Fiction e per la psicologia, fornendo un quadro interessante della psiche umana e di come una vivacissima intelligenza da sola non può condurre l’individuo alla felicità. Penso che chiunque nella vita ha sperato almeno una volta di essere più perspicace e molto più capace e che questo gli avrebbe permesso di essere più vincente o persino di lasciare il segno. Charlie scoprirà a sue spese che talvolta la sua condizione iniziale era preferibile, poichè lo proteggeva dalle brutture della vita e dalla malignità insita nell’essere umano. Keyes inoltre punterà spesso l’attenzione su come i traumi dell’infanzia possano condizionare l’evoluzione dell’individuo più di quanto ci piacerebbe ammettere e di come una volta mangiata la prima mela della conoscenza non è comunque facile tornare indietro. Una storia struggente e geniale nella sua semplicità, che anche oggi dopo quasi sessant’anni è ancora attualissima, in un contesto storico edonistico come quello odierno che premia soprattutto l’apparenza e che maschera un vuoto emotivo, meschino e privo di speranza. Lessi questo racconto per la prima volta alle scuole superiori e sono felice di averlo riletto dopo molti anni a un età differente. Mi colpì allora e mi ha colpita oggi.

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